Per il futuro della Siria solo il dialogo, dice Padre Dall’Oglio

07/08/12 10:29

Il gesuita è stato più di 30 anni in Siria dove ha fondato, negli anni ’80, il monastero cattolico Deir Mar Musa al-Habashi, nel deserto a nord di Damasco. Ha sempre creduto nel dialogo interreligioso con il mondo musulmano e per questo il governo siriano ha deciso di espellerlo dal paese nel 2011. “La Siria è contemporaneamente troppo importante e troppo poco. Ma centinaia di morti e 2 milioni e mezzo di persone che si sono dovute spostare rappresentano una tragedia apocalittica”

 

 

Elisabetta Villaggio

ROMA – Dal Texas, al telefono, Padre Paolo Dall’Oglio, un gesuita che è stato più di 30 anni in Siria dove ha fondato, negli anni ’80, il monastero cattolico Deir Mar Musa al-Habashi, nel deserto a nord di Damasco. Padre Dall’Oglio ha sempre creduto nel dialogo interreligioso con il mondo musulmano e per questo il governo siriano ha deciso di espellerlo dal paese nel 2011. L’espulsione è stata poi eseguita il 12 giugno 2012.

Come si è sentito dopo così tanti anni in Siria ad essere cacciato? Il mio nuovo indirizzo di posta elettronica è proprio “cacciato e amareggiato”, in arabo. Ora sto incontrando tanti siriani in giro per il mondo mandati via per diversi motivi tra i quali la povertà o la repressione così mi trovo in buona compagnia, qui è tutto un abbracciarsi e baciarsi dicendo di voler tornare in Siria. Ora sono in giro per l’America per degli incontri ufficiali con i siriani all’estero. La questione importante è di creare un dialogo tra siriani che riduca gli effetti di guerra civile perniciosa. Bisogna anche provare a sgretolare questo muro di indifferenza internazionale nei confronti della Siria

Perché secondo lei c’è questo muro di indifferenza? Perché la Siria è contemporaneamente troppo importante e troppo poco. Troppo poco perché c’è poco petrolio, perché ad Israele può far comodo vederla indebolita e anche perché non fa parte del cortile di nessuno.

Però è sostenuta dalla Russia E’considerata troppo importante per la Russia e anche per l’Iran quindi la c’è una guerra regionale aperta

Perché è così importante per la Russia? E’ una boa geostrategica affacciata sul Mediterraneo e per la Russia, che ha già perso tutto nei paesi arabi, la Siria rimane l’ultima roccaforte. La Russia non intende perdere anche perché l’idea per i russi che un altro paese diventi politicamente musulmano è un incubo rispetto all’evoluzione dei paesi a maggioranza musulmana d’Asia tutti confinanti con la Russia o dentro la Russia stessa come la Cecenia.

E la posizione dell’Iran? L’Iran ha una priorità assoluta di solidarietà con paesi in qualche modo aderenti ad un’area sciita, l’Iraq, la Siria, il Libano. Dove ci sono popolazioni sciite l’Iran pretende di avere un dovere di protezione. Bisognerebbe inventare una Siria neutrale come l’Austria dopo la II guerra mondiale. Una Siria democratica dove i siriani si assumono la loro responsabilità civile. Ci vuole un accordo internazionale che garantisca una Siria plurale forse addirittura federale, un accordo tra le due superpotenze, Russia e America per pacificare la Siria e smettere questa guerra civile tra sciiti e sunniti che la sta insanguinando.

Secondo lei per far questo c’è bisogno dell’America, dell’Europa o di cosa? C’è bisogno dell’ONU. Le Nazioni Unite con, ovviamente, un accordo tra superpotenze, quindi un accodo tra Europa, America, Russia e Lega Araba, con un tacito patto o almeno una tolleranza dell’Iran per trovare una soluzione, un’intesa costituzionale scelta dai siriani e garantita da un negoziato internazionale. La Siria è un paese piccolo in una posizione strategica e tutti questi grandi non riescono a mettersi d’accordo nonostante tanti mesi di guerra straziante, guerra civile con tanti morti tra i quali moltissimi bambini. Gli stessi mesi durante i quali Israele e l’America continuano a minacciare di bombardare l’Iran. Siamo già in una situazione bellica nella regione.

Per cui secondo lei c’è da preoccuparsi seriamente? C’è veramente molto di cui preoccuparsi, sono mesi nei quali l’Europa e l’America hanno lasciato l’Iraq con tutti i problemi insoluti dove si continua a morire, con una media di 50 morti al giorno. L’Europa e gli americani si preparano a lasciare l’Afganistan dopo aver perso la guerra contro in talebani. La situazione non è facile, i paesi dittatoriali pro occidentali dell’Africa del nord, dall’Egitto fino alla Tunisia, sono ormai paesi dove l’orientamento politico è chiaramente islamico e dove la gente rivendica la propria autodeterminazione quindi è chiaro che siamo in una situazione nella quale i timori si sono cristallizzati sulla Siria e anche Kofi Annan ha deciso di ritirarsi, di non continuare più il suo sforzo di pace.

Ho letto che lei diceva che il Brasile dovrebbe intervenire Lo dicevo un anno e mezzo fa. Il Brasile e anche il Canada potrebbero portare avanti un’iniziativa diplomatica. In Brasile ci sono milioni di siriani ed è il più grande paese cattolico del mondo, quindi il Papa può chiedere di fare un’iniziativa diplomatica. Il Canada invece ha a che fare con la Russia in continuazione nel mare del nord e forse ha dei canali in grado di riattivare un’iniziativa negoziale diplomatica. Questi potrebbero essere umilissimi tentativi su un terreno dove invece le armi stanno decidendo il destino di questo popolo. Centinaia di morti, di vittime, 2 milioni e mezzo di persone che si sono dovute spostare rappresentano una tragedia apocalittica.

Si dovrebbe muovere la democrazia anche a livello religioso? Io credo nel dialogo interreligioso, credo nella maturazione democratica del musulmano e quindi credo di dar fiducia a questi popoli e di rinunciare a quel paternalismo islamofobo che purtroppo è stato la caratteristica di tanta politica occidentale.

Secondo lei quale potrebbe essere la soluzione più immediata e migliore per tutti per risolvere questo conflitto? La soluzione migliore è di mandare subito i caschi blu dell’ONU, che Annan riprenda l’iniziativa, che si dichiari il cessate il fuoco, che si dichiari che Assad deve andarsene e che ci faccia una transazione democratica come in Yemen. I caschi blu dell’ONU devono subito dividere quelle le popolazioni della Siria che si stanno massacrando, devono proteggere i sunniti dalle milizie sciite del regime di Assad. Non si può stare in guerra all’infinito.

Secondo lei sarà mai possibile un mondo in pace? La pace è un desiderio continuo, il mondo è il teatro della lotta, noi perseguiamo la pace e il bene, il resto lo lasciamo fare a Dio.

Nel futuro cosa vorrebbe fare? Adesso sono a tempo pieno per la Siria e domani sarò a tempo pieno in Siria. Io voglio stare in Siria perché è casa mia e voglio anche prendermi un passaporto siriano visto che me lo stanno promettendo tutti. Abbiamo cominciato un’attività in Iraq, nel Kurdistan iracheno e sono molto appassionato a questo progetto.

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