“PENA DI MORTE”: i mercanti di Gaza soffrono mentre i valichi commerciali vengono chiusi

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14 luglio 2018

Dopo la misura di Israele, il 55% delle merci non può più entrare nella Striscia di Gaza, esacerbandone le già difficili condizioni.

di Mersiha Gadzo e Anas Jnena 
14 luglio 2018

I proprietari di imprese e i commercianti nella Striscia di Gaza hanno espresso shock e rabbia per una decisione israeliana di chiudere l’unico passaggio commerciale del territorio assediato.

La mossa di lunedì del governo israeliano di chiudere il valico di Kerem Shalom mette a rischio migliaia di posti di lavoro, hanno detto i proprietari delle aziende, avvertendo che ha sollevato lo spettro della rovina finanziaria per coloro che hanno fatto importanti investimenti o accordi per le merci in programma di entrare o uscire da Gaza.

Israele ha detto che la sua misura era in risposta agli aquiloni e ai palloncini incendiari che sono stati mandati al di là della recinzione dai manifestanti a Gaza, e che hanno bruciato le terre agricole israeliane.

La Palestinian Crossings Authority è stata istruita che solo i beni ritenuti “umanitari” dalle autorità israeliane saranno autorizzati a entrare a Gaza, tra cui cibo, prodotti per l’igiene e medicine, carburante, cibo per animali e il bestiame.

L’ingresso di tutti gli altri beni, come materiali da costruzione, mobili, legname, elettronica, tessuti, abbigliamento, coperte e generatori è stato vietato.

Sono state anche vietate le esportazioni di qualsiasi tipo da Gaza, cosa che minaccia i posti di lavoro nelle fabbriche e nelle attività commerciali nella Striscia che fino ad ora sono riuscite a sopravvivere al blocco israeliano-egiziano della durata di 11 anni.

Se continua così sarà un disastro per le nostre imprese“, ha detto Kamal Abdul Hadi, proprietario di una ditta di falegnamerie e mobili a Gaza, che dipende finanziariamente dall’esportazione dei suoi prodotti in Israele e nella Cisgiordania occupata attraverso Kerem Shalom.

È pazzesco. Speriamo che Israele non tenga chiuso il passaggio, perché sarebbe una pena di morte per tutti noi“, ha aggiunto.

Secondo le statistiche dell’ONU e di Gisha, il Centro legale per la libertà di circolazione, al 55% dei beni che normalmente entrerebbero a Gaza verrebbe ora negato l’ingresso sotto le nuove restrizioni.

L’economia è terribile qui e otteniamo sostanzialmente i nostri profitti attraverso l’esportazione. Qui non c’è liquidità finanziaria; nessuno è in grado di comprare“, ha detto Abdul Hadi.

Nemmeno alcuni commercianti di pannelli di legno a Gaza ci venderanno, perché temono che non ci sarà più legname in entrata a Gaza e coloro che sono disposti a vendere ora hanno aumentato il prezzo del 30 percento. Non sappiamo cosa fare.

Far quadrare i conti sotto un blocco è sempre stata una sfida per i palestinesi a Gaza.

Ma le cose sono peggiorate da quando Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese (AP) e leader del partito politico Fatah, ha imposto sanzioni finanziarie a Gaza l’anno scorso, nel tentativo di isolare Hamas che gestisce la Striscia. Le sanzioni hanno avuto un effetto negativo sulle famiglie ordinarie.

Gli stipendi per i dipendenti dell’AP sono stati ridotti di un terzo e l’assistenza sociale è stata sospesa per centinaia di famiglie. Di conseguenza, molte aziende nell’ultimo anno hanno avuto poca o nessuna clientela. Quindi, facevano molto affidamento sulle esportazioni per mettere il pane sul tavolo.

I prezzi dei materiali essenziali come il cemento hanno avuto immediatamente un picco dopo l’annuncio del primo ministro israelianoBenjamin Netanyahu – e continuano a salire. Con il divieto dei beni di costruzione, che rappresentavano il 44% delle importazioni nel mese di giugno, si prevede che i lavori dell’edilizia si fermeranno a Gaza.

Tra le importazioni programmate cancellate dopo l’annuncio di Israele c’erano 16 camion carichi di materiali da costruzione per le agenzie delle Nazioni Unite, designati per progetti di educazione, salute e acqua.

“Punizione collettiva”

L’ONU ha detto in una dichiarazione venerdì che le nuove restrizioni rischiano di esacerbare le “già terribili condizioni di vita a Gaza, guidate da oltre 11 anni di un blocco israeliano che ha sollevato preoccupazioni di punizione collettiva a fianco di una divisione interna palestinese irrisolta“.

