PERCHÉ GLI STATI UNITI CONTINUANO A PIEGARSI A ISRAELE?

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di Robert Fisk – 1° aprile 2019

Il presidente Donald Trump mostra un proclama presidenziale che riconosce le Alture del Golan come territorio israeliano. Casa Bianca, Washington, D.C., lunedì 25 marzo 2019 – Foto Susan Walsh / Associated Press

C’è qualche altro paese al mondo con il quale gli Stati Uniti oserebbero colludere su tale scala? Dimenticate la “speciale relazione” con gli svitati in Gran Bretagna o il Nuovo Mondo accorso a soccorrere il Vecchio Mondo nella Seconda guerra mondiale. C’è soltanto una relazione speciale che conti oggi, e tutti sappiamo qual è. Aver dato la sua benedizione a tutta Gerusalemme come proprietà israeliana e avendo ora consegnato il Golan come possesso – poiché “annettere” significa “impossessarsi”, non è questo? Donald Trump ha minato le intere fondamenta del principio “terra in cambio di pace” incorporato nella Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza. E Israele è felice. Un dono per la rielezione di Benjamin Netanyahu, ci è detto.

Vero, il “processo di pace” in Medio Oriente è morto anni fa – se mai è esistito o doveva funzionare – ma l’ostentato avallo di Trump, lunedì, all’annessione israeliana del Golan ha stracciato i documenti, i paragrafi, le basi stesse della soluzione israelo-palestinese a due stati che avrebbe potuto por fine alla più lunga occupazione militare della nostra generazione. E gli Stati Uniti hanno ora offerto il loro sostegno aperto, pubblico e appassionato alla parte israeliana nell’ultima guerra coloniale del mondo. E se il Golan fa oggi parte di Israele a causa della minaccia dell’Iran, allora anche il Libano meridionale può diventare parte di Israele. Non è anche Hezbollah una “minaccia” iraniana? E quanto rapidamente vedremo annessa a Israele la West Bank con l’approvazione degli Stati Uniti?

Notate due cose riguardo ai paragrafi precedenti. Innanzitutto il numero di volte in cui sono stato costretto a usare le virgolette attorno a verbi e nomi e aggettivi che normalmente non le richiederebbero. E, secondo, come una parola – Siria – semplicemente non è stata citata. La perdita siriana del Golan nel 1967 è avvenuta così tanto tempo fa ed è divenuta così normalizzata che in un modo perverso la sua proprietà reale ha cessato di esistere; il riconoscimento da parte di Trump dell’”annessione” israeliana – non riconosciuta da nessun’altra parte del mondo – ha semplicemente accettato che semplicemente siamo stati tutti d’accordo. Che il furto della terra siriana è oggi perfettamente legale. O “legale”. E’ stato molto istruttivo che quando il sito web della BBC ha scelto di occuparsi della faccenda della marachella trumpiana circa il Golan, ha pubblicato un servizio intitolato “Che cosa significa tutto questo”, ma che non ha citato la Siria fino al quinto paragrafo.

I media, nella loro servile, vile, codarda riverenza a Israele – e nella loro assoluta paura di essere gettati nell’inferno accusatorio dell’”antisemitismo” – hanno molto di cui rispondere. Quando Colin Powell disse al Dipartimento di Stato di istruire le ambasciare a definire la West Bank “disputata” anziché “occupata”, la stampa e la televisione statunitensi hanno quasi immediatamente cambiato la definizione. E così quando, alcune settimane fa, il Dipartimento di Stato si è improvvisamente riferito al Golan come “controllato da Israele”, anziché “occupato da Israele”, tutti abbiamo saputo che cosa stesse arrivando. Sia ringraziato il cielo, come dico sempre, per quei coraggiosi giornalisti israeliani – e per quegli innaturalmente pochi attivisti e politici – che si fanno sentire contro queste insensatezze.

Questa transizione verbale, tuttavia, non è né sottile né sorprendente – considerata la totale resa degli Stati Uniti a tutto ciò che è israeliano – ma è molto sinistra per il popolo del Medio Oriente. Sono rimasto colpito da qualcosa che ha detto Netanyahu in risposta alla firma da parte di Trump di quel vergognoso documento sul Golan: ha detto che “le radici del popolo ebreo nel Golan risalgono a migliaia di anni addietro”. Vero. Ma mi sono ricordato immediatamente che nel 1982, nel giro di settimane dell’invasione israeliana del Libano, soldati israeliani e funzionari degli “affari civili” avevano visitato i villaggi mussulmani sciiti e cristiani del sud del Libano, consegnando questionari agli arabi. Li vidi farlo. I documenti erano lunghi e complicati. C’erano resti archeologici ebrei nelle loro terre? era chiesto ai libanesi. Qualcuno dei loro vecchi edifici più antichi aveva segni di essere stato abitato da ebrei in decenni o secoli precedenti? Colline o villaggi avevano nomi ebrei? Erano specialmente interessati all’area all’interno del triangolo di Tiro, Sidone e Qana.

Naturalmente c’erano molti resti ebrei. Persino nei villaggi collinari delle montagne druse di Chouf ho trovato gli intagli della mezuzah sugli stipiti in pietra delle porte, a dimostrazione che i loro antichi proprietari rispettavano le istruzioni del Libro del Deuteronomio. Gli israeliani annotavano questi segni; in effetti alcuni degli abitanti li segnalavano ai soldati israeliani inizialmente amichevoli. Ma naturalmente ciò creava un precedente. E se – dopo la prossima guerra contro il Libano – Israele decidesse che anziché occupare il Libano meridionale annetterà la regione perché “le radici del popolo ebreo” nella regione “risalgono a migliaia di anni addietro”?

