PALESTINA. Il presunto piano arabo per liberarsi di Abu Mazen

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28 mag 2016

Middle East Eye cita fonti giordane e palestinesi secondo cui Giordania, Egitto e Emirati stanno pianificando la sostituzione del presidente con il nemico di sempre, Dahlan. Di nuovo le mani arabe sul destino del popolo palestinese?

dahlan

Mohammed Dahlan e, sullo sfondo, Mahmoud Abbas

della redazione

Roma, 28 maggio 2016, Nena News – Sulla testa del presidente palestinese Abu Mazen, Mahmoud Abbas, cade un’altra tegola. A lanciarla sono i paesi arabi teoricamente alleati: ieri il portale di informazione Middle East Eye, generalmente ben informato sugli sviluppi regionali, ha riportato di un piano segreto per sostituire Abbas alla presidenza dell’Olp e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Al suo posto Emirati Arabi, Egitto e Giordania (i tre complottisti) metterebbero il suo arci-nemico, Mohammed Dahlan. Leader di Fatah a Gaza, capo dei servizi di sicurezza, figliocco degli Usa, era stato mandato in esilio dopo la guerra fratricida con Hamas e l’accusa di aver preso parte all’assassinio di Arafat proprio negli Emirati da cui da tempo si vocifera che pianifichi interventi esterni per tornare in auge.

A svelare il piano a Mee sono state fonti giordane e palestinesi, separatamente. Secondo tali indiscrezioni, Abu Dhabi avrebbe già informato Israele dell’intenzione di sostituire Abbas con Dahlan e a breve tratteranno la questione anche con i sauditi. Con una serie di obiettivi: unificare una sgretolata Fatah in vista delle elezioni; indebolire Hamas; assumere il controllo dell’Olp e dell’Anp; arrivare ad un accordo di pace con Israele con il sotegno arabo.

Non certo degli obiettivi da poco che però dimostrano, se confermati, come i paesi arabi abbiano per decenni – fin dal 1948 – gestito dietro le quinte il fato del popolo palestinese, fingendo di sventolare la bandiera della loro causa per nascondere i reali interessi, spesso coincidenti con quelli dell’occupante. Non è un caso che due dei tre paesi apparentemente coinvolti – Egitto e Giordania – abbiano siglato trattati di pace con Tel Aviv su pressione Usa, mentre il Golfo non ha mai fatto troppo mistero della cooperazione alla sicurezza che ha con Israele.

Una pace che uscisse da un simile accordo non garantirà i diritti di autodeterminazione del popolo palestinese. A muovere i fili sono altri, seppure – se le indiscrezioni di Mee fossero confermate – di mezzo ci sarebbero anche pezzi grossi di Fatah, ancora fedeli a Dahlan. Abbas potrebbe rischiare grosso se è vero che il principe emiratino Mohammed bin Zayed ha proposto il suo arresto alla prima visita in Giordania.

Ma prima i passi da compiere sarebbero altri: primo, la riconciliazione dentro Fatah attraverso l’intervento di Dahlan. Poi, accordarsi con Hamas su elezioni presidenziali e legislative. Terzo, ristrutturare Fatah: Dahlan potrebbe puntare alla presidenza del parlamento, posizione che gli garantirebbe un controllo sulla presidenza. Infine, annichilire Hamas costringendolo a dividersi tra una fazione nazionale e una internazionale, ovvero direttamente operativa all’interno dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani.

Sullo sfondo sta la crisi aperta tra Hamas e Egitto che oggi starebbe proponendo al movimento islamista le condizioni per una riconciliazione che tolga il secondo assedio su Gaza. Hamas ha bisogno estremo di riaprire la porta egiziana e in questi giorni non fa che lodare il presidente al-Sisi che si è auto-proposto come mediatore con Israele.

Una cosa i tre paesi arabi non tengono in considerazione: l’opinione che i palestinesi hanno di Dahlan. Che non è certo ottima: accusato di corruzione e relazioni strette con i servizi segreti israeliani e gli Stati Uniti, non è meglio di Abbas. Ma, come dicevamo, ai palestinesi è lasciata poca scelta. Nena News

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