Perchè l’acqua dovrebbe essere sul tavolo

Scritto da Associazione

Creato Giovedì, 15 Agosto 2013 18:27

 

jfjfp – Jews For Justice For Palestinians
Two people – One future
30.07.2013
http://jfjfp.com/?p=46608 

Perché l’acqua dovrebbe essere sul tavolo

di Jews for Justice for Palestinians 

In questa pubblicazione internet, scheda informativa del Centro per i Diritti Economici e Sociali; un estratto – Ordini Militari Israeliani – dal rapporto di Amnesty International, Acque Agitate e una scheda informativa da Stop The Wall, Alimentando l’Apartheid dell’Acqua in Palestina, sulla compagnia idrica israeliana Mekorot.

                      

 

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 IL DIRITTO DELL’ACQUA IN PALESTINA: UN RETROSCENA

Scheda informativa del Center for Economic and Social Rights 

La confisca e il controllo israeliano delle risorse idriche palestinesi è una caratteristica dell’occupazione e un importante ostacolo per una giusta risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Inoltre il controllo di Israele delle risorse idriche palestinesi mina qualsiasi possibilità di uno sviluppo sostenibile e viola i diritti umani dei palestinesi all’acqua potabile sicura, disponibile, accessibile e adeguata. 

La politica discriminatoria dell’acqua di Israele mantiene una ripartizione diseguale dell’acqua tra Israele, le comunità illegali dei coloni israeliani e i palestinesi che vivono nei Territori Palestinesi Occupati (OPT), appropriandosi di una parte sempre maggiore delle risorse idriche palestinesi per il proprio uso. 

In una regione con penuria d’acqua, la politica idrica israeliana si impernia su come trovare più acqua per mantenere gli attuali livelli di consumo – indipendentemente dalla sostenibilità degli attuali modelli idrici usati da israeliani e coloni. Nel 1993, il controllore di stato israeliano ha detto che la West Bank è il “serbatoio principale di acqua potabile per la regione di Dan, Tel Aviv, Gerusalemme e Beersheba” e la “fonte a lungo termine più importante nel sistema idrico [nazionale]”. 

  • Israele condivide una quantità sproporzionata di due sistemi idrici cui partecipa con la Palestina. Controlla efficacemente il 100% del bacino del fiume Giordano e più dell’80% delle risorse idriche sotterranee della falda occidentale (montagna).
  • Israele utilizza l’85% delle risorse idriche sotterranee disponibili nella West Bank– rappresentano il 25% del consumo di acqua di Israele. 

 

STORIA 

  •  Nel 1964, Israele ha completato la costruzione del vettore nazionale dell’acqua, iniziato nel 1953. Questo enorme progetto idrico, una rete di stazioni di pompaggio per condutture, serbatoi e canali che si estense dal Mar di Galilea al Negev, devia in Israele il 75% delle acque del fiume Giordano. Mentre Siria e Giordania sono autorizzati a utilizzare rispettivamente 160milioni di metri cubi e 320mcm all’anno, ai palestinesi è interdetto in modo assoluto l’uso dell’acqua del fiume Giordano. 
  • Dopo il 1967, Israele ha esteso il controllo sopra tutte le risorse idriche dei nuovi Territori Palestinesi Occupati con una serie di ordini militari che hanno annullato tutti gli accordi preesistenti e in atto su controversie idriche, ha istituito le quote di pompaggio e proibito la costruzione di nuovi pozzi palestinesi senza l’autorizzazione del comandante militare israeliano di zona. Dal 1967, sono stati concessi i permessi per solo 23 nuovi pozzi.

                       Il fiume Giordano ora e prima 

  • Nel 1982, l’autorità nazionale israeliana per l’acqua Mekorot, ha assunto il controllo dell’acqua palestinese. Mentre molti pozzi palestinesi esistenti sono stati distrutti, è continuata la trivellazione e il pompaggio di falde più profonde ad uso israeliano – di fatto vecchi pozzi palestinesi essiccati.
  • Nel 1986, Israele ha ridotto del 10% le quote delle quantità di acqua che i palestinesi potevano pompare dai loro pozzi, con la conseguenza di una penuria di acqua diffusa.
  • Nel 1995, a seguito dell’accordo di Oslo II, la ripartizione delle risorse idriche è stata designata come una questione per i “negoziati sullo stato finale” – un dispositivo utilizzato da Israele per continuare ad appropriarsi illegalmente delle risorse idriche palestinesi dal 1995 fino ad oggi (i “negoziati sullo stato finale” di Oslo non sono mai stati effettuati). E’ stata istituita un’Autorità palestinese per l’acqua (PWA), ma Israele ha mantenuto il controllo totale del flusso e del volume dell’acqua degli OPT . Sebbene la PWA non abbia alcuna capacità di gestire le risorse idriche e ripartisca solo le limitate forniture messe a disposizione da Israele, è il PWA, invece dell’occupazione, a venire accusato per la scarsità d’acqua. Inoltre l’accordo Oslo II non interviene sulla ridistribuzione delle fonti d’acqua esistenti, né richiede alcuna riduzione dell’estrazione o consumo di acqua da parte di israeliani e coloni.
  • Dal 2000, dopo l’inizio a settembre della Seconda Intifada, l’esercito israeliano ha intensificato la distruzione delle infrastrutture idriche e la confisca delle fonti d’acqua della West Bank e di Gaza. 

