PALESTINA / ISRAELE. NEL SILENZIO GLOBALE, GAZA E’ SENZA TREGUA (aggiornato alle ore 19.15)

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tratto da: http://nena-news.it/palestinaisraele-nel-silenzio-globale-gaza-e-senza-tregua/

14 mag 2021

Le reazioni internazionali: Europa non pervenuta, Onu in stallo. Biden: “Quella israeliana non è una reazione eccessiva”. Intanto continuano i raid aerei su Gaza e il bilancio dei morti continua a salire. Pioggia di missili di Hamas sul territorio israeliano. Proseguono le ronde anti-palestinesi nelle città israeliane

Un mezzo corazzato israeliano al confine con Gaza (Fonte: Twitter)

Un mezzo corazzato israeliano al confine con Gaza (Fonte: Twitter)

AGGIORNAMENTI:

ore 19:15     Salgono a 10 le vittime palestinesi in Cisgiordania oggi

Secondo l’agenzia palestinese Wafa, sono 10 i palestinesi uccisi oggi in scontri con le forze armate e coloni israeliani in Cisgiordania: sono morte infatti altre persone nei pressi di Nablus e un’altra a sud di Hebron.

In precedenza un giovane di 20 anni è stato ucciso a Gerico dai soldati israeliani mentre protestava contro i raid nella Striscia di Gaza. A Beita, un ragazzo di età imprecisata è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da “israeliani”. Altre cinque persone sono state uccise rispettivamente nelle cittadine di Iskaka e Marda, nel governatorato di Salfit, nei pressi del villaggio di Urif, a sud di Nablus, nei dintorni di Ramallah e presso un posto di blocco militare a Dotan, vicino alla cittadina di Yabad, a sud di Jenin.

ore 17 – Serie di uccisioni in Cisgiordania: il bilancio è di 7 palestinesi

Giornata di proteste e violenze in tutta la Cisgiordania, da Betlemme a Beit El, da Salfit a Gerico. In poche ore sette palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani. Dopo Mohammed Ruhi Hammad, di Silwad, è stato ucciso il 26enne Youssef Nawasra nel villaggio di Yabad, vicino Jenin, durante una protesta. Nei villaggi di Iskaka e Marada vicino Salfit sono stati uccisi il 23enne Awad Ahmed Harb e Sharif Khaled Suleiman, 38 anni. Il villaggio di Iskaka era stato attaccato da coloni israeliani e la comunità lo ha difeso, mentre l’esercito restava a guardare.

Altre vittime si sono registrate a Gerico, il 20enne Mohammed Shger, e a Nablus, Nidal Sael Safadi e Issa Burhom.

ore 16.25 – Dalla Giordania e dal Libano centinaia di persone si recano ai confini in solidarietà ai palestinesi

Secondo quanto riferisce la giornalista Abier Khatib, diversi giordani si sono mossi verso il ponte di Allenby che collega la Giordania e la Cisgiordania occupata in solidarietà ai palestinesi. Molti sarebbero anche in auto. La polizia giordana avrebbe ferito alcuni di loro.

Scene simili in Libano del sud, dove marce simili si stanno dirigendo verso il confine. Qui ad aprire il fuoco sui rifugiati palestinesi è stato l’esercito israeliano.

ore 14 – Un palestinese ucciso in Cisgiordania. Israele rifiuta la tregua. A Gaza almeno 31 scuole danneggiate dalle bombe

Mentre a Gerusalemme si è svolta la preghiera del venerdì alla moschea di Al-Aqsa in un clima di grande tensione e un significativo dispiegamento di polizia israeliana, in Cisgiordania l’esercito israeliano ha ucciso un palestinesi di 24 anni, Mohammed Ruhi Hammad, a Silwad, vicino Ramallah.

Calmo, riportano i giornalisti sul posto, il sud di Israele, non si registrano lanci di razzi. Ma nella Striscia di Gaza, dopo una notte di intensi bombardamenti, la situazione dei civili peggiora di ora in ora. Save the Children riporta di almeno 31 scuole, frequentate da 31mila bambini danneggiate dai raid aerei israeliani insieme a un clinica. Le lezioni sono sospese. A parlare è anche l’agenzia dell’Onu Ocha che calcola oltre 200 case distrutte o danneggiate e un’emergenza sul piano idrico, che si aggiunge alla crisi strutturale di servizi dovuta all’assedio: 250mila persone nella zona nord non hanno accesso all’acqua potabile e altre 230mila tra Gaza City e Khan Younis hanno un accesso limitato.

