Perché il boicottaggio degli accademici israeliani è completamente giustificato

14 SET 2012

 La maggioranza degli accademici israeliani fa poco per sostenere i diritti dei palestinesi e le loro istituzioni sono complici dell’occupazione.

Steve Caplan ritiene che l’appello per il boicottaggio accademico di Israele, una delle più ampie parti della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni(BDS), sia ipocrita e controproducente. Lasciando da parte la sua versione della storia in difesa di Israele, l’argomentazione di Caplan ha tre difetti significativi.

In primo luogo, la sua unica e davvero sostanziale argomentazione contro il boicottaggio come strumento è l’affermazione che è “rivolto al segmento stesso della popolazione” – quella del mondo accademico – che supporta la creazione di uno stato Palestinese e che è “compromessa”.

Ma l’affermazione che i professori israeliani siano particolarmente favorevoli alla soddisfazione dei diritti dei palestinesi è supportata con scarsa evidenza. Sottolineando che “come individui non vengono boicottati”, l’attivista israeliano Ofer Neiman mi dice che “la stragrande maggioranza dei professori universitari non agisce da dissidente. La cosa migliore che può fare è opinare, e molto dolcemente. Pochissimi di loro usano i loro enormi privilegi, e quelli che lo fanno sono le eccezioni”.

In effetti, come riportato da un articolo sul quotidiano israeliano Ha’aretz il mese scorso, anche accademici che si autodefiniscono “di sinistra” e che votano per i laburisti o per Meretz sono felici di insegnare al collegio di Ariel, un insediamento illegale in Cisgiordania.

Questi sono i “progressisti”, che a quanto pare sostengono i diritti dei palestinesi, una distorsione della realtà simile alla lode Caplan per Yitzhak Rabin. Infatti, la “soluzione permanente” dell’ex Primo Ministro israeliano – come ha detto alla Knesset poco prima di essere assassinato – significava dare ai palestinesi “un ente che sia meno di uno stato”, con “Gerusalemme unita” come capitale di Israele e “la creazione di blocchi di insediamenti” in Cisgiordania.

Un secondo problema dell’argomentazione di Caplan è l’omissione di una parte fondamentale della tesi a sostegno del boicottaggio: la complicità delle istituzioni accademiche israeliane in una professione in cui le violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani sono di routine.

Una relazione del 2009, “il boicottaggio accademico di Israele e la complicità delle istituzioni accademiche israeliane  nell’occupazione dei territori palestinesi”, ha fatto un ottimo lavoro nel documentare i modi in cui “le istituzioni accademiche israeliane non hanno scelto di prendere una posizione neutra e apolitica verso l’occupazione israeliana, bensì di sostenere pienamente le forze di sicurezza israeliane e le loro politiche nei confronti dei palestinesi”.

Così come Sara Hirschhorn (che in realtà è contraria al boicottaggio) lo mise in un editoriale del Times di Israele:

“L’intera nazione è complice dell’occupazione, e non c’è rifugio sicuro nelle biblioteche e laboratori all’interno della Linea Verde… la rete educativa di Israele – a prescindere dalle convinzioni politiche della facoltà – è già trincerata nell’occupazione”.

Un esempio ne è il Technion-Israel Institute of Technology, una università con una buona reputazione internazionale per la ricerca – e forti legami con l’esercito israeliano e con i produttori di armi.

Gli scienziati del Technion hanno sviluppato un bulldozer telecomandato che è usato per demolire le case dei palestinesi, assieme ad una vasta offerta di programmi “su misura” per l’IDF [Israel Defence Forces] e il Ministero della Difesa.

Il Technion ha anche uno stretto rapporti con aziende come l’Elbit Systems – produttore di un drone verso il quale è stato fatto un appello per il disinvestimento in tutto il mondo a causa delle sue “violazioni del diritto internazionale umanitario”.

Infine, è sintomatico che Caplan ometta di dire che è il popolo occupato e colonizzato palestinese che chiede il boicottaggio come strumento in una campagna per l’ottenimento dei diritti fondamentali.

La Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele è stata lanciata nel 2004 e ha contribuito all’avvio della campagna BDS l’anno dopo. PACBI sollecita un boicottaggio da applicare in vari modi, ad esempio evitando una “collaborazione o progettazione congiunta con le istituzioni israeliane”. Non ha nulla a che fare con, come sostiene erroneamente Caplan, “l’esclusione di qualcuno a causa delle politiche del suo governo”.

Come in Sud Africa, coloro che soffrono nel quadro delle politiche di segregazione e di trasferimento forzato stanno spingendo per le campagne di boicottaggio come mezzo per porre fine all’impunità di Israele e per il rispetto dei loro diritti fondamentali.

Il BDS crea una connessione tra i crimini di Israele e una reazione a questi: una campagna di base di tipo non violento che è stata a lungo utilizzata per sfidare l’ingiustizia. Il mondo accademico non ne è esente.

Fonte: Guardian

Traduzione a cura di PalestinaRossa

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/perch%C3%A9-il-boicottaggio-degli-accademici-israeliani-%C3%A8-completamente-giustificato

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