Per i razzisti israeliani, gli ebrei etiopi stanno “rovinando il sogno sionista”

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09/10/2018

Israele mira a creare e mantenere uno Stato per soli Ebrei bianchi.

CJ Werleman – 1 ottobre 2018

All’inizio di quest’anno, in rappresentanza di 8.000 Ebrei in Etiopia, attivisti hanno minacciato di organizzare uno sciopero della fame di massa se il governo israeliano avesse continuato a bloccare l’arrivo degli Ebrei etiopi che volevano riunirsi ai parenti da cui erano stati separati durante le due ondate migratorie di massa del 1984 e 1991.

“ In nessun’altra comunità si può trovare che il genitore è qui e i bambini no, o che i bambini sono qui e i genitori no, costretti a restare separati”, ha detto Avraham Neguise, presidente della Commissione per l’Assimilazione e la Diaspora del parlamento israeliano.

Questo mese, il governo ha annunciato di aver acconsentito ad assorbire solo 1.000 dei rimanenti 8.000 Ebrei etiopi che cercano di fuggire dalle persecuzioni nel loro Paese d’origine e di riunirsi con i loro nonni, genitori, figli e famiglie allargate che vivono nell’autoproclamato stato ebraico di Israele.

Alisa Bodner, portavoce della comunità etiopica israeliana, ha definito la decisione di Netanyahu “un’incredibile delusione”, ma è molto più di questo: è sfacciato razzismo e discriminazione.

Con la “Legge del ritorno” – approvata dalla Knesset nel 1950 – a ogni Ebreo nel mondo viene garantito il diritto di stabilirsi in Israele. Con una notevole eccezione: gli Ebrei etiopi.

Secondo una severa legge religiosa, Israele non considera gli Ebrei etiopi come Ebrei, il che significa che la loro immigrazione richiede una speciale approvazione.

“È solo la comunità ebraica etiope, non gli Americani, non i Russi, non gli Europei. Se non si tratta di discriminazione, come si chiama?” chiede Neguise.

 Israele non considera gli Ebrei etiopi come Ebrei, il che significa che la loro immigrazione richiede una speciale approvazione.

Mentre durante la metà degli anni ’80 Israele ha concesso la cittadinanza a circa 125.000 Ebrei etiopi, oggi la sua posizione politica è molto diversa. Allora l’obiettivo era di incrementare la scala demografica in favore degli immigrati ebrei di tutte le razze e nazionalità, come mezzo per superare la popolazione palestinese, in modo che lo Stato potesse vantare il suo carattere ebraico.

Oggi invece politici e opinionisti israeliani diffondono la paura di una “minaccia africana”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha a lungo insultato i richiedenti asilo africani definendoli “infiltrati” e una “concreta minaccia per il carattere ebraico e democratico del Paese”, una posizione ripresa da quasi tutte le componenti della società civile e politica israeliana, con politici ed esperti di entrambi gli schieramenti che promettevano di salvare Israele dalla “minaccia africana”.

L’attuale governo e i suoi sostenitori sono ossessionati dall’accelerare il progetto in corso da 70 anni per trasformare il Paese in un’isola fortificata, con l’obiettivo di negare l’ingresso sotto ogni possibile forma a coloro che fuggono da persecuzioni e disperazione dai vicini Stati arabi e dal continente africano.

“La migrazione dall’Africa, dall’Autorità palestinese e dagli Stati arabi sta per condannarci a morte”, ha avvertito Ilan Tsion, un lobbista che rappresenta un gruppo politico di destra chiamato “Fence for Life”, con stretti legami con il governo di Netanyahu. “Ogni persona che aiuta gli stranieri entrati nel Paese sta tagliando il ramo di un albero su cui siamo seduti e sta minacciando la vita di ognuno di noi”.

Le idee etno-suprematiste di Tsion sono diventate una posizione condivisa nell’odierno Israele, mentre l’espropriazione e l’espulsione hanno funzionato a lungo come i motori gemelli del progetto per creare uno Stato ebraico unico, che considera i non ebrei come una “minaccia demografica”.

