Perché Hollande non va ad Homs?

Ginevra produce solo una escalation della violenza. Viene lecito chiedersi: perché Hollande, come Mitterrand andò a Sarajevo, non si imbarca per Homs?

redazione
sabato 1 febbraio 2014 09:22

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Qualcuno ricorderà il viaggio di Mitterrand a Sarajevo. Il presidente francese, mentre i serbi assediavano la capitale bosniaca, prese l’aereo e decise di rompere l’isolamento medievale di Sarajevo.

Quel viaggio non produsse grandi risultati: i comandi militari spiegarono al presidente francese che le bocche di fuoco serbe che assediavano Sarajevo era più numerose di quelle con cui Stalin aveva assediato Berlino. Tutto quel che si poteva fare era imporre un corridoio umanitario, per far morire in modo meno straziante le popolazioni sotto assedio.

Oggi per Homs sotto assedio da 600 giorni non c’è neanche una prospettiva del genere, neanche l’umanitarizzazione della barbarie. Forse sta qui la differenza tra l’Europa di allora e quella odierna. Non c’è più neanche il desiderio di salvare la faccia. Né Hollande, né la Merkel, né altri hanno pensato di neanche di far finta di organizzarsi per forzare il blocco siriano e andare a Homs. Meglio andare a Ginevra. Risultato? Escalation della violenza, 1900 morti in pochi giorni di negoziati sulle sponde del lago, quaranta dei quali deceduti perché non avevano accesso al cibo da troppo tempo. Infatti nessun cessate il fuoco è stato raggiunto, nessuna tregua umanitaria, nessun assedio è stato tolto. E così l’esercito di un governo con il quale il mondo tratta continua a impedire di mangiare a tutti i residenti del campo profughi di Yarmouk, dei quartieri di Homs di cui non ha il controllo, dell’area urbana damascena di Ghouta.

“Modesto risultato, ma comunque qualcosa”, ha detto il mediatore ONU, l’algerino Brahimi, che può farsi vanto di aver ottenuto che si rispettasse un minuto di silenzio a Ginevra, per i morti di Siria, presumibilmente anche per quelli che anche durante quel minuto stesso si stavano brutalmente ammazzando.

Il prossimo round ginevrino è stato fissato per il 10 febbraio, ma con un certo candore il governo siriano ha detto “valuteremo se tornare, tanto noi concessioni non ne facciamo” . E sembra che non intenda rispettare neanche quelle già fatte, visto che fonti internazionali riferiscono che il time table per la consegna delle armi chimiche convenuto ai primi di settembre non viene rispettato da Damasco.

Se ai tempi di Sarajevo si disse che lì, sulle riva della Drina, erano morte le Nazioni Unite, oggi a Homs, sulle rive dell’Oronte si può forse dire che è stato emesso il certificato di morte.

Ginevra serviva solo a prendere tempo? Lo sospettano molti; vuoi vedere che se non si organizza davvero un sostegno internazionale per gli insorti nessuno potrà mai ottenere qualcosa dal regime di Assad?

Intanto la balcanizzazione del Medio Oriente procede, e si aspetta che un Holbrook del terzo millennio si delinei, capace di creare e benedire la mappa dei nuovi confini, disegnati col sangue. Ancora una volta.

 

Perché Hollande non va ad Homs?

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