Perché gli Egiziani ci odiano di Gideon Levy

Esattamente un mese prima dell’assalto della folla all’ambasciata d’Israele al Cairo, una delle voci più autorevoli del quotidiano israeliano Ha’aretz, profeticamente pubblicava questo pezzo che rilanciamo “a voce alta”

Le masse che dimostrano contro Israele ora sono le stesse masse che a suo tempo hanno dato il benvenuto ad Israele; è divampato l’odio, ma non sarà questa la strada da percorrere.
La bandiera israeliana che è stata strappata da un giovane egiziano dalla finestra dell’ambasciata israeliana al Cairo era sbiadita e logora, e sventolava da una vecchia torre di uffici anonima, invisibile dalla strada ad occhio nudo. Una grande quantità di acqua torbida è scorsa nel Nilo da quando questa bandiera è stata dispiegata per la prima volta; le persone che pensano che ardere di odio contro Israele sia un comandamento divino, un destino o l’ira della natura, dovrebbero ripensare ai primi giorni di pace tra Israele ed Egitto. Allora, negli spensierati ani ’80, decine di migliaia di israeliani sciamarono in Egitto e furono accolti con gioia aperta. Fu un piacere essere un israeliano al Cairo in quei giorni, a volte anche un grande onore.
Le masse che manifestano contro Israele ora sono le stesse masse che una volta hanno bene accolto gli israeliani. Venerdì, anche se la “manifestazione di milioni di persone” contro Israele è diventata solo una “marcia di migliaia”, è divampato l’odio. Ma non deve essere così.
Il fatto che non è sempre stato così dovrebbe costituire uno spunto di riflessione in Israele. Tuttavia, come il solito, la questione del perché non viene messa in discussione dalle nostre parti. Perché c’è il terrore?Per causa. Perché c’è l’odio? Per causa. E’ molto più facile pensare che l’Egitto ci odia e basta, e spogliarci di ogni responsabilità.La pace con l’Egitto, che è considerata un bene solo quando è a rischio, è stata una pace con cui Israele ha giocato e che ha violato sin dall’inizio.
Essa richiedeva il riconoscimento dei diritti legittimi del popolo palestinese e la garanzia dell’autonomia entro cinque anni. Israele ha condotto negoziati ridicoli, guidata dal suo ministro degli interni (Yosef Burg) con l’intenzione di concludere i negoziati e andarsene via, ma non ha mai adempiuto ai suoi obblighi. L’invasione del Libano, il giorno dopo che il trattato è stato completato nel 1982, è stata pericolosa e arrogante. Contro ogni previsione, l’Egitto ha resistito a questa provocazione.
La gente che chiede perché gli egiziani ci odiano dovrebbe ripensare a queste due azioni fondamentali di Israele. La memoria pubblica può essere di breve durata, ma l’odio non lo è: le sue fiamme sono state attizzate fin da allora. Le persone che vogliono capire perché gli Egiziani ci odiano dovrebbero ricordare le scene delle operazioni Piombo Fuso (bombardamento di Gaza) e Scudo Difensivo, il bombardamento di Beirut e il bombardamento di Rafah. Se gli israeliani fossero stati esposti a scene in cui un altro paese avesse agito nello stesso modo nei confronti degli ebrei, lo stesso odio brucerebbe dentro di noi verso quel Paese. Le masse arabe hanno visto le terribili immagini e il loro odio è aumentato.
Questo odio ha acquisito un significato decisivo con l’arrivo della primavera araba. Le regole del gioco nel nuovo Medio Oriente sono cambiate. Accordi di pace e cessate il fuoco che i tiranni in Egitto, Siria e Giordania hanno mantenuto con molto stridor di denti, non possono più essere conservati in regimi democratici o in parte democratici. D’ora in poi, la gente ha cominciato a esprimersi, non tollererà comportamenti violenti o colonialisti verso gli arabi, e i loro leader dovranno tenerne conto. L’occupazione, e le esagerate esibizioni di forza da parte di Israele in risposta agli attacchi terroristici, sono ora messe alla prova dei popoli, non solo dei loro governanti.
C’è un lato positivo in questo, nel senso che può frenare Israele, come si è già visto di recente in relazione a Gaza: se non fosse per il nuovo Egitto, forse saremmo già alle prese con l’operazione Piombo Fuso 2. Ma nel lungo termine, questo non sarà sufficiente a trattenere le nostre forze e sopire il nostro fuoco.
Sta diventando estenuante ribadire questo, ma ora è più vero che mai: Israele non ha più la possibilità di sopravvivere solo con la spada. I pericoli insiti nella nuova realtà che sta emergendo davanti ai nostri occhi non sono del tipo che il predominio militare da solo sia in grado di superare per vari anni ancora. Non possiamo rinchiuderci per sempre, per quanto protetti e armati possiamo essere. Le nuove leadership arabe non saranno in grado di ignorare i desideri dei loro popoli, e i loro popoli non accetteranno Israele come occupante violento nella regione. Non solo un’altra Operazione Piombo Fuso è diventata quasi impossibile, ma la continua occupazione [dei Territori Palestinesi] mette in pericolo Israele – più durerà, più forte sarà l’opposizione alla stessa esistenza di Israele.
Non è difficile immaginare come le cose potrebbero essere diverse. E’ sufficiente ricordare i primi giorni di pace con l’Egitto, o primi giorni di Oslo – fino a quando gli arabi si sono accorti della frode. Non è difficile immaginare accordi di pace che avrebbero portato alla fine dell’occupazione e ad una risposta all’iniziativa di pace araba. L’unico modo è quello di creare una nuova immagine di Israele agli occhi del nuovo mondo arabo. Solo se questo accade potremo tornare al mercato del Cairo Khan el-Khalili ed essere accettati lì. Cerchiamo di non sprecare parole per altre alternative: per Israele non ne esistono.

Haaretz, 28 agosto 2011

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