 

CONFRONTO SULL’USO DELL’ACQUA 

Sia in termini assoluti che di proporzione, gli israeliani utilizzano una quantità maggiore di risorse idriche totali della regione. Ogni giorno, i coloni utilizzano quasi 600 litri di acqua per persona. L’approvvigionamento idrico giornaliero palestinese non soddisfa neanche lo standard minimo giornaliero di 100 litri come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO DEI PALESTINESI ALL’ACQUA

 

  In assenza di acqua distribuita dalla reti idrica, ragazzi palestinesi la vanno a prendere e la caricano sul loro portatore d’acqua, un asino. 

Mentre gli israeliani e i coloni ottengono dalla Mekorot un continuo abbondante approvvigionamento idrico a prezzi agevolati, i palestinesi si trovano ad affrontare queste situazioni: 

  • Irregolare approvvigionamento idrico in tutta la West Bank, penuria d’acqua specie nei mesi estivi
  • Acqua ridotta/contaminata/salmastra nella Striscia di Gaza a causa del sovrasfruttamento dell’Acquifero Costiero – dovuto al fatto che i palestinesi non sono autorizzati a sviluppare o a riparare le infrastrutture idriche.
  • Perdite del 30 – 50% di acqua dalla rete idrica a causa del deterioramento delle reti e delle tubature che non tengono per il disperato bisogno di riparazioni.
  • Acqua convogliata via rete, del tutto mancante per 215.000 palestinesi in 150 villaggi della West Bank (26% delle famiglie della West Bank)
  • Molti palestinesi devono acquistare l’acqua – o dalla Mekorot o da fornitori privati che vendono costosa acqua in cisterna priva di qualsiasi tipo di controllo. Anche all’interno degli OPT, i prezzi di Mekorot sono diversi per palestinesi e per coloni israeliani 

 

DALLA SECONDA INTIFADA: IN NOME DELLA “SICUREZZA” 

  •  Distruzione delle infrastrutture dell’acqua: dal settembre 2000, l’esercito israeliano ha distrutto tubazioni e almeno 15 pozzi nella West Bank e a Gaza – eliminando la maggiore fonte idrica per molti villaggi e città palestinesi. Solo tra il marzo e il maggio 2002, la Banca Mondiale, UNDP e l’USAID hanno stimato che il danno apportato dai militari israeliani all’approvvigionamento idrico e alle infrastrutture fognarie ha raggiunto i 7 milioni di dollari USA. 
  • Limitato accesso all’acqua in cisterna. La politica di ‘chiusura’ di Israele limita fortemente l’accesso ai trasportatori di acqua in un contesto dove più di un terzo di tutti i palestinesi si basa sull’acquisto di acqua da cisterne private o comunali per far fronte alle loro esigenze idriche.
  • Aumento dei prezzi dell’acqua. Il ritardo ai checkpoint delle cisterne d’acqua aumenta il prezzo di quasi l’80% a causa del maggiore tempo di trasporto a causa della chiusura. Con un 70-90% dei lavoratori disoccupati, i palestinesi spendono per l’acquisto di acqua l’equivalente del 39% della loro spesa familiare.
  • Divieto di perforazione di pozzi. Nell’ottobre 2002, il ministro israeliano alle infrastrutture Effi Eitan ha proibito ai palestinesi di trivellare per l’acqua e ha posto un blocco sulla questione dei futuri permessi per i pozzi.
  • Separazione da fonti idriche. Nel giugno 2002, il governo ha autorizzato un piano per la costruzione di un muro di sicurezza – più precisamente indicato come ‘Muro di separazione’ o ‘Muro dell’Apartheid’ – con recinzioni elettrificate, trincee e pattuglie di sicurezza lungo l’intero tracciato di 220 miglia della West Bank. Tuttavia, il muro non è stato costruito lungo la Linea Verde ( il confine de facto tra Israele e la West Bank antecedente il 1967) – ma piuttosto all’interno della West Bank.
  • Il muro separa migliaia di palestinesi dalle rispettive fonti idriche e dalla terra. Nella prima fase del muro, diversi villaggi dipendenti dall’agricoltura nel nord della West Bank perderanno l’accesso a 30 pozzi di falda freatica.
  • Aumento delle malattie trasmesse dall’acqua: recenti sondaggi hanno rinvenuto tassi elevati di infezioni da malattie apportate dall’acqua dell’ordine del 64% in alcune comunità della West Bank. Uno studio recente dimostra che oltre un quarto delle famiglie rurali della West Bank ha un membro che soffre di diarrea; oltre la metà di queste famiglie non avevano avuto una quantità d’acqua adeguata per il bagno da oltre due settimane.

