Palestinesi aggrediti e strumenti di lavoro confiscati durante una incursione mattutina delle forze israeliane

9 Aprile, 2017 | International Solidarity Movement, Ramallah team | Kafr ad Dik, Palestina occupata
IMG_2164-600x400

Shahar con il figlio Bilal (5-anni) e la figlia Sahar (8-anni). Foto: ISM / Charlie Donnelly

Alle 2 di mercoledì mattina, tre veicoli dell’intelligence e sei veicoli militari sono arrivati al palazzo dove Shaha Dharma vive con la famiglia a Kafr ad Dik; comune di Salfit. Per oltre due ore, le forze israeliane hanno fatto irruzione, hanno vessati, e hanno perquisito gli appartamenti delle tre famiglie che vivono nel palazzo.I soldati hanno preso a calci la porta su cui battevano anche con i loro fucili fino a che Shahar Dharma è sceso per le scale per aprirlo. Ha detto ai soldati che i suoi bambini erano addormentati, e che dovevano attendere fino a quando non fossero stati svegliati, perchè si sarebbero spaventati se vedevano di colpo i soldati. Tuttavia, le forze israeliane lo hanno spinto da parte e quasi 60 soldati sono entrati nella costruzione per perquisire i tre appartamenti.

La figlia di Shahar, Sahar, si è svegliata alla vista dei soldati israeliani nella sua camera da letto ed è rimasta congelata dalla paura. Il padre è riuscito a entrare nella stanza e rassicurarla quando ha iniziato a piangere, mentre sveglaiva gli altri bambini – Bilal, 5, e Sahjar, 13 – per portarli in salotto. Sahar si è stretta a suo padre, e ha chiesto della madre. Shahar ha dovuto ricordare a sua figlia che sua madre è morta l’anno scorso, ma Sahar ha insistito: ‘Non mi interessa,’ gridò, ‘Voglio stare con mia madre.’

Le forze israeliane hanno trascorso due ore rovesciando l’appartamento, frugando ogni angolo della casa. Durante il raid, i telefoni cellulari della famiglia sono stati sequestrati, mentre sono stati costretti a stare in salotto e non gli è stato permesso di sedersi. La moglie di Shahar, che è di otto mesi di gravidanza, ha avuto le vertigini, mentre a sua madre, che soffre di cancro, non è stato permesso di andare in bagno.

Comunicazione lasciata dalle forze israeliane nel laboratorio di Shahar. Foto: ISM / Charlie Donnelly

Un documento, scritto in arabo, è stato attaccato sulla porta del laboratorio informando che delle persone nella zona stavano aiutando i terroristi nella costruzione di attrezzature militari, ed erano una minaccia per Israele e la sicurezza nella zona. Il foglio continuava  dicendo che la gente non sarebbero stata molestata dalle forze israeliane, ma avrebbero potuto continuare a vivere e lavorare liberamente se non sostenevano i ‘terroristi’. D’altra parte, le forze israeliane non potevano garantire la sicurezza di tutti coloro che avevano contribuito ai ‘terroristi’, né la sicurezza delle loro famiglie e dei loro mezzi di sussistenza. La gente del posto ha affermato che questo era parte di un ‘operazione mediatica’ delle forze israeliane per rivendicare una vittoria sul ‘terrorismo’. Ma, come dice Shahar, ‘Se avessero trovato qualcosa di illegale nel mio laboratorio avrei già dovuto essere in prigione’.

Shahar ha rifiutato di firmare la ricevuta per più di mezz’ora, in parte perché non riusciva a leggere quello che era scritto, ma anche perché è apparso chiaro che i soldati israeliani avevano scritto che solo un pezzo di materiale era stato confiscato dalla sua bottega. In realtà, le forze israeliane avevano sequestrato vari attrezzi e materiali dalla sua bottega, tra cui una saldatrice, un trapano e una flex, per un valore totale di oltre 4.000 shekel. Alla fine, Shahar ha ricevuto un pugno nell’occhio sinistro da uno dei soldati che gli ha detto che se lui non  firmava la ricevuta, lo avrebbero arrestarlo: ‘ Cosa pensi ?’ chiese uno dei soldati israeliani, ‘Firma e rimani con la famiglia e i bambini, o procediamo ad arrestarti? Scegli.’Dopo aver firmato la ricevuta sotto costrizione, Shahar è portato fuori e spinto contro una jeep da due soldati israeliani, che tenevano un cartello in ebraico, mentre un terzo faceva una fotografia. Infine, il capitano delle forze israeliane ha detto a Shahar che se avesse riaperto il suo laboratorio sarebbero tornati con un bulldozer per demolire l’edificio, operazione per la quale la famiglia avrebbe dovuto pagare. I soldati finalmente hanno lasciato la casa circa alle 3:30 del mattino.

avviso di confisca firmato da Shahar sotto costrizione. Non sono stati elencati tutti gli oggetti confiscati. Foto: ISM / Charlie Donnelly

Shahar non sa se potrà mai riavere i suoi materiali. Dopo aver contattato il DCO (Distric Coordination Office) per quanto riguarda la confisca gli è stato detto che non lo avrebbe aiutato in quanto erano in vacanza per Pesach per la prossima settimana.

L’ultima volta che la madre di Shahar ha sperimentato un raid simile è stato dieci anni fa, durante il quale quattro dei suoi figli sono stati arrestati. Due sono stati rilasciati poco dopo, ma gli altri due uomini hanno trascorso rispettivamente  tre e quattro anni  in carcere.

La giovane Sahar non è più stata in grado di frequentare la scuola o uscire di casa  da quel primo mattino, dicendo che lei ha ‘paura dell’esercito’. Delle 25 persone che vivono nel palazzo, sedici dei residenti sono di età inferiore ai diciotto anni. Shahar vede questo  solo come un’altra forma di ‘guerra psicologica’ condotta ogni giorno contro i palestinesi da parte delle forze israeliane di occupazione.

 

 

http://reteitalianaism.it/reteism/index.php/2017/04/10/palestinesi-aggrediti-e-strumenti-di-lavoro-confiscati-durante-una-incursione-mattutina-delle-forze-israeliane/

Contrassegnato con i tag: , , , , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.