Il 49% dei palestinesi a Gaza sono disoccupati (65% per i giovani) e il 70% delle persone si affida agli aiuti umanitari per sopravvivere.

Secondo il diritto internazionale umanitario, Israele come potenza occupante è obbligata a garantire che i diritti sociali, economici e culturali e i bisogni della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata siano forniti.

La scelta di Israele di usare la punizione collettiva per affrontare la sfida rappresentata dagli aquiloni in fiamme è immorale e illegale. Al momento le condizioni umanitarie a Gaza sono deplorevoli, persino pericolose“, ha detto un portavoce di Gisha.

Il danno inflitto agli agricoltori nel sud di Israele è serio e deplorevole, ma danneggiare i residenti di Gaza non lo risolverà“, ha aggiunto il portavoce.

La distinzione di Israele tra elementi ‘umanitari’ e quindi permessi, in contrapposizione a elementi ‘meno essenziali’ e quindi vietati, è tanto priva di fondamento quanto abominevole, in particolare data la devastante situazione umanitaria già dilagante nella Striscia. Sembra che Israele stia di nuovo tentando di limitare le forniture a Gaza ad un minimo umanitario, come ha fatto nei periodi più duri della chiusura“.

Tra coloro colpiti duramente c’è il commerciante di prodotti agricoli Ahmad al-Astel. Esportava da quattro a cinque camion al giorno di ortaggi attraverso Kerem Shalom alla Cisgiordania occupata e Israele, ma ora la sua attività è stata bloccata.

Al-Astal ha detto ad Al Jazeera che i suoi prodotti andranno in rovina, dato che il mercato locale può solo prendere il 30% dei beni che dovrebbero essere esportati al di fuori di Gaza.

La conservazione di prodotti in celle frigorifere non è un’opzione, poiché la Striscia riceve solo circa quattro ore di elettricità al giorno a causa della sua crisi energetica.

Stringendo il cappio

L’assedio a Gaza è iniziato nel 2007, quando Israele ha imposto restrizioni al trasferimento di merci, permettendo al territorio solo ciò che definiva “vitale per la sopravvivenza della popolazione civile”, una politica che Gisha ha definito “guerra economica”.

Nel corso degli anni gli altri tre valichi di Gaza – nKarni, Sufa e Nahal Oz – sono stati utilizzati per il trasferimento di merci, materiali da costruzione e carburante.

Abdul Hadi, l’imprenditore di mobili, ha detto che è diventato gradualmente più difficile mantenere a galla i suoi affari a causa dell’assedio.

Fino al 2015 aveva esportato 20-30 camion di mobili attraverso Karem Shalom, ma negli ultimi anni ha detto di aver esportato solo un camion o due al mese a causa delle crescenti restrizioni israeliane.

Secondo le statistiche di Gisha, l’assedio su Gaza si è irrigidito nel giugno 2018.

Il numero di camion carichi di merci che sono entrati a Gaza (6.819) il mese scorso è stato il numero più basso registrato da luglio 2015. Anche il numero di camion di carburante è diminuito da 560 in maggio a 487 nel giugno 2018.

A giugno, circa 149 camion carichi di merci sono usciti da Gaza – poco per una popolazione di due milioni di persone, è una frazione del numero che usciva prima dell’assedio iniziato nel giugno 2007 (1.064 camion al mese), ha osservato Gisha.

Nahed Eid, vice presidente della Palestinian Information Technology Association, che coordina una rete di 42 aziende tecnologiche, ha dichiarato ad Al Jazeera che l’organizzazione è a una perdita di $ 4 milioni – il loro costo di gestione – a causa dell’importazione di prodotti che sono rimasti bloccati al confine dalla scorsa settimana.

Prego che questa chiusura non duri. Dovrebbe esserci una separazione tra il conflitto politico e le questioni umanitarie a Gaza“, ha affermato Eid.

Al-Astal, il commerciante di prodotti agricoli, è fiducioso che la chiusura non durerà a lungo perché ritiene che le sue conseguenze saranno troppo devastanti.

La mia preoccupazione principale è che i commercianti che importano le mie merci non vogliano più trattare con me in futuro“, ha detto al-Astal.

Cominceranno a importare ed esportare dalla Turchia anziché da Gaza. Da quando il confine è stato chiuso, non siamo più affidabili ai loro occhi“.

FONTE: AL JAZEERA NEWS

ALJAZEERA.COM

‘Death penalty’: Gaza merchants suffer as trade crossing shuts

After Israel’s measure, 55 percent of goods can no longer enter the Gaza Strip, exacerbating already dire conditions.

 

 

“PENA DI MORTE”: i mercanti di Gaza soffrono mentre i valichi commerciali vengono chiusi

 

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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