Palestina: La Valle che resiste – 4 puntate del reportage di lavocedinomas (in parte pubblicato da Lettera43.it) direttamente dalla Palestina

24 MAGGIO 2013 PUBBLICATO DA REDAZIONE

Quarta puntata del nostro reportage (in parte pubblicato da Lettera43.it) direttamente dalla Palestina, dalla piccola comunità di At-Tuwani. Un villaggio a sud di Hebron che ha fatto della lotta non violenta la sua battaglia per ESISTERE e RESISTERE.

 

Kifah e le donne delle non violenza

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KIFAH, alla sede della cooperativa di At Tuwani

KIFAH E LE DONNE DELLA NON VIOLENZA

C’è anche un’altra forma di resistenza non violenta, di risposta costruttiva e pacifica all’occupazione militare, ad At-Tuwani. Una forma di cui sono protagoniste e promotrici le donne, come ci spiega Kifah, ideatrice nel 2003 della Cooperativa delle Donne del villaggio.
Originaria di Yatta, Kifah si è trasferita ad At-Tuwani a 16 anni, dove si è sposata.
Per me che arrivavo da una città, non è stato facile integrarmi in una piccola realtà come questa. Ho però cercato di spingere le donne a far sentire la loro voce, a emanciparsi e a divenire protagoniste delle lotte pacifiche della comunità”.
È su queste basi che è nata la Cooperativa che ha come obiettivo quello di produrre e vendere i manufatti contribuendo così all’economia della comunità e, al contempo, alla sensibilizzazione sulla loro condizione.
“Durante la seconda Intifada sono stati bruciati molti campi e le famiglie erano in grave difficoltà: era il momento che anche le donne si attivassero. All’inizio eravamo solo 7 donne; è stato difficile convincere gli uomini del villaggio: ci dicevano che dovevamo stare a casa, che pensare alla vita di At-Tuwani era compito loro. Noi, però, non ci siamo arrese e la nostra associazione – riconosciuta ufficialmente dall’ANP – conta oggi 37 donne e anche gli uomini ne hanno capito l’importanza. In questo senso la nostra “rivoluzione” è stata duplice: contro l’occupazione militare, ma anche contro una mentalità maschilista che spesso riduce il ruolo delle donne.

di Marco Besana e Ilaria Brusadelli

 

7 MAGGIO 2013 PUBBLICATO DA REDAZIONE

Terza puntata del nostro reportage (in parte pubblicato da Lettera43.it) direttamente dalla Palestina, dalla piccola comunità di At-Tuwani. Un villaggio a sud di Hebron che ha fatto della lotta non violenta la sua battaglia per ESISTERE e RESISTERE.

 

Hafez e il Comitato South Hebron Hills

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HAFEZ  – Leader del Comintato popolare delle Colline a Sud di Hebron

LA RESISTENZA SECONDO HAFEZ Ad At-Tuwani incontriamo Hafezleader del Comitato popolare delle South Hebron Hills, impegnato da anni nella lotta non violenta. Una battaglia da vincere in primis con gli abitanti dell’area: per convincerli a restare, a non arrendersi né alla situazione né all’idea che la violenza sia l’unica risposta alla violenza.
Hafez ha lo sguardo fiero e ferito: di chi ha visto troppo, ma non può far altro che continuare a lottare. Circa un mese  fa è stato arrestato dall’Esercito israeliano, lo hanno colto sul fatto: stava mietendo un suo terreno. È stato rilasciato su cauzione (1000 shekels) in giornata.

Lo scopo dell’azione di Hafez era riaffermare il diritto dei palestinesi ad accedere ai propri terreni nonostante le restrizioni imposte senza alcuna base legale.
L’area in cui si trova il suo terreno, la Valle di Khelly, è contesa dai coloni di Ma’on fin dal 2004. Da allora l’Amministrazione israeliana ha progressivamente confiscato diversi lotti di terra con l’obiettivo di annetterli a Ma’on. Anni di ordini, divieti, intimidazioni hanno portato alla situazione di oggi: da gennaio ai pastori è vietato usufruire della valle e vengono allontanati dai coloni e dai militari.

Figlio di rifugiati palestinesi, Hafez proviene da un villaggio a 6 km da At-Twani “rimasto” dall’altra parte della green line, quindi ormai in territorio isreliano.
E lui che, per primo, ha girato casa per casa i villaggi a sud di Hebron senza arrendersi a porte chiuse in faccia per ripetere ciò che difende ancora oggi:

“È un nostro diritto resistere, ma dobbiamo scegliere il metodo più efficace. Se l’obiettivo è farci abbandonare le nostre terre, ci spingono alla violenza per poter reagire e giustificare le loro evacuazioni, quindi la resistenza violenta fa il loro gioco. In Palestina ‘esistere è resistere’ proteggendo quel legame tra il nostro popolo e la terra, un’unione che ci dà la forza per proseguire. I contadini e i pastori devono coltivare e pascolare nonostante le assurde restrizioni israeliane. Nonostante i campi avvelenati, gli ulivi bruciati. I bambini devono andare a scuola nonostante le pietre che gli lanciano i coloni.”

È così che uno degli eserciti più potente al mondo si ritrova a controllare che le pecore non entrino in zone unitelarmente dichiarate militari. A trascinare via donne che coltivano il proprio campo. A ordinare la distruzione di un raccolto.

