PALESTINA: piccoli droni sull’ altalena (nel villaggio della “scuola di gomme”)

01 mar 2014

Era una giornata di festa per i bambini palestinesi di Khan al Ahmar, grazie ai giochi donati dalla cooperazione italiana. Ma un “televisore volante” inizia a ronzare sulle loro teste. E i soldati israeliani sequestrano tutto 

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(foto dal sito america,aljazeera.com)

di Michele Giorgio – Il Manifesto

 

Gerusalemme, 1 marzo 2014, Nena News – «Eravano lì a parlare tranquillamente con Abu Khamis e i rappresentanti della comunità beduina Jahalin, a Khan al Ahmar. Avevano portato con noi le attrezzature di gioco per i bambini donate dalla cooperazione italiana e nell’accampamento il clima era gioioso, sereno, quello di una giornata di festa». Robert – non è il nome vero – parla a bassa voce, ci chiede di non rivelare la sua identità. «All’improvviso – aggiunge – si è sentito un rumore, un forte ronzio… Abbiamo alzato lo sguardo e con sgomento abbiamo visto girare sulle nostre teste uno strano velivolo, grande come un televisore e dotato di telecamere. Girava sopra di noi a non più di 5-6 metri d’altezza». Robert e tutti i presenti si rendono conto di avere davanti agli occhi un piccolo drone. Abu Khamis e i beduini lo avevano già notato qualche giorno prima quell’aggeggio strano che volava sopra la zona facendo uno strano rumore. Ma avevano alzato le spalle, abituati come sono ad ogni diavoleria ed angheria dei loro invandenti “vicini”, i coloni israeliani che da anni fanno di tutto per cacciarli via e che vorrebbero abbattere la «Scuola di Gomme» che l’ong italiana Vento di Terra ha costruito per i loro bambini.

«Qualcuno ci stava osservando, anzi spiando e non riuscivamo a capire perché», prosegue Robert, con un filo di voce.Passano pochi secondi e il nostro testimone e gli altri presenti capiscono a chi stava trasmettendo la telecamera sistemata sul “televisore volante”. Sbucano dal nulla, proprio come il drone, i militari israeliani inviati dall’Amministrazione Civile per i Territori Occupati, che comunicano ai presenti la confisca delle attrezzature donate dall’Italia ai bambini di Khan al-Amar.

Al rappresentante del consolato italiano, giunto con due veicoli da trasporto – uno con a bordo qualche sacco di cemento e l’altro con un’altalena a tre posti e uno scivolo con un tunnel e due scale – non resta che prendere atto della comunicazione delle autorità israeliane relativa al blocco e alla confisca dell’«installazione illegale». Tutto avviene con rapidità mentre il “televisore volante” continua a volteggiare a bassa quota. Del massiccio utilizzo dei droni da parte delle forze militari israeliane si sa da tempo. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Gaza che da anni convivono con il ronzio di questi velivoli senza pilota che non poche volte si trasformano in strumenti di morte sparando missili contro militanti veri e presunti delle formazioni armate palestinesi, che fanno anche morti e feriti tra i passanti. Che i droni potessero essere usati anche per sorvegliare i poveri beduini Jahalin e i loro bambini sempre pronti a regalare un sorriso, nessuno se lo aspettava. Una novità che non lascia tranquilli Abu Khamis e la sua gente.

Su quanto accaduto giovedì le autorità consolari italiane mantengono un basso profilo. In serata abbiamo cercato, senza successo, di raggiungere telefonicamente il console generale d’Italia a Gerusalemme, Davide La Cecilia che, al mattino, aveva preso parte a Gerico alla cerimonia di chiusura di un importante progetto della Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri: « Support the emergency of education in the Palestinian Territories of East Jerusalem, Bethlehem and Jericho ». Un progetto che ha interessato 14 istituzioni educative pubbliche e private palestinesi a Gerusalemme Est, Betlemme e Gerico, a beneficio di 6,739 studenti (di cui 515 disabili), 1.495 docenti e 784 famiglie.

Da anni a Khan al Ahmar, alle porte di Gerusalemme, lungo la strada che porta alla Valle del Giordano, è impegnata la ong Vento di Terra di Milano, che vi ha realizzato nel 2009 la «Scuola di Gomme», una struttura ecologica fatta di argilla, legno e circa 2000 vecchi pneumatici che mantiene una temperatura ideale nelle aule durante l’inverno e l’estate. Questo istituto scolastico tanto particolare è costato pochissimo e ospita circa 130 alunni, in buona parte ragazze. Più di tutto ha dato una risposta efficace ai bisogni d’istruzione dei Jahalin espulsi dal Negev nel 1950 e che da allora vivono sparsi nell’area a sud-est di Gerusalemme.

Oggi nell’accampamento di Khan al Ahmar, che si trova su un terreno appartenente al villaggio di Anata, ci sono 250 persone hanno vissuto lì per decenni. Un dato che non interessa ai coloni israeliani di Kfar Adumin – giunti in quella zona in violazione delle leggi internazionali – che fanno pressione sull’Amministrazione Civile affinchè i beduini vengano cacciati via e la scuola sia distrutta. Da allora è in corso una dura battaglia legale, con i rappresentanti di Kfar Adumim che hanno presentato per ben tre volte una petizione all’Alta Corte di Giustizia per ottenere la demolizione. La forte attenzione internazionale e dei mezzi d’informazione ha contribuito, sino ad ora, a contenere l’offensiva dei coloni. Ma si fa sempre più dura e i Jahalin e coloro che li sostengono ora devono fare i conti anche con i droni, la tecnologia più avanzata a disposizione delle forze di occupazione. Nena News

– See more at: http://nena-news.it/palestina-piccoli-droni-sullaltalena/#sthash.dPnkyNWw.dpuf

ALCUNE FOTO DELLA SCUOLA:

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INOLTRE DA “VENTO DI TERRA” https://www.facebook.com/vento.ong

Ci sono poche parole per descrivere l’ingiustizia, le violazioni quotidiane e la violenza che subiscono i bimbi delle comunità beduine nella cosiddetta “Area C”. Ma forse le parole non servono più. O meglio il senso di termini etici è lentamente derivato verso il proprio opposto etimologico. La “Guerra umanitaria” è l’ossimoro più devastante per chi, come noi, ne ha visto le conseguenze sul campo. Ma anche laddove “sicurezza” diviene nei fatti sinonimo di violazione dei diritti fondamentali altrui, il termine scivola nel paradosso. Che il sequestro degli scivoli della nostra scuola -la Scuola di Gomme- renda più sicuro lo stato d’Israele, apparirebbe meno assurdo a fronte di una reazione da parte della diplomazia che da decenni si occupa senza alcun successo della questione palestinese. Anche di fronte alle violazioni più plateali, si afferma la politica del “basso profilo”. Un profilo talmente basso, da assomigliare alla concessione dell’impunità. In barba alla costruzione illegale nell’area di confortevoli colonie per 40 mila settlers, alle scuole di addestramento documentate dal nostro Giuliano Camarda per milizie antiarabe dotate di armi da guerra, gli scivoli diventano una minaccia temibile. La domanda è se questa sia solo paranoia di uno stato che si sente onnipotente o se segua unicamente la prassi della persecuzione. Israele non considera l’Area C territorio palestinese, o almeno conteso. Lo considera proprio. Vi costruisce autostrade, infrastrutture, basi a colonie a piacimento da quarant’anni. E gli altri, gli arabi, i nemici di sempre, senza distinzioni né pietà, devono solo andarsene. Con il beneplacito del “basso profilo” pensiero”.

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