Per i cittadini arabi, “ebraico e democratico” significa guerra demografica


 

Copertina: Centinaia di residenti beduini e sostenitori marciano verso un bulldozer nel villaggio di Umm al-Hiran, in una protesta contro il piano di istituire una nuova città ebraica sulle sue rovine – 27 agosto 2015. (Hadas Parush / Flash90)

di Orly Noy, 22 agosto 2017

Mentre gran parte del mondo giustamente si concentra sul furto di terre nei territori occupati, non dobbiamo dimenticare che Israele usa il pretesto di ‘ebraico e democratico’ per espropriare con grande impegno i propri cittadini arabi.

I cittadini israeliani che potrebbero avere dei dubbi circa l’efficienza delle istituzioni del proprio paese dovrebbero dare una seria occhiata alla Divisione per gli Insediamenti dell’Agenzia Ebraica.

Secondo Haaretz, la Divisione ha presentato un nuovo piano per insediare città ebraiche vicino alle comunità arabe nel deserto del Negev e in Galilea in modo da ostacolarne lo sviluppo.

La Divisione per gli Insediamenti, finanziata interamente dal governo israeliano, è la rappresentazione più accurata della capacità del regime di prevedere e perfezionare il suo pensiero a lungo termine. Istituita in seguito alla guerra del 1967, al fine di ‘esportare’ conoscenza ed esperienza israeliane nel ‘riscattare la terra’, la divisione è anche l’articolazione più precisa del colonialismo etnocratico di Israele, così come il suo tentativo di progettare il paese a beneficio di una supremazia ebraica . O in altre parole: la sua natura ‘ebraica e democratica’. Dopo aver ricevuto un mandato per iniziare a lavorare sulla Galilea e sul Negev, la Divisione per gli Insediamenti ha continuato il suo lavoro senza sosta. L’obiettivo potrebbe essere nuovo, ma la politica non è mai cambiata.

Il nuovo piano non sorprenderà coloro che si rifiutano di chiudere gli occhi davanti alla guerra demografica che Israele sta conducendo contro i suoi cittadini arabi – principalmente, ma non esclusivamente, attraverso le sue politiche del territorio – fin dalla fondazione dello stato. ‘Ebraico e democratico’ è una dannata bestia e richiede dominazione sia demografica che geografica.

Il piano della Divisione per gli Insediamenti mi ha ricordato qualcosa che mi disse una volta un amico palestinese. “Nella tua ‘allucinazione ebraica e democratica’, disse, ” l’aspetto ‘democratico’ è molto più pericoloso rispetto a quello ‘ebraico’. Naturalmente, ha ragione. Se dovessimo sbarazzarci della natura ‘democratica’ di Israele, otterremmo un apartheid in piena regola in cui la minoranza domina con forza la maggioranza oppressa – che vive in enclave semiautonome – attraverso leggi discriminatorie. Chi lo sa, forse il mondo avrebbe messo fine a questa vergognosa realtà da tempo.

Vista del muro di separazione e del villaggio cisgiordano di Beit Jala, come si vede da Gilo, Gerusalemme – 4 dicembre 2016. (Nati Shohat / Flash90)

Ma la pretesa di imporre la supremazia ebraica attraverso la ‘democrazia’ è ciò che veramente detta la guerra demografica. Qualcosa che consentirà il controllo ebraico con mezzi apparentemente democratici, piuttosto che attraverso ‘misure eccezionali’, come in un regime di apartheid.

Non è che Israele si sia mai astenuto dall’utilizzare tali ‘misure eccezionali’. Il processo di costruzione del progetto coloniale sionista ha avuto inizio con la pulizia etnica di centinaia di migliaia di persone, espulse o fuggite dalla loro terra senza poter tornare. Israele ha compreso sin dall’inizio che, per mantenere il suo potere demografico, avrebbe bisogno – oltre che incoraggiare attivamente l’immigrazione ebraica in Israele – di limitare l’espansione e lo sviluppo degli arabi. È qui che si sono inserite le politiche territoriali dello Stato.

Dalla fondazione dello Stato, la terra appartenente alla popolazione araba – che rappresenta il 20% della popolazione totale – è stata dimezzata mentre le autorità locali arabe hanno il controllo di meno del 4% della terra nel paese. Prendiamo, ad esempio, la città di Sakhnin il cui territorio, dopo l’istituzione di Israele, è sceso al 15% della sua dimensione originale. Inoltre non è un caso che dal 1948 in tutto il paese siano state istituite più di 1.000 nuove comunità ebraiche, mentre non è stata costruita una sola città araba per soddisfare le esigenze della popolazione palestinese. Le eccezioni sono state municipalità come Tel Sheva e Rahat nel Negev, costruite per concentrare la popolazione beduina in ghetti sottosviluppati in modo da consentire allo Stato di espropriare più facilmente la terra beduina.

 

Beduini raccolgono le loro cose dalle rovine delle loro case demolite nel villaggio beduino di Umm al-Hiran, 18 gennaio 2017. (Hadas Parush / Flash90)

A causa di anni di misfatti commessi nei territori occupati, la maggioranza degli israeliani collega la Divisione all’impresa di insediamento. È facile dire che Israele ‘importa’ queste pratiche dalla Cisgiordania verso Israele. Questa visione è perfettamente in linea con la narrazione della ‘brutta china’ che mette in guardia contro i pericoli dell’occupazione che corrompe la società israeliana da dentro, per timore di non riuscire a mettervi fine. Ma è proprio vero il contrario: la Divisione per gli Insediamenti nasce da un organo governativo che ha attivamente giudaizzato la terra molto prima dell’occupazione nel 1967. Infatti fu istituito per esportare le pratiche coloniali – realizzate in Israele dopo il 1948 – nei territori occupati.

Israele sa che la finzione di ‘ebraico e democratico’ sarà messa alla prova non a Hebron o Ofra, ma nel Negev e in Galilea. Mentre Netanyahu e Liberman fantasticano di scorciatoie con l’uso di ‘scambi di popolazione’ per mantenere il dominio demografico, la Divisione per gli Insediamenti ha costantemente promosso una politica di strangolamento delle comunità arabe, tutto mentre continua a giudaizzare la terra. Sì, questo può essere un compito molto più faticoso che non indurre velocemente centinaia di migliaia di cittadini arabi a sparire in un istante. Ma nessuno ha mai detto che tutta questa ‘ebraica e democratica’ cosa sarebbe stata una passeggiata nel parco.

Questo post è stato pubblicato originariamente in ebraico su Call Local.

Orly Noy – Sono un’attivista politica, in passato in contesti come Women’s Coalition for Peace e Mizrahi Democratic Rainbow. Negli ultimi anni sono diventata un’ attivista più da tastiera. Mi occupo delle linee che intersecano e definiscono la mia identità come Mizrahi, una femmina di sinistra, una donna, una migrante temporanea che vive dentro a un’immigrata perpetua, e il dialogo costante tra di loro. Traduco poesia e prosa dal farsi e sogno di costruire, se non un intero scaffale, almeno un modesto scaffale di libri persiani in ebraico, come un atto politico nella lotta contro l’emarginazione della cultura Mizrahi nel discorso israeliano.

Traduzione Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

fonte: https://972mag.com/for-arab-citizens-jewish-and-democratic-means-demographic-war/129392/

 

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