Passaggio dei poteri

admin | October 14th, 2011 – 12:07 pm

“Il Consiglio Militare Supremo ha fallito nel suo compito di amministrare il periodo di transizione e ha solo peggiorato la situazione”. 13 partiti egiziani, nati dalla rivoluzione del 25 gennaio, hanno passato il Rubicone e hanno chiesto il passaggio dei poteri dai militari a un consiglio di transizione composto di civili. Lo strappo con la giunta militare che sta gestendo il potere al Cairo, sin dall’11 febbraio scorso, è stato compiuto.

Non che prima non ci fossero state pressioni nei confronti dello SCAF, del Consiglio militare supremo guidato dall’ex ministro della difesa dei tempi di Hosni Mubarak, il generale Mohammed Hussein al Tantawi. Lo ha ricordato oggi Ahdaf Soueif sul Guardian, descrivendo la tempistica di quello che è successo negli scorsi mesi, e del continuo uso della questione settaria, delle tensioni tra musulmani e cristiani come uno strumento per interrompere la rivoluzione:

In the last two weeks Egyptian civil forces have finally come together and issued a unified statement to the military: we want a civil and representative government and we reject the emergency laws and trial of civilians in military courts. They have presented the Supreme Council of the Armed Forces with four possible detailed timelines that would see a civilian government in place and the military back to barracks by mid-2012.

And now this happens. So who wrote this latest episode? Who is working our perceived sectarian faultline to derail the revolution?

La strage dei copti compiuta dall’esercito il 9 ottobre scorso (sulla quale stanno aumentando le testimonianze dei familiari delle vittime e dei testimoni) ha dunque segnato una cesura nei confronti della fiducia degli egiziani e della nuova politica egiziana verso l’alta gerarchia delle forze armate.

‘Ala al Aswani ha detto chiaro e tondo, ieri, che mandare via Hosni Mubarak è stato, per i militari, l’unico modo per conservare il regime di Mubarak.

(ho citato apposta due dei migliori scrittori egiziani, uno al Cairo e l’altra a Londra, perché mi piacerebbe vederne di più, di scrittori impegnati in Italia… chiudo la parentesi)

Passato il Rubicone – credo in modo definitivo – si tratta ora di comprendere se il braccio di ferro si concluderà con il passaggio dei poteri, e senza ulteriore caos. Oppure se la resa dei conti non sarà solo dolorosa, ma anche sanguinosa.

Intanto, ieri Tahrir si è di nuovo riempita, per piangere le vittime del 9 ottobre. Nel piccolo olimpo di questa rivoluzione, Mina Daniel è l’ultimo: un altro ragazzo di Tahrir ucciso, stavolta quando si pensava che la rivoluzione avesse cambiato le regole del gioco, in Egitto. In una pagina Facebook, la foto di Mina Daniel all’obitorio è messa accanto a quella di Che Guevara, in un sincretismo culturale non nuovo, nell’immaginario delle nuove generazioni arabe. Anzi. Il mito di Che Guevara è altrettanto diffuso nelle città arabe quanto lo è in Europa, tra i ragazzi. Soltanto che noi, in Italia, ci soffermiamo solo e soltanto sugli stereotipi. Chi ha la barba è un pericoloso radicale islamista. C’è anche un altro modello, per la barba: Che Guevara, appunto.

Per la playlist di oggi, un vecchio refrain. Us and Them, dei Pink Floyd.

Forward he cried from the rear
And the front rank died
And the General sat, as the lines on the map
Moved from side to side

http://invisiblearabs.com/?p=3709

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