 

              INQUINAMENTO DELLE FONTI IDRICHE PALESTINESI DA PARTE DI ISRAELE 

  •  Le colonie israeliane nella West Bank e a Gaza sono situare principalmente sulla sommità di colline e di discariche di letame, gli scarichi fognari e le acque putride non trattate defluiscono nelle valli – inquinando le sorgenti d’acqua e i campi palestinesi. Secondo i dati del 1997 dalla West Bank, i coloni sono stati 6 volti più inquinanti dei palestinesi (300.000 coloni hanno prodotto 30mcm di acque reflue all’anno, mentre nello stesso periodo il 1.870.000 di palestinesi ne ha prodotto 31mcm).
  • Industrie israeliane altamente inquinanti si sono trasferite nella West Bank (ancora una volta, sulla sommità di colline) per evitare le normative ambientali israeliane. Almeno 200 industrie in 7 zone industriali della West Bank inviano gli scarichi industriali e le acque reflue non trattate nei corsi d’acqua e nei terreni agricoli palestinesi.
  • Nel febbraio 2001, Israele ha scaricato 3,5 milioni di metri cubi di acque reflue non trattate, mescolate all’acqua piovana entro le città settentrionali della Striscia di Gaza. 

 

CHE COSA SI PUO’ FARE 

Il Gruppo Ideologico Palestinese (PHG) ha lanciato in tutto il mondo la CampagnaPalestine Water for Live per sensibilizzare riguardo alla situazione dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari in Palestina, come pure per sviluppare risposte coordinate, globali alla crisi dell’acqua tra le ONG di donatori, di soccorso, sostegno, diritti umani e altro. Per favore, visita il sito web della campagna su www.phg/campaignper ulteriori informazioni su com’è possibile sostenere i loro sforzi. 

La rete palestinese delle ONG ambientali (PENGON) ha avviato la Campagna sul Muro dell’Apartheid per aumentare la consapevolezza e organizzare l’opposizione al “Muro di separazione” che minaccia l’accesso e il controllo sulle proprie risorse idriche da parte dei palestinesi. Per saperne di più sulla campagna e come supportare PENGON rivolgiti al www.pengon.org 

Educate le vostre comunità! Organizzate dibattiti sulle questioni dell’acqua in Palestina con relatori esperti in scuole, centri di comunità e congregazioni. 

Contattate i mezzi di informazione! Telefonate a programmi radiofonici, scrivete lettere e articoli d’opinione e incontratevi con giornalisti e redattori per assicurarvi che si occupino delle risorse idriche palestinesi. 

Visitate il nostro sito per saperne di più circa la crisi dell’acqua in Palestina. Center for Economic and Social Rights| 162 Montague Street | Brooklin, NY 11201 | 718-237-9145 | Rights@CESR.org | www.CESR.org 

Le forze israeliane distruggono un serbatoio d’acqua di proprietà palestinese nel villaggio di Dura, nei pressi di Hebron, nella West Bank occupata, 2012

 

ACQUE AGITATE – NEGATO AI PALESTINESI UN EQUO ACCESSO ALL’ACQUA 

Rapporto di Amnesty International (per leggere il rapporto completo connettersi conhttp://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE15/027/2009/en/e9892ce4-7fba-469b-96b9-c1e1084c620c/mde150272009en.pdf ) 2009 

ESTRATTO: Ordini Militari Israeliani 

Quando nel 1967 Israele ha occupato la West Bank e la Striscia di Gaza, nei Territori Palestinesi Occupati (OPT) esisteva un sistema giuridico multistrato, costituito da leggi ottomane, britanniche e giordane (nella West Bank) ed egiziane (a Gaza) – il lascito delle potenze che in precedenza avevano controllato l’area. L’esercito israeliano ha emesso una serie di Ordini Militari con i quali ha assunto il controllo delle risorse idriche e delle terre negli OPT. 

Ordine Militare 92, emesso il 15 agosto 1967, assicurava l’autorità completa su tutti i problemi idrici negli OPT all’esercito israeliano. 

Ordine Militare 158, del 19 novembre 1967, stabiliva che i palestinesi non potevano costruire qualsiasi tipo di nuove istallazioni per l’acqua senza ottenere prima un permesso da parte dell’esercito israeliano e che questi avrebbe confiscato qualsiasi installazione o risorsa idrica costruita senza un permesso. 

