“Per resistere, come se fosse normale…” di Rosanna Tommasi

“Voglia di normalità. Finestre di resistenza non violenta in Palestina”, Nandino Capovilla e Betta Tusset, Ed. Paoline

E’ un libro da leggere, si legge in un fiato, perché ha dentro la vita. E’ un libro che dovrebbe essere obbligatorio per chi va pellegrino in Terra Santa, perché in poco più di cento pagine, racconta con passione e partecipazione, entrando con discrezione nelle case, la “normalità” di vita di un popolo, che dal ’48 ad oggi, resiste quotidianamente ad una situazione di reale oppressione.
Un’oppressione che si può anche non vedere, se non si hanno occhi e cuore aperti e mente libera da pregiudizi. Ma un’oppressione che si consuma ogni giorno in modi diversi in tutto la Terra Santa, là dove l’acquisizione della terra altrui, in nome della sicurezza o della razionalità del territorio, per farne le proprie case o per creare i propri parchi, la costruzione del muro di separazione che soffoca la vita e toglie l’acqua, il continuo espandersi delle colonie, insediamenti illegali, la pesante, asfissiante occupazione militare da parte dell’esercito israeliano, privano un popolo dei suoi diritti più elementari.

Gli autori entrano nelle case, sono accolti nelle case, viene loro offerto il tè, condividono momenti di intimità domestica, ripercorrendo, negli incontri con i protagonisti, avvenimenti collocati in diversi momenti storici della loro vita e della vita del loro paese, dalla Nakba del 1948, alla guerra dei sei giorni del 1967, alla costruzione del muro di apartheid, fino alla tragica operazione “piombo fuso”.
Raccontano come si vive in una casa occupata dai soldati o con ordine di demolizione, come si sta con il muro ad un metro dal cancello; come si ricorda una casa evacuata sessant’anni prima, come si sopravvive in una casa accerchiata dalle colonie, come si resiste sotto le bombe o sotto una tenda perennemente abbattuta dall’esercito che dovrebbe garantire la sicurezza.
E nonostante tutto ciò, continuano a non disperare, continuano tenacemente a resistere, a coltivare una speranza ai nostri occhi impossibile, con pazienza, con creatività, nonostante l’occupazione che invade e pervade ogni ambito della loro vita.
Violette, Omar, Ahmed, Amal, Nura, Bilal, …..e tutti gli altri che si incontrano, nomi che diventano volti, diventano storie incredibili di resistenza nonviolenta in contesti dove il sopruso e la violenza sono quotidiani, ma dove la vita con la sua voglia di normalità, ostinatamente prevale.

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