In questa situazione la delegazione egiziana che ieri ha incontrato Hamas a Gaza e le autorità israeliane a Tel Aviv riporta di non aver raggiunto un accordo di cessate il fuoco a causa del rifiuto israeliano a accordarsi su una tregua anche solo temporanea.

ore 11 – Sale a 119 il numero degli uccisi a Gaza. Per ora nessuna offensiva via terra

L’ultimo bollettino del ministero della salute della Striscia parla di 119 morti da lunedì 10 maggio, di cui 31 bambini e adolescenti e 19 donne. Circa 600 i feriti. Aumenta il numero degli sfollati, che hanno perso la casa nei bombardamenti aerei israeliani. Intanto continuano a cadere missili di Hamas sul territorio israeliano, stamattina su Ashkelon.

All’alba l’esercito israeliano ha smentito di voler lanciare subito un’operazione via terra, data per certa ieri sera sia a causa dell’ampio dispiegamento di truppe e di mezzi corazzati al confine con Gaza, sia per un comunicato ambiguo che aveva fatto parlare i media internazionali di ingresso dei carri armati nell’enclave palestinese.

La situazione non è migliore nelle città israeliane, dove ronde di coloni ed estremisti di destra aggredisce case e residenti palestinesi in quella che è stata definita una vera e propria “caccia all’arabo” dagli stessi responsabili, né in Cisgiordania dove nella notte si sono verificati eventi simili nella città di Hebron, l’unica dell’enclave palestinese a essere colonizzata nel suo cuore, la città vecchia.

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di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Roma, 14 maggio 2021, Nena News – La misura del clima internazionale che avvolge le violenze in corso in Israele e Territori occupati palestinesi la danno le dichiarazioni di due cancellerie europee. Nel silenzio assordante di Bruxelles, ieri il ministero degli interni francese ha chiesto alla polizia di vietare la manifestazione prevista per domani a Parigi in solidarietà con i palestinesi.

Nelle stesse ore il ministro degli esteri tedesco Heiko Mass ribadiva l’intenzione di proseguire con la consegna di sottomarini della Thyssenkrupp Marine Systems a Israele perché, ha detto, le sanzioni non servono a calmare le tensioni. Nemmeno continuare ad armare una delle due parti, verrebbe da dire.

Posizioni queste che fanno eco allo stallo alle Nazioni unite, palesemente incapaci di trovare un punto comune. Ieri per il secondo giorno di fila il Consiglio di Sicurezza si vedeva bloccare una dichiarazione congiunta dal vero americano. Gli Usa insistono: controproducente condannare le bombe israeliane su Gaza e i missili di Hamas su Israele, meglio lavorare dietro le quinte. Il lavoro è davvero molto dietro le quinte visto che in superficie non traspare nulla.

Appaiono solo le dichiarazioni dell’amministrazione Biden che continua a parlare di «diritto di Israele a difendersi» e indiscrezioni sull’arrivo a Tel Aviv – una prima assoluta – di una delegazione egiziana per mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, incontrato poche ore prima nella Striscia di Gaza, secondo fonti di stampa. Ieri Biden in conferenza stampa ha citato il «work in progress» di egiziani e sauditi, per poi assolvere Israele: i bombardamenti su Gaza «non sono una reazione eccessiva».

Da Mosca sulla questione sono intervenuti ieri il presidente russo Putin e il segretario generale dell’Onu Guterres che hanno individuato come priorità «la fine delle azioni violente da entrambe le parti per tutelare la sicurezza dei civili». Obiettivo raggiungibile, hanno aggiunto, con un incontro urgente del Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue), evaporato da e silenzioso da un bel po’.

Più reattiva è la Corte penale internazionale che a marzo aveva annunciato l’avvio di un’inchiesta per crimini di guerra commessi nei Territori occupati dal 2014 da parte di Israele (offensive contro Gaza e colonizzazione) e da Hamas (razzi). Mercoledì la procuratrice capo Fatou Bensouda ha detto di star seguendo «l’escalation di violenze in Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza e la possibile commissione di crimini secondo lo Statuto di Roma».

Alla fine a tenere davvero il punto politico, a guardare alla luna mettendo da parte il dito, sono i socialisti statunitensi e le star internazionali. Da una parte lo Squad team, con Alexandria Ocasio-Cortez che ieri tornava a chiedere conto a Biden di dichiarazioni che «disumanizzano» i palestinesi e sostengono «l’occupazione» senza indicare «i motivi che hanno condotto a questo ciclo di violenze, l’espulsione dei palestinesi e gli attacchi ad al-Aqsa».

E poi c’è il tam-tam sui social, acceso da milioni di utenti e dalle celebrità: da Bella Hadid a Rihanna, dai Rage against the Machine alla premio Nobel per la pace Malala, l’appello è unico, porre fine a un’ingiustizia perpetrata da decenni sulla pelle dei palestinesi.

 

 

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