Per diplomatici UE Gerusalemme Est va trattata come la capitale palestinese

I consoli dell’UE in Israele e presso l’Autorità palestinese raccomandano il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti da Gerusalemme est, chiedono che i funzionari dell’UE siano presenti durante le demolizioni di case e le evacuazioni.

10 gennaio 2011. Gerusalemme Est deve essere trattata come la capitale dello Stato Palestinese, secondo un rapporto compilato dai capi delle missioni diplomatiche europee a Gerusalemme e a Ramallah. La relazione contiene altre raccomandazioni senza precedenti per la Unione europea per quanto riguarda il suo atteggiamento verso Gerusalemme est.

I diplomatici europei, soprattutto consoli, consigliano inoltre che i funzionari dell’UE e i politici si rifiutino di visitare gli uffici del governo israeliano che si trovano al di là della Linea Verde e non accettino le scorte di sicurezza israeliane nella Città Vecchia e altrove a Gerusalemme est.

Il rapporto, che è stato completato il mese scorso, è stato inviato al Comitato per le politiche e la sicurezza a Bruxelles, il principale ente dell’UE per le politiche estere. Non è stato divulgato al momento apparentemente a causa della sensibilità del suo contenuto.

La relazione dei diplomatici parla anche della possibilità di non concedere ai “violenti coloni di Gerusalemme Est” l’ingresso nei paesi dell’Unione europea. Per quanto riguarda il commercio, si raccomanda di incoraggiare il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti da Gerusalemme est.

La prima parte del rapporto presenta in dettaglio la costruzione e l’espansione degli insediamenti a Gerusalemme Est, la violazione dei diritti umani dei residenti palestinesi nella parte orientale della città, così come la disuguaglianza in materia di istruzione e servizi sanitari disponibili ai palestinesi. La relazione conclude che oltre il loro significato umanitario, queste condizioni indeboliscono le possibilità dei palestinesi a mantenere una presenza nella città.

Le critiche da parte dell’Europa alle politiche israeliane nei territori palestinesi e in particolare a Gerusalemme Est non è una cosa nuova. Ma la svolta eccezionale nel rapporto può essere vista nelle raccomandazioni operative, che di fatto costituiscono la base per sanzioni contro Israele.

Ad esempio, il documento propone che gli alti funzionari dell’UE non si avvalgano delle imprese israeliane che operano a Gerusalemme Est, come per esempio alberghi e aziende di trasporto, e che non visitino i siti archeologici gestiti da “organizzazioni pro-coloni” (un riferimento alla città di Davide, Parco Nazionale).

La relazione prosegue suggerendo sensibilizzare l’opinione pubblica circa i prodotti provenienti dagli insediamenti, “per esempio fornendo assistenza ai principali rivenditori dell’UE in materia di etichettatura di origine per i prodotti provenienti dagli insediamenti”, e che i cittadini dell’UE siano informati “dei rischi finanziari connessi all’acquisto di beni immobiliari nella zona occupata di Gerusalemme Est”.

I diplomatici raccomandano inoltre che l’UE incoraggi Israele a consentire la riapertura degli uffici dell’OLP a Gerusalemme Est, in linea con la Road Map. Israele ha chiuso le istituzioni dell’OLP durante la seconda intifada.

Il rapporto indica anche che i diplomatici dell’UE siano chiamati ad esprimere grande preoccupazione durante i loro incontri con gli alti funzionari israeliani per lo stato dei servizi di emergenza disponibili agli Arabi a Gerusalemme Est.

Il rapporto inoltre invita i funzionari dell’Unione europea ad essere presenti durante demolizioni ed evacuazioni di case, così come durante udienze e processi riferiti a tali argomenti, e “assicurare che l’UE intervenga quando i palestinesi vengono arrestati o intimiditi dalle autorità israeliane per attività culturali, sociali o politiche pacifiche a Gerusalemme Est”.

La relazione raccomanda infine che l’Unione europea “incoraggi i paesi arabi a riconoscere la dimensione multiculturale di Gerusalemme, compreso il partimonio culturale ebraico e cristiano”.

Nir Hasson

(Fonte: Haaretz. Traduzione a cura di Stop Agrexco Italia)

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