Passione vivente di un popolo. Dedicata a Vik ed Egidia Arrigoni

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Papa Francesco ha chiesto al vescovo Giancarlo Bregantini di comporre il testo della Via Crucis al Colosseo del Venerdì Santo 2014. Lo stesso vescovo di Campobasso, nel 2010, ci aveva fatto un dono straordinario: una fortissima meditazione sulla via Crucis del popolo palestinese, “passione vivente oggi nel sangue e nell’umiliazione della gente di Palestina, scacciata dalle proprie case, privata della propria terra, soffocata dal muro e, come Gesù, torturata oggi ai chek-point, in un rivolo di lacrime amare che scuotono la Chiesa”.
In questi giorni di Pasqua vogliamo dedicare all’indimenticabile Vittorio e alla sua mamma Egidia, queste parole profetiche, perché “quel dolore si è fatto nostro e perchè si chiudano tutte le fabbriche di croci che violano la storia”.
Buona Pasqua, nella passione vivente per la giustizia!

Passione vivente e fabbriche di croci
di mons. Giancarlo Bregantini
Non è mai agevole incamminarsi su questa strada,
perché ti scuote dentro, ti fa male, ti lascia un amaro in bocca.
Andando in Palestina diciamo spesso: “Proprio qui Gesù è passato… Forse ha toccato questa pietra… Si è innamorato di questi stessi colori”. Certo, tutto questo è bello dentro il pellegrinaggio. Specie per chi lo compie la prima volta, dove tutto è stupore, dove le date si fanno priorità, dove la guida spesso si perde quasi solo in citazioni dotte e precisissime. Ma non basta.

Perché Terra santa è passione vivente oggi. È sangue di migliaia di palestinesi che sono ogni giorno costretti in interminabili passaggi attraverso dolorosi check-point, che sono di una umiliazione terribile.
La Palestina è fatta di gente scacciata dalle proprie case. Di agricoltori senza terra. Di artigiani senza bottega. E su tutti, come ha notato anche papa Benedetto, domina il tristissimo segno del muro. Quel muro che in Europa commemoriamo caduto, venti anni dopo, perché ci siamo accorti che era un terribile segno di inciviltà e di ingiustizia. E quello stesso muro, ben più raffinato e ben più ingiusto, divide ora ancor più due popoli.
E si fa perciò Via crucis, vivente, ogni giorno su strade che portano al calvario di oggi.
Questa Via crucis è anche un monito per tutti noi.
E vuole scuoterci. soprattutto perché le cose cambino.
Per dire la nostra vicinanza ai palestinesi, cristiani e islamici, che soffrono, che piangono, che restano senza lavoro, che vengono schiacciati da leggi ingiuste.
Tacciati di essere terroristi, sono confinati in campi profughi dove regna la disperazione.
Crucis che è oggi la Palestina ci parlano e ci narrano la storia di ieri dentro la storia di oggi. È il Gesù che soffre nel Getsemani, intreccio di lacrime di Gesù, ma anche di sonno dei discepoli.
Pilato oggi è l’autorità politica israeliana, che costruisce e fabbrica i campi profughi, senza mai dare risposte vere, lavandosi le mani di fronte a tante richieste di giustizia.
La tortura su Gesù è segnata oggi dalle mille forme di tortura sulla pelle di tanti innocenti. Soprattutto tramite la tortura dei check-point. Umilianti, ogni giorno sempre più.
La croce caricata sulle spalle di Gesù è segno di tutta la Palestina, terra santa, ma caricata sulle spalle della povera gente.
Simone di Cirene diventa il tuo gesto di solidarietà, il tuo pellegrinaggio per aiutare, il tuo grido di denuncia internazionale.
Dolcissimo è immaginare Gesù che piange su Gerusalemme: un rivolo di lacrime amare, che segna il mondo. Che raccoglie tutte le nostre lacrime. E ci si chiede quale sarà il futuro di questa città, come sarà risolta la questione della capitale. Se verrà ascoltata la tesi della Santa Sede, che cioè Gerusalemme resti la capitale di due Stati, paritari, senza privilegi per nessuno.
La crocifissione e la spoliazione fanno subito pensare alla spoliazione di terre, case, laboratori, dignità per questo popolo schiacciato e umiliato.
La morte di Gesù riassume tutte queste lacrime amare. Come quelle che rigano Gaza con le sue quotidiane stragi le bombe, in mille episodi di morte e di distruzione gratuita.
E il cuore nostro e le nostre case si aprano oggi ad accogliere chi bussa con voce sommessa, perché viene da lontano, privo di cittadinanza, clandestino anch’esso, come tanti nel mondo, come molti palestinesi, nella loro stessa patria!

† mons. GIANCARLO BREGANTINI
Arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano

Tratto da Nandino Capovilla, Betta Tusset, “Via Crucis in Terra Santa, dalla croce la pace”, Edizioni Paoline

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