Sì, so che per farlo Israele dovrebbe sconfiggere Hezbollah, un evento improbabile poiché più probabilmente Hezbollah si dirigerebbe in Israele attraverso il confine libanese. Ma nei 18 anni in cui ha occupato quasi tutto il Libano meridionale, in media non si sono mai riferiti a esso come a “occupato da Israele”. E’ sempre stato chiamato “controllato da Israele” e la vasta zona di occupazione israeliana non è mai stata chiamata con questo nome. Invece è sempre stata chiamato come la “zona di sicurezza” di Israele. Noi giornalisti abbiamo già preparato il terreno semantico per l’annessione che non è avvenuta… ancora.

Ma questo non è un articolo sul Libano più di quanto sia sullo stesso Trump. In verità, osservando la pagliacciata nella madre dei parlamenti, trovo sempre più imbarazzante scrivere dell’insensatezza della Casa Bianca di Trump. No, qui si tratta dell’atto stesso dell’annessione internazionale e della disponibilità dell’occidente di acconsentire al furto delle terre… a meno che, ovviamente, si tratti di Putin e della Russia. E si tratta del fatto – non mercanteggiamo come spilorci sulle definizioni – che gli Stati Uniti, nella loro politica estera in Medio Oriente, sono impegnati con Israele. Vent’anni fa raccolsi dozzine di documenti riguardanti dichiarazioni politiche governative statunitensi e israeliane sulla regione, li mischiai e chiesi a un collega di sistemarli nel loro ordine originale. I lettori potrebbero provare a fare lo stesso: era – ed è – un compito impossibile.

Sono stanco degli argomenti totalmente falsi circa l’antisemitismo negli Stati Uniti. Il paese ha molti antiebrei, antiarabi, razzisti contro i neri, senza dover de-semanticizzare il termine “antisemitismo” usandolo contro tutti i critici di Israele. Non c’è bisogno di parlamentari di origine araba, con le loro sospette, sgradevoli osservazioni rivelatrici e con la loro sciatta conoscenza della storia, per capire che gli statunitensi non denunceranno, né oseranno farlo, la doppia lealtà di loro concittadini e concittadine.

Osservate semplicemente il Congresso statunitense quando Netanyahu vi parla. I rappresentanti degli Stati Uniti si alzano in piedi ad applaudire e poi si siedono e poi si rialzano ad applaudire e si risiedono: 29 volte nel 2011 e 39 volte nel 2015. Osservo sempre con un sorriso questo inchino del parlamento statunitense, poiché mi ricorda le ovazioni che riceveva sempre Saddam Hussein dal suo amato popolo e che Bashar al-Assad ha sempre ricevuto – e tuttora riceve – dai suoi leali sudditi. Posso ben capire perché i leader mediorientali individuino paralleli tra il mondo arabo e gli Stati Uniti.

E ho potuto ben capire perché il Congresso si sia messo così tante volte di fila sull’attenti quando il vicepresidente di Trump, Mike Pence, ha detto, come ha fatto lunedì, che “siamo schierati con Israele perché la sua causa è la nostra causa, i suoi valori sono i nostri valori e la sua lotta è la nostra lotta”.

Davvero? Gli Stati Uniti, che hanno combattuto una guerra coloniale contro i britannici, sono davvero schierati con la causa coloniale di Israele, con la sua espansione coloniale e furto di terre nella West Bank? Gli statunitensi sono davvero “schierati” con Israele nei suoi costanti, brutali bombardamenti di palestinesi – e del Libano – e tollerano e approvano quei crimini di guerra che tutti, salvo gli statunitensi, riconoscono essere responsabilità di Israele? E se lo fanno, perché gli statunitensi si sono presi la briga di entrare in guerra con Saddam? Perché bombardiamo la Siria?

Non ha senso ripercorrere la storia putrida delle annessioni. Dell’annessione statunitense delle Hawaii perché avevano bisogno di una base navale nel Pacifico (come notarono i giapponesi) e dell’annessione della maggior parte del Nuovo Messico, del Texas e dell’Arizona. Non sto neppure citando Putin e la Crimea. Né abbiamo certo bisogno di trascinarsi attraverso le annessioni perpetrate dal piccolo caporale coi baffi – in stile Jacinda Ardern, non ne farò il nome – che annetté i Sudeti e l’intera Austria, quest’ultimo evento accompagnato da un editoriale del Times che la paragonò favorevolmente all’unione, vecchia di trecento anni, di Scozia e Inghilterra.

No, non faccio confronti tra le annessioni. Gli israeliani non sono nazisti e gli statunitensi non sono russi e i russi non sono israeliani. Ma ci sono paralleli cui gli stessi paesi attingono quando scelgono di annettere – o consacrare annessioni – di terre altrui. Il che può essere tutto basato, e nella maggior parte dei casi è stato basato, sia su radici etniche sia su necessità militari.

Oggi dobbiamo riapprendere quella vecchia espressione: “fatti sul campo”. Israele ha annesso Gerusalemme e il Golan nel 1980 e 1981 – il mondo intero (e molti israeliani) condannarono ciò all’epoca – ma oggi Trump ha spezzato a metà l’equazione “terra in cambio di pace”. Washington ha concesso l’imprimatur all’acquisizione illegale di terre, a un furto territoriale. E perché no, quando il Congresso è alla mercé di Israele?

E tuttavia, perché prendersela? Riconoscendo l’annessione israeliana del Golan, Trump ha semplicemente riconosciuto che Israele ha annesso gli Stati Uniti.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-does-the-us-continue-to-grovel-to-israel/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

PERCHÉ GLI STATI UNITI CONTINUANO A PIEGARSI A ISRAELE?

http://znetitaly.altervista.org/art/27418

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