Ordine Militare 291, del 19 dicembre1968, annullava tutte le disposizioni sulla terra e sull’acqua che esistevano prima dell’occupazione israeliana della West Bank 

Questi e altri ordini militari restano tutt’oggi in vigore negli OPT e si applicano solo ai palestinesi. Non si applicano ai coloni israeliani negli OPT, che sono soggetti al diritto civile israeliano. 

L’esercito israeliano ha pure preso il controllo della West Bank Water Department (WBWD), che era stata istituita dalla Giordania nel 1966 per sviluppare e mantenere il sistema di approvvigionamento idrico della West Bank. La WBWD gestisce circa 13 pozzi che si trovano nella West Bank e sono per lo più controllati da Israele. L’acqua di questi pozzi viene venduta alle comunità palestinesi e alle colonie israeliane. 

Nel 1982, l’infrastruttura idrica della West Bank controllata dall’esercito israeliano è stata consegnata a Mekorot, la società nazionale israeliana dell’acqua. La Mekorot gestisce circa 42 pozzi nella West Bank, principalmente nella regione della Valle del Giordano, che riforniscono in primo luogo le colonie israeliane. 

La Mekorot vende acqua alle aziende pubbliche per l’acqua palestinesi, ma la quantità di acqua che vende è stabilita dalle autorità israeliane, non dalla Mekorot. 

Sotto il nuovo regime militare israeliano imposto negli OPT, i palestinesi non potrebbero più perforare nuovi pozzi o riabilitare o anche solo riparare quelli esistenti o effettuare eventuali altri progetti legati all’acqua (dalle tubature, reti e serbatoi ai pozzi, sorgenti e anche cisterne d’acqua piovana), senza prima ottenere un permesso da parte dell’esercito israeliano. In teoria, tali permessi per trivellare o riabilitare i pozzi potrebbero essere ottenuti dopo un lungo e complicato processo burocratico; in pratica, la maggior parte delle richieste di tali permessi sono state respinte. In 29 anni, dal 1967 al 1996 (quando è stato istituito il PWA), sono stati concessi solo 13 permessi, ma questi erano tutti progetti solo per uso domestico e non sufficienti a rimediare la sostituzione di pozzi che, dal 1967, si erano prosciugati o caduti in rovina. 

Nel frattempo, Israele ha continuato a sviluppare la propria infrastruttura idrica, all’interno dello stesso Israele o degli OPT, riducendo il rendimento dei pozzi e delle sorgenti palestinesi esistenti negli OPT e bloccando l’accesso dei palestinesi al Giordano e alle sorgenti lungo la sponda del fiume. Israele ha impegnato notevoli risorse per sviluppare le reti e le infrastrutture idriche ad uso delle colonie israeliane che ha fondato negli OPT, mentre ha trascurato costantemente lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture idriche per i palestinesi, che erano tenuti a pagare tasse per l’amministrazione militare israeliana, senza ricevere alcun servizio in cambio. Per lo più, eventuali benefici conseguiti dalla popolazione palestinese sono stati accidentali. 

Per esempio, alcune comunità palestinesi sono state connesse alla rete idrica che serviva colonie o basi militari israeliane delle vicinanze. 

Il regime messo in atto da parte dell’esercito israeliano, non ha solo impedito lo sviluppo di infrastrutture e di nuovi pozzi palestinesi, ma ha pure limitato l’uso e la manutenzione di quelli esistenti. Ha impedito il ricupero dei vecchi pozzi e ha imposto quote sulla quantità di acqua che i palestinesi potevano estrarre dai loro pozzi, tappando con chiusure metalliche la quantità presente in modo da mantenere il livello del quantitativo che poteva venire estratto al punto di quando il pozzo era stato misurato in precedenza. Ne primi anni ’70, sono stati installati dei contattori per controllare il pompaggio e assicurare l’ottemperanza da parte palestinese della quantità chiusa ammessa. Le misure sono state semplicemente imposte; non c’è stato alcun processo di consultazione con le comunità palestinesi locali riguardo alle loro esigenze e su come avrebbero fatto fronte alle stesse. 

I contingenti sono stati fissati in un momento in cui i livelli di estrazione per molti pozzi erano temporaneamente diminuiti a causa della guerra del 1967 e dei cambiamenti da essa introdotti compreso il trasferimento di molti palestinesi che erano fuggiti dalla West Bank al tempo dei combattimenti e nel periodo immediatamente successivo. Dopo la guerra, l’uso dell’acqua palestinese è sceso a causa della riduzione delle aree irrigate da 100.000 a 57.000 dunam. In aggiunta, di ampie estensioni di territorio palestinese se ne sono impossessati gli israeliani ad uso militate e per colonie israeliane e sono state rese inaccessibili ai palestinesi; e molti di questi che in precedenza erano stati agricoltori nella West Bank, da allora, sono andati a lavorare in Israele. Così molti pozzi erano caduti in rovina o si erano prosciugati, anche a seguito delle profonde trivellazioni dei pozzi israeliani. 