Questo progetto non mira soltanto a creare uno Stato esclusivamente ebraico, ma piuttosto, o più esattamente, a creare e mantenere uno Stato solo per gli Ebrei bianchi, un obiettivo riconoscibile nel modo in cui sono stati trattati gli Ebrei provenienti dall’Africa.

In effetti, Israele sta affannosamente cercando di capire come risolvere il dilemma autoindotto di come trattare gli Ebrei neri.

Israele è uno Stato di coloni bianchi fondato sull’idea di essere una patria per il popolo ebraico, ma mentre ha cambiato le sue leggi sull’immigrazione per favorire gli Ebrei bianchi provenienti dalla Russia, ha approvato leggi per ostacolare quelli provenienti dall’Etiopia.

Così, il destino degli Ebrei etiopi che si sono fatti strada con successo in Israele durante le due ondate migratorie, è stata una vita di scandaloso razzismo e di discriminazioni sancite dalla legge.

Le donne etiopi sono state costrette a iniettarsi anticoncezionali di lunga durata che, così com’era stato previsto, hanno causato un crollo del tasso di natalità all’interno della comunità; il sangue donato dagli Etiopi è stato segretamente distrutto dal governo per il timore  razzista che gli  Africani fossero  “portatori di malattie”, mentre le brutali pratiche della polizia li hanno ingiustamente presi di mira.

“Disorienta in modo terribile, questa combinazione di essere sia neri che ebrei”, scrive Efrat Yerday, cittadino israeliano di origini etiopiche. “Disorienta  perché il razzismo basato sul colore della pelle non distingue tra cittadini e non cittadini, tra musulmani ed ebrei, e se Israele è istintivamente contrario ai neri, allora non c’è ragione per cui non lo sia anche contro di me”.

David Sheen, un giornalista ebreo canadese che ha ampiamente documentato le ingiustizie contro gli immigrati ebrei africani ed etiopi in Israele, osserva che l’odio per gli immigrati neri è così prevalente nella società israeliana oggi che agli asini etiopi viene riservato  un trattamento migliore rispetto agli etiopi umani, con uno status d’immigrazione preferenziale dei primi rispetto ai secondi.

 Le opinioni etno-suprematiste di Tsion sono diventate una posizione  condivisa nell’odierno Israele.

Sheen afferma anche che Israele usa gli Ebrei etiopi come strumento di propaganda per nascondere il suo razzismo contro gli immigranti non bianchi vantandosi di essere un “salvatore” di Etiopi.

Se fossero necessarie ulteriori prove per dimostrare come Israele sia determinato a impedire l’ingresso dei migranti neri considerati coloro che rovinano il “sogno sionista” basta leggere l’affermazione dell’ex ministro degli Interni Eli Yishai, che ha affermato:

“I migranti [africani] si stanno moltiplicando a migliaia e il sogno sionista sta morendo”; o considerare  il recente  tentativo di corrompere i profughi africani con biglietti aerei e denaro in cambio della loro deportazione o l’espansione dei centri di detenzione dei migranti nel Negev, che attualmente ospitano a tempo indeterminato più di 8.000 richiedenti asilo africani.

Il rifiuto di Netanyahu di onorare la promessa del governo di ricongiungere  gli Ebrei rimasti in Etiopia con le loro famiglie in Israele, è solo un’altra pietra miliare del progetto coloniale israeliano per la costruzione di  uno Stato di soli coloni bianchi.

CJ Werleman è l’autore di “Crucifying America”, “God Hates You, Hate Him Back” e “Koran Curious”, ed è l’ospite di Foreign Object.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://www.alaraby.co.uk/english/comment/2018/10/1/ethiopian-jews-are-ruining-the-zionist-dream

 

Per i razzisti israeliani, gli ebrei etiopi stanno “rovinando il sogno sionista”

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