Palestina : Le donne di Mufagarah e at-Tuwani, tra coraggio e occupazione

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 MERCOLEDI 13 GIUGNO 2012

 Il villaggio di Mufagarah è di nuovo nel mirino delle forze militari israeliane, dopo la decisione dei comitati popolari delle colline a sud di Hebron di continuare, nonostante le crescenti minacce, la campagna nonviolenta Mufagarah Project“.

 di Paola Robino Rizet – Un ponte per…

 Obiettivo della campagna è la costruzione di 15 piccole abitazioni per gli abitanti del villaggio situato in area C, dove il governo israeliano da decenni non rilascia permessi di edificazione anche se i terreni sono di proprietà palestinese, acclarata e documentabile.

In questa zona la popolazione vive di antichi lavori tradizionali, coltivando piccoli appezzamenti di terra a grano e cereali, producendo il leben – una sorta di yogurt leggermente salato- e  formaggio di pecora lasciato essiccare al sole.

Ogni sabato, dal 19 maggio scorso, palestinesi, attivisti israeliani e internazionali convergono a Mufagarah per difendere il diritto della comunità a resistere contro le politiche di inibizione  allo sviluppo promosse da Israele, mentre le colonie esistenti e quelle nuove, costruite per il 90% su terre palestinesi e definite illegali dal Diritto umanitario internazionale e dall’Onu, sono in costante  ampliamento.

Domenica  scorsa, al suo risveglio, la comunità ha ricevuto due stop working orders.

Uno per la prima nuova casa costruita nelle settimane passate, e il secondo per la tenda adibita a  punto d’incontro per attivisti e volontari.

Già nel pomeriggio di venerdì, l’esercito aveva fermato un trattore che trasportava materiali edili per le nuove costruzioni, obbligandolo a tornare indietro. 

In serata sono stati istituti posti di blocco lungo la strada che collega al-Tuwani a Mufagarah e a Yatta: anche qui altri due trattori sono stati bloccati.

Uno è stato costretto a tornare indietro scortato dalle camionette.

Ma l’autista del secondo trattore si è rifiutato di obbedire ed è stato trattenuto per ore. I militari lo hanno minacciato di arresto, anche se in realtà sarebbe stato illegittimo, dal momento che l’avrebbero potuto fare solo in presenza di uno stop working order, e non era il suo caso.

Nel frattempo alcuni uomini palestinesi erano accorsi per cercare di aiutare l’uomo e capire cosa stesse succedendo. Anche loro sono stati bloccati.

E’ a questo punto che un gruppo di donne ha deciso di farsi avanti.

Resy, una volontaria di Operazione Colomba, ci racconta cosa è successo: “Le donne hanno iniziato a camminare in direzione del primo blocco e quando gli è stato intimato di fermarsi, hanno continuato a procedere. Superando i militari schierati, hanno raggiunto il secondo blocco”.

Grazie alla loro mediazione, pacata, gentile e disarmante, sono riuscite a ottenere la riapertura della strada e a far passare il trattore che è giunto a destinazione.

Per ritorsione, venerdì notte l’esercito israeliano ha pattugliato il villaggio con due camionette.

Sabato mattina, quando la comunità ha fissato la tenda e sono iniziati i lavori nei pressi della piccola moschea in costruzione, esercito, polizia e D.C.O. si sono presentati contemporaneamente.

Hanno istituito un cordone di sicurezza per impedire a palestinesi, attivisti israeliani e internazionali di entrare nella moschea. Successivamente hanno preso le generalità del rappresentante dei comitati popolari della zona.

Per Resy, che era con loro, il coraggio delle donne palestinesi è un esempio straordinario di lotta.

Una lotta che in questo minuscolo lembo di terra è sinonimo di sopravvivenza. Da sabato prossimo, a Mufagarah, si ricomincerà a costruire perché – come dicono i volontari di Operazione Colomba –  “un muro ricostruito vale più di cento case abbattute. Perché un trattore liberato da 15 donne vale più di cento strade bloccate dai soldati”.

 Palestina. Le donne di Mufagarah e al-Tuwani, tra coraggio e occupazione Al Mufaqarah R-Exist: la lotta del villaggio nelle colline a Sud di Hebron per il diritto ad esistere Palestina. I ‘mattoni’ della resistenza nonviolenta

13 giugno 2012

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