Oltre a quelli citati sopra, l’esercito israeliano ha emesso una pletora di ordini che miravano, o avevano l’effetto di, impedire o limitare l’accesso dei palestinesi negli OPT all’acqua e alla terra. Per esempio l’Ordine Militare 1039 del 5 gennaio 1983 (Riguardante il Piantare Frutta e Verdura – che amplia l’ambito dell’Ordine Militare 1015 del 27 agosto 1982 per includere i vegetali così come le frutta) stabilisce che: 

“Secondo l’autorità attribuitami e nella veste di comandante delle forze di difesa israeliane nella regione e perché credo che questo ordine è necessario per il benessere dei residenti e con l’intento di preservare le risorse idriche [enfasi di Amnesty International] e la produzione agricola di questa regione per il beneficio generale……E’ vietato sviluppare la cultura di qualsiasi verdura nel distretto di Jericho, tranne dopo aver ottenuto un’autorizzazione scritta dall’autorità competente secondo le condizioni richieste da quest’ultima (articolo 2°)”. 

L’articolo 10 dell’ordine originale, l’Ordine Militare 1015, stabilisce che: “qualsiasi persona che violi queste disposizioni è punibile con un anno di reclusione o una multa fino a 15.000 NIS (circa 5.000 dollari USA) o entrambi e un’ulteriore multa di 500 NIS (circa 160 dollari USA) per ogni giorno in cui prosegue la trasgressione. Se il tribunale ha ordinato alla persona di sradicare le colture, piantate senza un permesso, la pertinente autorità può sradicare le colture e imporre all’accusato il costo di sradicamento delle stesse.” 

Per quatto decenni, gli ordini militari israeliani emessi apparentemente per “proteggere” le risorse e le riserve naturali, comprese quelle idriche, hanno avuto un impatto rovinoso sulle attività agricole palestinesi in tutta la West Bank, mentre , durante lo stesso periodo, è stato dato ai coloni israeliani un accesso illimitato alle risorse idriche per sviluppare e irrigare le grandi aziende agricole che contribuiscono a sostenere le colonie israeliane illegali. 

Casistica 

L’11 marzo 2008, un delegato di Amnesty international ha sottoscritto come testimone che soldati israeliani distruggono una fattoria palestinese nella periferia di Jiftlik nell’area della Valle del Giordano, nella West Bank. I coloni israeliani, nelle vicinanze, posseggono grandi aziende agricole coltivate con colture irrigue verdeggianti. 

Mahmoud Mat’ab Da’ish, sua moglie Samar, i loro sette figli e altri parenti hanno osservato con sgomento come un bulldozer dell’esercito israeliano ha sradicato le loro colture – e il loro mezzo di sostentamento. Dopo aver schiacciato rapidamente le giovani piante di verdura, il bulldozer dell’esercito ha continuato ad andare su e giù per il campo, scavando e facendo a pezzi il sistema di irrigazione a goccia che la famiglia aveva installato con grande spesa. Decine di soldati israeliani in divisa, accompagnati da uomini in borghese, hanno circondato l’area, impedendo agli agricoltori di avvicinarsi al campo. Questi hanno supplicato i soldati di lasciargli salvare almeno la loro costosa rete di irrigazione a goccia, ma i soldati si sono rifiutati. L’esercito aveva sradicato lo stesso campo due mesi prima, ma la famiglia aveva poi ripiantato verdure nella speranza che queste avrebbe permesso loro di sopravvivere. Un mese più tardi l’esercito è tornato di nuovo, questa volta per distruggere la casa di famiglia – una semplice dimora costruita di pietre, legno e fogli sottili di lamiera. Dopo di ciò, la famiglia è stata lasciata vivere in una tenda fornita dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). 

Samar Da’ish ha detto ad Amnesty International: “Perché devono distruggere quel poco che abbiamo? Quali danni abbiamo fatto coltivando questo piccolo pezzo di terra, in modo che si potesse nutrire i nostri figli? Guarda, non hanno risparmiato una sola piantina. 

Perché tanta crudeltà nei confronti di esseri umani, della terra, della natura? “ 

L’esercito israeliano ha rilasciato molti altri ordini militari che non si riferiscono in particolare alle risorse idriche, ma che limitano le attività nel settore dell’acqua. Questi includono ordini di requisizione di terreni o dichiarando particolari aree “chiuse” sulla base di non definiti “motivi di sicurezza”, rendendoli inaccessibili ai palestinesi. Altri ordini hanno designato terre palestinesi come “poligoni di tiro” per l’uso da parte dell’esercito israeliano, o come “terra di stato”, che comprende le zone dove si trovano le colonie israeliane. Nella West Bank, più di un terzo di tutte le terre cadono nell’una o nell’altra di queste categorie, e le restrizioni imposte si applicano solo ai palestinesi. I coloni israeliani, invece, hanno accesso a queste zone, dove si sono appropriati illegalmente di grandi superfici di terra palestinese ricca d’acqua. 

