PALESTINA. “PROTESTE ILLEGALI”, CORTE ISRAELIANA CONDANNA ISSA AMRO

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tratto da: http://nena-news.it/palestina-proteste-illegali-corte-israeliana-condanna-issa-amro/
07 gen 2021

Il noto attivista di Hebron conoscerà l’8 febbraio la sentenza: si apriranno le porte della prigione. I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2010 e il 2016, tutti legati a manifestazioni senza permesso in una città occupata dall’interno dalle autorità e i coloni israeliani. Amnesty: “Una persecuzione”. Amro: “Vogliono zittire la resistenza nonviolenta”

Issa Amro a Hebron con l'allora parlamentare palestinese alla Knesset Hanin Zoabi (Foto: WikiCommons)

Issa Amro a Hebron con l’allora parlamentare palestinese alla Knesset Hanin Zoabi (Foto: WikiCommons)

della redazione

Roma, 7 gennaio 2020, Nena News – Issa Amro, tra i più noti attivisti palestinesi e fondatore di Youth Against Settlments, è stato condannato ieri dalla corte militare israeliana di Ofer per tre diverse accuse di proteste senza permesso, due per interruzione delle attività dell’esercito e una per aggressione. E’ stato assolto per altre 12 diverse accuse, tra cui offese a soldati. Alcuni dei reati che gli vengono contestati si riferiscono alla partecipazione a una serie di proteste a Hebron risalenti al 2010, un sit-in del 2012 in cui Amro e altri attivisti chiedevano la riapertura della sede del comune di Hebron.

Solo l’8 febbraio saranno note le motivazioni e la sentenza. Non solo: il 20 gennaio lo stesso Issa Amro sarà impegnato in un’altra udienza di fronte a una corte palestinese: l’Autorità Nazionale Palestinese lo accusa di “disturbo dell’ordine pubblico” e “insulto alle autorità” per una serie di post su Facebook pubblicati nel 2017 e critici della leadership palestinese.

Tutte le accuse israeliane mosse ad Amro, 40 anni, basato nella città di Hebron e riferimento per numerosi movimenti e gruppi internazionali, si riferiscono a eventi risalenti in alcuni casi a più di dieci anni fa, proteste tra il 2010 e il 2016. Difficile, dice il suo avvocato, Gaby Lasky, immaginare quanto possa essere dura la pena, di certo si apriranno le porte della prigione. In ogni caso, aggiunge, la condanna è “un’assurdità”, in particolare quella relativa all’assalto a un soldato: quel giorno, nel 2010, fu lo stesso attivista a essere ferito dal soldato che poi lo ha denunciato. Dalla sua la corte ha avuto a disposizione 38 testimoni contro l’attivista, tutti coloni, soldati israeliani e guardie private degli insediamenti.

“La persecuzione per proteste non violente – ha aggiunto Lasky – è l’esempio di come le corti siano usare per silenziare le voci importanti dei difensori dei diritti umani”. “Accuse politicamente motivate e legate al lavoro pacifico di esposizione delle violazioni israeliane dei diritti umani”, scrive Amnesty International che già il giorno prima, il 5 gennaio, in un comunicato aveva avvertito del pericolo di una condanna, chiedendo alle autorità israeliana di far cadere tutte le accuse, definendole “una campagna persecutoria”.

“Non ha alcun senso punire qualcuno per resistenza non violenta – ha commentato a caldo con la Reuters Amro – Il sistema militare israeliano esiste solo per opprimere i palestinesi e restringere la libertà di parola”. “Oggi Israele – ha poi aggiunto – ha detto che i palestinesi non sono autorizzati a protestare pacificamente contro l’occupazione israeliana senza un permesso dall’occupante”.

Da anni l’attività di Youth Against Settlements (Yas) è nel mirino dell’esercito israeliano. Protestano contro la continua espansione delle colonie, la confisca di terre e le aggressioni dei coloni in particolare a Hebron e nel sud della Cisgiordania, una delle zone più sottoposte alle politiche coloniali israeliane. A partire dalla stessa Hebron, città divisa in due a metà anni Novanta, in una area H1 sotto il controllo palestinese e un’area H2 (la città vecchia) sotto quello israeliano.

La divisione di Hebron

La divisione di Hebron

Una realtà che ha condotto allo spopolamento palestinese del cuore politico, sociale e commerciale della città, alla sostituzione degli originari abitanti con coloni israeliani protetti da una media di 2mila soldati, migliaia di negozi chiusi per ordine militare o per mancanza di clienti. Una città fantasma dove sono quotidiane le violazioni dei diritti umani.

Amro, arrestato numerose volte dall’esercito israeliano, ieri ricordava quante accuse gli sono state mosse negli anni: “Credo oltre 55″, per lo più legate alla partecipazione o l’organizzazione di manifestazioni, considerate dalle autorità di Tel Aviv violazione degli ordini militari, strumento principe con cui Israele gestisce i Territori Occupati. Nena News

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