Palestina, la sintassi interna del lancio di sassi

adminSito   sabato 6 aprile 2013 11:26

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L’articolo della giornalista israeliana Amira Hass che ha fatto infuriare Tel Aviv: “Avrebbe senso che le scuole palestinesi tenessero lezioni sulla resistenza”.

di Amira Hass – Ha’aretz*

Ramallah, 6 aprile 2013, Nena News – Lanciare pietre è il diritto e il dovere di chiunque sia soggetto ad un regime straniero. Lanciare pietre è un’azione ma anche la metafora della resistenza. La persecuzione dei lanciatori di pietre, compresi bambini di otto anni, è parte inseparabile – anche se non sempre chiaramente enunciata – dei requisiti professionali del regime straniero, così come gli spari, le torture, la confisca di terre, le restrizioni al movimento e la diseguale distribuzione delle risorse idriche.

La violenza di soldati di 19 anni, dei loro comandanti di 45, dei burocrati, dei giuristi e degli avvocati è dettata dalla realtà. Il loro lavoro è proteggere i frutti della violenza istillata dall’occupazione straniera – risorse, profitti, potere e privilegi.

La fermezza (“Sumud”) e la resistenza contro la violenza fisica, sistemica e istituzionalizzata è il cuore della sintassi interna del popolo palestinese in questa terra. Si riflette ogni giorno, ogni ora, ogni momento, senza pause. Sfortunatamente, questo è vero non solo in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) e Gaza, ma anche all’interno dei confini riconosciuti di Israele, seppure la violenza e la resistenza si esprimano in maniera diversa. Ma dall’altro lato della Linea Verde, i livelli di stress, oppressione, amarezza, ansia e ira sono continuamente in aumento, come lo stupore della cecità israeliana che crede che la loro violenza possa rimanere per sempre sotto controllo.

Spesso il lancio di pietre è figlio della noia, di eccessiva spinta ormonale, imitazione, millanteria e competizione. Ma nella sintassi interna delle relazioni tra occupante e occupato, il lancio di pietre è l’aggettivo della questione “Ne abbiamo abbastanza di voi, occupanti”. Dopo tutto, gli adolescenti potrebbero trovare altre vie per dare sfogo ai loro ormoni senza il rischio di arresti, multe, ferimenti e morte.

Anche se si tratta di un diritto e un dovere, varie forme di fermezza e resistenza al regime straniero, così come alle sue regole e limitazioni, dovrebbe essere insegnate e sviluppare. Le limitazioni potrebbero includere la distinzione tra civili e chi porta con sé un’arma, tra bambini e chi è in uniforme, così come l’analisi dei fallimenti nell’usare le armi.

Avrebbe senso che le scuole palestinesi introducessero lezioni di resistenza: come costruire numerosi villaggi in Area C; come comportarsi quando l’esercito entra nella tua casa; come confrontarsi con le diverse lotte contro il colonialismo in altri Paesi; come usare la videocamera per documentare la violenza dei rappresentanti del regime; un giorno di lavoro alla settimana nelle terre al di là del Muro di Separazione; come ricordare i dettagli con cui identificare i soldati che ti lanciano dentro la jeep con le mani legate, al fine di denunciarli; come superare la paura degli interrogatori; e sforzi di massa per implementare il diritto al movimento. Pensateci, gli adulti palestinesi potrebbe utilizzare bene tali lezioni, ad esempio in sostituzione alle esercitazioni per disperdere le proteste e alla pratica di spionaggio dei post su Facebook.

Quando gli studenti delle scuole superiori due anni fa hanno dato vita alla campagna per il boicottaggio dei prodotti delle colonie, è sembrato un passo verso la giusta direzione. Ma finì lì, senza proseguire oltre, senza allargare il contesto. Tali lezioni sarebbe perfettamente in linea con le tattiche di appello alle Nazioni Unite – disobbedienza civile dal basso e sconfitta del potere della diplomazia.

Quindi perché non sono parte del curriculum palestinese? Parte della spiegazione è l’opposizione degli Stati finanziatori e le misure punitive di Israele. Ma ciò è anche dovuto all’inerzia, la pigrizia, mancanza di motivazione, malintesi e interessi personali di alcune parti della società. Infatti la logica che sta dietro l’esistenza dell’Autorità Palestinese ha dato vita ad una regola di base negli ultimi vent’anni: l’adattamento alla situazione esistente. Così, una contraddizione e uno scontro si sono venuti a creare tra la sintassi interna dell’ANP e quella del popolo palestinese.

*Traduzione a cura della redazione di Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70287&typeb=0&Palestina-la-sintassi-interna-del-lancio-di-sassi

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