La politica di Israele è stata e rimane quella di limitare la quantità complessiva di acqua (e di terra) disponibile per la popolazione palestinese, mantenendo per sé, negli OPT, un accesso privilegiato alla maggior parte dell’acqua e dei terreni. A tale fine, Israele ha cercato di non cambiare il sistema di gestione locale delle risorse idriche da parte dei consigli locali, notabili e famiglie che hanno la proprietà dei pozzi che sono situati sulle loro terre o i modelli di utilizzo dell’acqua assegnata ai palestinesi degli OPT. Israele ha imposto piuttosto delle restrizioni sulla quantità complessiva di acqua accessibile ai palestinesi negli OPT ad una misura che ha gravemente compromesso la realizzazione del diritto dei palestinesi a un’adeguata alimentazione, salute, lavoro e di conseguire un tenore di vita dignitoso. Le restrizioni politiche israeliane sono servite per limitare il progresso agricolo e industriale e hanno quindi ostacolato e impedito seriamente lo sviluppo sociale ed economico. Secondo la Banca Mondiale, “Il costo per l’economia delle previste opportunità di un’agricoltura irrigua è notevole con un limite superiore delle stime previsionali che potrebbe essere alto quanto il 10% del PIL e 110.000 posti di lavoro”. 

Come osservato, nel 1992, dal Segretario Generale delle Nazioni Unite: “La diffusa politica coloniale di confiscare la terra e imporre restrizioni alle risorse idriche ha fatto sì che una gran percentuale della popolazione, che in condizioni normali si sarebbe guadagnata da vivere con un’agricoltura tradizionale, a causa della mancanza di posti di lavoro nei territori ha cominciato gradualmente a cercare lavoro in Israele come manovali. Questo sembra essere parzialmente responsabile della dipendenza economica dei territori palestinesi occupati e degli altri arabi in Israele, con particolare riguardo all’agricoltura.”

 

ALIMENTANDO L’APARTHEID DELL’ACQUA IN PALESTINA 

Compagnia idrica di Israele Mekorot 

Scheda informativa di Stop the Wall 

Luglio 2013 

La Mekorot è la società israeliana per l’acqua pubblica che rifornisce il 90% di acqua potabile ai cittadini israeliani. All’interno della Linea Verde come pure negli OPT la gestione e l’approvvigionamento idrico sono controllate dallo Stato israeliano. Mekorot fornisce le infrastrutture per le provviste idriche nelle colonie e gestisce l’acqua rubata ai palestinesi nei territori occupati. Nel Nagab/Negev Israele si rifiuta di riconoscere i 45 villaggi dove vivono i 160.000 beduini palestinesi e vieta la costruzione di reti idriche per rifornire di acqua potabile questi villaggi. 

Tramite la negazione dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, Mekorot collabora con lo stato di Israele nell’implementare un “apartheid dell’acqua” istituzionalizzato, che è una componente centrale delle politiche israeliane di pulizia etnica della comunità palestinese e, considerando le gravi implicazioni della negazione dell’accesso all’acqua, possono essere coinvolti nel crimine di persecuzione. Mekorot trae ulteriori profitti dalle politiche israeliane, quali le colonie e il muro, che comportano una vasta gamma di violazioni di diritti umani. 

Mekorot mette in atto una serie di violazioni da parte di Israele dei diritti inclusi nell’Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR), nell’Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), la Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale, la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (CRC) e la Convenzione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW). 

Il diritto all’acqua è stato riconosciuto come una componente del diritto ad un tenore di vita adeguato ai sensi dell’articolo 11 dell’Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR). Il diritto all’acqua è tutelato anche da altri trattati Internazionali ed è indispensabile per il godimento dei diritti alla salute, ad alloggi e a cibo adeguati. Il diritto umano all’acqua dà diritto a tutti di acqua a sufficienza, sicura, soddisfacente, fisicamente accessibile e alla portata per usi personali e domestici. 

APARTHEID DELL’ACQUA FATTO DELLA MEKOROT 

Gestione del sistema israeliano relativo all’acqua: 

  • Mekorot è stato responsabile della violazione dei diritti sull’acqua fin dagli anni ’50 quando realizzò il vettore nazionale dell’acqua di Israele, che devia il fiume Giordano dalla West Bank e dalla Giordania per essere a servizio delle comunità israeliane lungo la costa e nel deserto del sud.
  • Allo stesso tempo priva la comunità palestinese della possibilità di accesso all’acqua del fiume Giordano.
  • A una riunione speciale del Comitato Finanze della Knesset per celebrare il 75° anniversario della fondazione della Mekorot, il suo amministratore delegato Shimon Ben-Hamo predisse che “già all’inizio del 2014 Israele avrà acqua in quantità sufficiente da ricostituire i 1,5 milioni di mcm di riserve mancanti.” Allo stesso tempo, Israele e Mekorot privano sistematicamente i palestinesi – e non solo negli OPT – del loro diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. 

