PALESTINA / ISRAELE. Ergastolo all’assassino di Mohammed Abu Khdeir

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04 mag 2016

Yosef Ben David è stato condannato a vita per l’omicidio del giovane palestinese di Shuafat, bruciato vivo nel 2014. A Ramallah un palestinese investe tre soldati: ucciso sul posto

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La casa della famiglia Abu Khdeir a Shuafat (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)

della redazione

Gerusalemme, 4 maggio 2016, Nena News – Sono trascorsi quasi due anni dall’omicidio dell’adolescente palestinese Mohammed Abu Khdeir, 16enne residente a Shuafat, Gerusalemme Est. Una morte atroce – costretto a bere benzina e poi bruciato vivo – che provocò scontri e indignazione in tutta la Palestina storica. Poco prima erano stati ritrovati i corpi dei tre giovani coloni rapiti e uccisi in Cisgiordania. Poco dopo partiva la più brutale delle operazioni militari israeliane contro Gaza, Margine Protettivo.

Ieri una corte israeliana ha chiuso il caso Abu Khdeir con un’altra sentenza esemplare: dopo i due minorenni complici (condannati uno all’ergastolo e uno a 21 anni di carcere), Yosef Haim Ben David, 31 anni, è stato condannato all’ergastolo più 20 anni di prigione. Prima della sentenza Ben David ha chiesto scusa per il crimine commesso: “Mi scuso per quello che è successo. Lavoravo come volontario paramedico e mi sono occupato sia di corpi di ebrei che di arabi. Ho sempre avuto rispetto per i corpi senza vita, come sacri. Chiedo perdono alla famiglia”.

A poco è servito, come ha poco è servito il tentativo dei suoi avvocati di farlo passare per insano di mente: il giudice ha definito l’atto “inconcepibile”. “L’accusato ha commesso un atto barbaro, motivato dalla vendetta. Vendetta per chi? Per le famiglie dei rapiti che non volevano vendetta?”. E se tra i palestinesi c’è soddisfazione per condanne considerate giuste, la famiglia Abu Khdeir solleva dei dubbi: temono, dicono, che i tre responsabili non resteranno in prigione per sempre ma saranno rilasciati prima del termine.

Di certo la sentenza di ieri è un caso raro nel panorama giudiziario israeliano, che spesso garantisce impunità agli aggressori israeliani di palestinesi. Diverso è il trattamento riservato ai palestinesi che il più delle volte – come abbiamo visto in questi mesi – non riescono nemmeno ad arrivare dentro l’aula di un tribunale. La pratica dell’esecuzione immediata sul posto di presunti aggressori è ormai radicata, nonostante le critiche e le proteste delle organizzazioni per i diritti umani e, a sorpresa, anche dei vertici di esercito e polizia.

Stamattina l’ennesimo caso: un palestinese è stato colpito a morte dal fuoco dei militari israeliani dopo aver compiuto un presunto attacco in auto vicino alla colonia di Dolev, a nord ovest di Ramallah. Secondo l’esercito israeliano, l’uomo – identificato come Ahmed Riyad Abd al-Aziz Shehada, 36 anni del campo profughi di Qalandiya – ha investito con il suo furgoncino un gruppo di soldati ferendone tre, prima di essere colpito. Diversa la versione riportata dall’agenzia palestinese Ma’an News: testimoni raccontano di aver visto il furgone investire i soldati per errore, mentre attraversavano la strada. Subito l’esercito ha chiuso la strada principale con blocchi di cemento e impedendo ai residenti di entrare e uscire da Ramallah. Nena News

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