L’esercito israeliano non è in grado di fronteggiare la resistenza nonviolenta. E reagiscono con arresti ingiustificati per scoraggiarci in due modi: intimidendoci e costringendoci a pagare delle cauzioni salatissime per noi. Per questo, spesso, gli attori della resistenza sono donne e ragazzi: l’arresto del capofamiglia priverebbe il nucleo della principale fonte di sostentamento”.

IL COMITATO POPOLARE Hafez porta avanti la sua lotta con il Comitato popolare, che coordina le azioni non violente contro l’occupazione israeliana.

Grazie anche al supporto di attivisti israeliani e internazionali, il Comitato porta all’attenzione della Corte di Giustizia e dei media la terribile situazione, oltre a organizzare manifestazioni, proteste, incontri. ll Comitato, inoltre, sostiene economicamente e legalmente le famiglie colpite dalle intimidazioni dei coloni e dalle azioni militari.

 di Marco Besana e Ilaria Brusadelli

http://www.lavocedinomas.org/news/palestina-la-valle-che-resiste-hafez-e-il-comitato-popolare-south-hebron-hills

 

 

5 MAGGIO 2013 PUBBLICATO DA ILARIA BRUSADELLI

Seconda puntata del nostro reportage (in parte pubblicato da Lettera43.it) direttamente dalla Palestina, dalla piccola comunità di At-Tuwani. Un villaggio a sud di Hebron che ha fatto della lotta non violenta la sua battaglia per ESISTERE e RESISTERE.

Le Colonie

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Le colonie che circondano At-Tuwani

CAP II – LE COLONIE  La zona in cui sorge At-Tuwani è circondata da 4 colonie israeliane, fa cui quella diMa’on, costruita nel 1981 e ritenuta una delle più aggressive di tutta la Cisgiordania. Collegate fra loro da una strada che segna il confine e limita la libertà di spostamento dei palestinesi, le colonie sono state costruite, negli anni, confiscando fino a 1500 kmq di terre ed evacuando ben 23 villaggi, con l’obiettivo di spostare la popolazione palestinese da sud a nord.

Una politica di “sgombero” che si protrae dal 1967 e che – di fronte alle crescenti demolizioni di case e strutture – ha costretto la popolazione della zona a vivere per lo più in tende, grotte, abitazioni di fortuna.

Considerato il “main gate” tra nord e sud, At-Tuwani è minacciato da un rigidissimo check point e dalla presenza – in aggiunta alle colonie – dall’avamposto di Havat Ma’on – considerato illegale non solo dal diritto internazionale, come tutte le Colonie, ma anche dalla stessa legge israeliana – che sorge a soli 500 metri.

Non solo: il villaggio è nel cuore dell’Area C, la porzione di West Bank sotto il totale controllo israeliano e dove l’autorizzazione di Israele è necessaria per qualunque cosa: costruire una scuola, una cisterna, una strada.

Un giogo durissimo per la popolazione della zona, costretta a vivere senza la libertà di muovere un solo passo senza il lasciapassare dell’esercito.

Proprio ad At-Tuwani, dal 1999, i “nuovi profughi” dei vicini villaggi evacuati hanno trovato riparo e accoglienza, e proprio qui è nato il primo movimento non violento per la libertà e il diritto di spostarsi, coltivare e vivere quella terra che i palestinesi abitano da secoli, ma che oggi è divenuta teatro di violenza.

 

 di Marco Besana e Ilaria Brusadelli

http://www.lavocedinomas.org/news/palestina-la-valle-che-resiste-le-colonie

 

 

3 MAGGIO 2013 PUBBLICATO DA REDAZIONE

La resistenza non violenta della comunità di At-Tuwani

Iniziamo oggi, la pubblicazione a puntate di un nostro reportage (in parte pubblicato da Lettera43.it) direttamente dalla Palestina, dalla piccola comunità di At-Tuwani. Un villaggio a sud di Hebron che ha fatto della lotta non violenta la sua battaglia per ESISTERE e RESISTERE.

Capitolo I DAVIDE E GOLIA

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Una bambina corre nel campo davanti alla sua casa ad At-tuwani, West Bank, Palestina

 At-Tuwani è un piccolo villaggio a sud di Hebron. Un villaggio di circa 300 persone, per la maggior parte pastori e coltivatori, situato pochi chilometri dalla green line, la linea di confine tra Israele e Territori Occupati della Cisgiordania.

È un villaggio antico, At-Tuwani. Le più antiche case del paese hanno tra i 300 e i 500 anni e ci sono grotte che risalgono all’epoca romana.

Proprio qui, nel minuscolo villaggio della fertile Valle della Humra, secondo la tradizione ebbe luogo il leggendario scontro tra Davide e Golia, tra la forza della giustizia e quella della violenza, tra la ragione del diritto e quella dell’imposizione.

Uno scontro alle fondamenta delle antiche religioni monoteiste, ma che oggi, proprio qui, sembra ritrovare nuova vita nella cronaca, nella quotidianità delle famiglie.

At-Tuwani, il minuscolo villaggio di pastori, è infatti uno dei centri principalmente interessati dalle politiche di occupazione militare israeliana, ma è anche uno dei luoghi-simbolo della resistenza non-violenta palestinese, che trova le sue ragioni nel diritto, nelle manifestazioni pacifiche, nelle azioni legali.

Testi e foto di Ilaria Brusadelli e Marco Besana

http://www.lavocedinomas.org/news/palestina-la-valle-che-resiste-cap-i

 

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