Gestione del furto dell’acqua e dell’apartheid israeliano negli OPT: 

Nel 1982, l’infrastruttura idrica della West Bank controllata dall’esercito israeliano è stata consegnata alla Mekorot da un Ordine Militare. 

  • La Mekorot gestisce 42 pozzi nella West Bank, principalmente nella regione della Valle del Giordano, che per lo più riforniscono le colonie israeliane.
  • Questo permette alla Mekorot di trarre profitto dalle colonie e dalle relative violazioni dei diritti umani. Mekorot beneficia anche del Muro dell’Apartheid e dei suoi pozzi ora dietro al Muro, che impedisce l’accesso dei palestinesi ai pozzi di loro proprietà e permette a Mekorot di trarre giovamento esclusivo delle risorse idriche sotterranee.
  • Mekorot discrimina sistematicamente i palestinesi: il consumo idrico palestinese negli OPT è di circa 70 litri al giorno a persona – ben al di sotto dei 100 litri al giorno per abitante raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) – considerando che il consumo giornaliero israeliano pro capite, di circa 300 litri, è di circa quattro volte superiore. In alcune comunità rurali i palestinesi sopravvivono anche con molto meno dei 70 litri della media, in alcuni casi a mala pena con 20 litri al giorno, il minimo raccomandato dal WHO come risposta alle situazioni di emergenza.
  • Negli anni recenti, i palestinesi hanno acquistato circa 50 mcm di acqua all’anno. Quest’acqua viene estratta dalla Mekorot dalla Falda Acquifera Montana e i palestinesi dovrebbero essere in grado estrarla per se stessi se solo fossero autorizzati a scavare e mantenere pozzi propri. In tal modo Mekorot trae profitto dal sistema complessivo delle violazioni dei diritti umani impiantato dall’occupazione israeliana.
  • Secondo la Banca Mondiale, “Il costo per l’economia delle previste opportunità di un’agricoltura irrigua è notevole con un limite superiore delle stime previsionali che potrebbe essere alto quanto il 10% del PIL e 110.000 posti di lavoro”. 

La partecipazione della Mekorot alla sistematica negazione dell’accesso all’acqua da parte delle autorità israeliane viola perciò seriamente [anche] il diritto al lavoro e allo sviluppo. 

Dove opera la Mekorot  

Argentina – Nel 2010, “Il governatore della provincia di Buenos Aires ha annunciato che una gara d’appalto per la costruzione di un impianto per il trattamento delle acque della regione de La Plata sarebbe stata aggiudicata a un consorzio del quale faceva parte la Mekorot”. Il progetto è ancora in corso nonostante il fatto che “l’affare con la Mekorot dimostrerà di essere costoso per l’Argentina. Gli specialisti dell’acqua hanno dichiarato che le risorse idriche sotterranee di Buenos Aires sono eccellenti e più convenienti del progetto Mekorot, che farà salire i prezzi dei 225.000 residenti di La Plata, Berisso e Ensenada del 33%.” 

La Mekorot ha un altro progetto nel Rio Negro. 

Australia – Nel 2006, sia la Perth Water che la Sydney Water hanno firmato accordi di ricerca con la Mekorot per la condivisione di informazioni tecniche. La Koor Inter Trade del South Wels è la rappresentante della Mekorot in Australia 

Brasile – Nel 2009, la “Mekorot Development and Initiations Ltd ha sottoscritto un accordo di cooperazione con due società brasiliane dell’acqua – la Companhia de Saneamento Basico dello stato di San Paolo (Sabesp); NYSE:SBS; Bovespa: SBSP3 E Ambiental Companhia de Saneamento do Districo Federal (Caespb). Durante in suo tour in Sud America, il presidente della Mekorot, Eli Ronen, ha firmato degli accordi finalizzati a promuovere progetti e collaborazioni con le aziende locali dell’acqua.” Egli ha detto anche: “Questi accordi rafforzeranno la posizione globale della Mekorot come azienda leader dell’acqua, soprattutto per le regioni aride che si occupano di scarsità e di cattiva qualità dell’acqua. I nuovi accordi rafforzeranno le attività internazionali della Mekorot e saranno di aiuto alla crescita delle sue entrate.” 

Cipro – Nel 2009, è stato firmato un accordo tra il governo di Cipro e il Consorzio di Limassol MN-Limassol Water Company ( che è composta dalla società israeliana Mekorot Development and Enterprise Ltd e dalla compagnia cipriota Netcom Limited). Questo è stato seguito da un secondo accordo per costruire un altro impianto di dissalazione a Larnaca, così il progetto ora supporta due impianti di dissalazione e fornisce quasi la metà dell’acqua potabile di Cipro. 

