Perché ho scritto la canzone “Checkpoint” e ho rivelato l’apartheid di cui sono stato testimone in Palestina. (VIDEO)

REDAZIONE 31 GENNAIO 2014

di Jasiri X

 immagine1

30 gennaio 2014

Onestamente, non avevo alcuna intenzione di scrivere una canzone basata sul viaggio che ho fatto di recente in Palestina e a Israele, in quanto parte di una delegazione di attivisti e artisti afro-americani, sponsorizzati del Centro Carter. Ho ancora difficoltà a elaborare quello di cui sono stato testimone. Ho passato gran parte del viaggio a cercare di capire come un gruppo di esseri umani poteva essere così disumano verso un altro gruppo di esseri umani. Non  riesco ancora a capirlo. Il quarto dei sette giorni del viaggio volevo tornare a casa. L’intensità mentale di quello che vedevo e la brutalità delle storie che sentivo avevano un impatto negativo su di me, al punto in cui ne avevo abbastanza.

In  uno dei pochi momenti “leggeri” del viaggio, la scrittrice  e regista Dream Hampton scherzava dicendomi che pochi giorni dopo essere atterrati egli Stati Uniti avrei finito una canzone e un video, perché sono noto per fare video  attuali  in un breve periodo di tempo. Mi ricordo di aver riso e di averle detto che il mio programma, una volta tornato a casa, era di riposare, ma Dream ha avuto ragione. La sua ipotesi in effetti mi ha fatto pensare: se avessi scritto una canzone come sarebbe stato il suono e come sarebbero state le immagini del video? E, sebbene avessi fatto centinaia di fotografie, gli unici posti dove ho girato dei video sono stati i posti di controllo.

Il nostro gruppo ha deciso di attraversare a piedi il famigerato posto di controllo di Qalandia perché la nostra guida, che era palestinese, non poteva attraversare in macchina con noi il posto di controllo. Anche se aveva un permesso e un passaporto, perché era palestinese, doveva attraversare a piedi il posto di controllo. Ho deciso di registrare questo viaggio, non perché avessi l’idea di girare un video, ma a causa della ridicola quantità di soldati israeliani armati di mitra che circondavano il posto di controllo. Essendo stata una vittima della pratica chiamata “ferma e perquisisci” in posti come  la Città di New York, ho preso l’abitudine di videoregistrare qualsiasi incontro con chi ha “autorità” quando penso che ci possa essere un pericolo. In questa situazione particolare, ho pensato che fosse la cosa migliore per la sicurezza della nostra guida e della nostra delegazione.

Quando siamo stati fermati a un posto di controllo a Hebron, ho cominciato di nuovo a registrare e stavo registrando anche quando i soldati israeliani armati sono saliti sul nostro furgone per controllare i passaporti e i visti di tutti. Rendendomi conto che il filmato al posto di controllo era l’unico video che avevo, ho iniziato a ragionare sulla canzone Checkpoint (posto di controllo). Sentivo che il posto di controllo riassumeva realmente le condizioni di apartheid di cui ero stato testimone in Palestina. Questo è il motivo per cui il primo verso della canzone che ho scritto era: “Se Martin Luther King avesse sognato un posto di controllo, si sarebbe svegliato urlando a causa delle scene al posto di controllo”. Credo davvero che se il Dottor King fosse vivo e vedesse l’oppressione e la discriminazione che abbiamo visto noi, scoppierebbe a piangere.

A quel punto tutto quello che mi restava da fare era trovare una base musicale che catturasse l’intensità emotiva di attraversare una prigione come un posto di controllo sorvegliato da soldati armati eccessivamente. Per fortuna avevo una base presa da Agent of Change (Carlos Martinez) che sta producendo l’album a cui lavoro attualmente e che si chiama P.O.W.E.R.  (People Oppressed Will Eventually Rise):Le persone oppresse alla fine si ribelleranno.

Ripensando al viaggio, sono grato del fatto di essere potuto andare a vedere l’occupazione della Palestina in modo diretto. Pensavo di sapere che cosa succedeva in quel pese, ma non ne avevo idea. Credo che ognuno che è in grado di farlo, dovrebbe andare e vedere di persona il colonialismo che finanziano i dollari delle nostre tasse. Continuo a essere ispirato dalla resistenza degli organizzatori israeliani, palestinesi e africani che abbiamo incontrato. Spero che la mia canzone e il mio video aiutino a contribuire al movimento in crescita di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele. Quando su Twitter mi hanno fatto delle domande sul mio viaggio, ho risposto che le persone sono belle, ma che la loro realtà è straziante. La verità deve essere detta.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/why-i-wrote-the-song-checkpoint-and-exposed-the-apartheid-i-witnessed-in-palestine-by-jasiri-x

Originale: The Nader Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

Perché ho scritto la canzone “Checkpoint” e ho rivelato l’apartheid di cui sono stato testimone in Palestina.

http://znetitaly.altervista.org/art/14034

Contrassegnato con i tag: , , , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.