Grecia – Nel 2012, “la Mekorot Israel National Water Co. ha avviato discussioni informali per l’acquisto delle compagnie Athens and Thessaloniki Water and Sewage…..[e] diverse [altre] aziende israeliane sono in competizione per l’acquisto di beni dello Stato greco in quanto il paese provato dal debito avanza con determinazione nel suo programma di dismissioni dal record mondiale di 50 miliardi di euro…L’amministratore delegato della Hellenic Republic Asset Development Fund, Costas Mitropoulos, ha rivelato quanto sopra ai giornalisti a Tel Aviv [la scorsa] domenica, tra un incontro e l’altro con 50 diversi potenziali investitori israeliani.” 

India – Nel 2012, la Mekorot Development and Enterprise ha ottenuto un contratto per creare un sistema di controllo e di misurazione dell’acqua nell’Uttar Pradesh. E’ stato riferito che l’azienda stia facendo offerte per contratti nel West Bengal, Uttarakhand, Maharashtra e Tamil Nadu. 

Nel 2009, la Mekorot è stata coinvolta in una joint venture con la Jain Irrigation Systems. 

[In particolare, l’azienda ha accettato un progetto in pochi villaggi selezionati del Karnataka per la fornitura di acqua 24X7 in partnership con la maggior azienda francese di servizi idrici, la Veolia] 

Uganda – 2011: “la Mekorot National Water Company svilupperà in Uganda infrastrutture idriche grazie all’accordo sottoscritto con la National Water and Sewerage Corporation di proprietà governativa. Infine, la Mekorot costruirà 11 dighe e bacini per la fornitura di acqua a 2 milioni di abitanti. 

Stati Uniti – 2009, Cleantech, Science and Technology Report: 

Ora, l’esperienza della Mekorot nella gestione delle acque, in particolare nella desalinizzazione è sul suo cammino verso il sud della California. Ronen conferma che Mekorot ha firmato un memorandum d’intesa con la Water Solutions Technologies (WST) di Fresco, California. Le attività della compagnia in California si estenderanno alle aree povere di acqua come Fresno nella San Joaquin Valley e in altre regioni dello stesso tipo.[….] Ronen afferma che, una volta ottenuti l’approvazione e gli investimenti, entro 18 mesi potrebbero essere approntati in California da 10 a 50 impianti di desalinizzazione di dimensione medio-piccola. Di recente la California ha stanziato circa 12 miliardi di dollari per migliorare il settore dell’acqua e la società israeliana è impaziente di prendere parte alla soluzione. Oltre alle tecnologie di desalinizzazione e la loro attuazione, la Mekorot ha competenza nel riutilizzo delle acque reflue, inseminazione delle nubi e perforazione di pozzi profondi. Nel 2012, la mekorot ha annunciato anche l’apertura del suo primo ufficio statunitense nell’Ohio

                   

 Ricerca & sviluppo e investimenti 

Nel 2004, la Mekorot ha costituito la Water Technologies Entrepreneurship Center (WaTech) per realizzare nuove tecnologie per il mercato internazionale. Ha creato le seguenti aziende che propagano ulteriormente l’influenza della Mekorot in tutto il mondo. 

Rotec: riconosciuta dalla NATO per la messa a punto di impianti in Israele e in Giordania. “Secondo i termini del progetto tre università – la Ben Gurion University di Beersheba, la Hashemite University di Giordania e la Università del Colorado negli Stati Uniti – mettono in atto una nuova tecnologia israeliana di dissalazione a osmosi inversa in due siti pilota. Realizzata per la prima volta alla Ben Gurion University dal dottor Jack Gilron del Zuckerberg Institute for Water Research e dal professor Eli Korin del dipartimento di ingegneria chimica, una nuova compagnia di sei persone chiamata Rotec commercializza la ricerca e la trasforma in prodotto. Le università, in quanto partner, metteranno in atto la nuova tecnologia Rotec a osmosi inversa negli impianti idrici esistenti vicino a Eilat, gestito dalla Mekorot, vettore idrico nazionale di Israele. Un secondo sito pilota ad Al Zareqa a nord di Amman potrebbe divenire un nuovo impianto idrico se il progetto pilota va bene.” 

Aqwise: Secondo un comunicato stampa del 2009, l’azienda si sta concentrando sul lavoro in Cina e in India e già opera negli Stati Uniti, Europa, America Latina, Medio Oriente e Asia del Pacifico. 

Desalitech: Nel 2012, ha firmato un contratto negli Stati Uniti per la fornitura di acqua da irrigazione a un campo da golf storico nel Massachusetts. 

(tradotto da mariano mingarelli)

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4388:perche-l-acqua-dovrebbe-essere-sul-tavolo&catid=22&Itemid=42

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