Perché l’America e Israele sono le maggiori minacce per la pace

5 settembre 2012

di Noam Chomsky

Non è facile fuggire dalla propria pelle, per vedere il mondo in maniera differente dal modo in  cui ci si è presenta giorno dopo giorno. E’ utile però provare. Facciamo pochi esempi.

I tamburi di guerra risuonano anche più sonoramente per l’Iran. Immaginate che la situazione sia capovolta.

L’Iran sta conducendo una guerra omicida distruttiva di basso livello contro Israele con la partecipazione di una grande potenza. I suoi capi aggiungono che i negoziati non stano andando da nessuna parte. Israele rifiuta di firmare il Trattato di Non-proliferazione e di permettere ispezioni, come ha fatto l’Iran. Israele continua a sfidare il travolgente appello internazionale per una zona libera da armi nucleari nella regione. L’Iran gode completamente dell’appoggio della superpotenza che lo protegge.

I capi iraniani  stanno quindi annunciando la loro intenzione di bombardare Israele e importanti analisti militari iraniani riferiscono che l’attacco può avvenire prima delle elezioni negli Stati Uniti.

L’Iran può usare la sua potente aviazione e i nuovi  sottomarini inviati dalla Germania, armati di missili nucleari e ormeggiati a largo della costa di Israele. Qualunque sia il calendario, l’Iran conta sulla super potenza sostenitrice per partecipare e forse anche condurre l’assalto. Il Segretario alla Difesa, Leon Panetta, dice che mentre non siamo favorevoli a questo attacco, l’Iran, in quanto nazione sovrana, agirà per il suo migliore interesse.

Tutto inimmaginabile, naturalmente, sebbene stia realmente accadendo, con il cast dei protagonisti capovolto. E’ vero, le analogie non sono mai esatte e  questa è ingiusta rispetto  all’Iran.

Come il suo protettore, Israele ricorre alla violenza quando vuole. Persiste negli insediamenti illegali nel territorio occupato, alcuni annessi, il tutto con spudorato disprezzo della legge internazionale e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ha ripetutamente portato attacchi brutali contro il Libano e la gente imprigionata a Gaza, uccidendo decine di migliaia di persone  senza un pretesto credibile.

Trenta anni fa Israele ha distrutto un reattore nucleare iracheno, un atto che è stato di recente lodato, evitando la forte  prova,  anche da parte dei servizi segreti statunitensi, che i bombardamenti non hanno posto fine al programma di armi nucleari di Saddam Hussein, lo ha invece iniziato. Bombardare l’Iran potrebbe avere lo stesso effetto.

Anche l’Iran ha condotto un’aggressione ma durante le varie centinaia di anni passati, soltanto sotto il regime dello shah appoggiato dagli Stati Uniti, quando ha conquistato le isole arabe nel Golfo Persiano.

L’Iran si è impegnato in programmi di sviluppo nucleare all’epoca dello shah, con il forte appoggio della Washington  ufficiale. Il governo iraniano è brutale e repressivo, come lo sono gli alleati di Washington nella regione. L’alleato più importante, l’Arabia Saudita, è il più estremo regime fondamentalista islamico, e spende enormi fondi diffondendo altrove le sue dottrine wahhabite.  Le dittature del Golfo, alleate preferite degli Stati Uniti, hanno represso brutalmente qualsiasi tentativo popolare di aderire alla Primavera Araba.

Il Movimento dei [paesi] Non-Allineati, cioè i governi della maggior parte della popolazione del mondo, si stanno incontrando a Tehran. Il gruppo ha vigorosamente approvato il diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio, e alcuni membri, l’India, per esempio, aderiscono al programma di severe sanzioni soltanto parzialmente e con riluttanza.

I delegati del NAM (Non Aligned Movement)  senza dubbio riconoscono la minaccia che domina la discussione in Occidente, lucidamente espressa dal Generale Lee Butler, ex capo del Comando Strategico statunitense: ”E’ estremamente pericoloso che nel calderone di animosità che chiamiamo Medio Oriente,” una nazione debba armarsi con armi nucleari, dato che “motiva altre nazioni a fare così.”

Butler non si riferisce all’Iran, ma a Israele, che nella nazioni arabe e in Europa è considerato il paese che pone la più grande minaccia per il mondo arabo, gli Stati Uniti sono al  secondo posto, mentre l’Iran, anche se non amato, è di gran lunga meno temuto. In realtà in molti sondaggi la maggioranza ritiene che la zona sarebbe più sicura se l’Iran avesse armi nucleari, per equilibrare le minacce che essi percepiscono.

Se l’Iran si sta veramente avviando verso il potenziale di armi nucleari –  fatto ancora sconosciuto ai servizi segreti degli Stati Uniti – il motivo forse è che è “motivato ad agire così”, dalle minacce israelo-statunitensi, regolarmente diffuse in esplicita violazione della Carta dell’ONU.

Perché allora l’Iran è la più grossa minaccia alla pace nel mondo, coma appare nei discorsi ufficiali occidentali? La ragione primaria è riconosciuta dai militari statunitensi e dalla loro controparte  in Israele: l’Iran potrebbe distogliere dal ricorso alla forza da parte degli USA e di Israele.

Inoltre l’Iran deve essere punito per la sua “efficace ribellione” che era l’accusa di Washington nei riguardi di Cuba mezzo secolo fa, e che è ancora la spinta per l’assalto degli USA contro Cuba continua malgrado la condanna internazionale.

Altri eventi pubblicati sulle prime pagine potrebbero anche beneficiare di una prospettiva diversa. Supponete che Julian Assange abbia fatto trapelare i documenti russi che rivelano informazioni importanti che Mosca voleva nascondere alla gente, e che le circostanze erano comunque identiche.

La Svezia non esiterebbe a perseguire il suo solo interesse annunciato, accettando l’offerta di interrogare Assange a Londra. Dichiarerebbe se che se Assange ritornasse in Svezia (come è stato d’accordo a fare), non sarebbe estradato in Russia, dove le possibilità di un processo giusto sarebbero scarse.

La Svezia sarebbe celebrata per questa posizione di principio. Assange sarebbe lodato per aver realizzato un servizio pubblico -il che naturalmente non ovvierebbe alla necessità di considerare le accuse contro di lui così seriamente come in tutti i casi analoghi.

La più importante notizia di cronaca del giorno sono le elezioni negli Stati Uniti. Una prospettiva appropriata è stata fornita dal giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis Brandeis, * riteneva che: “Possiamo avere la democrazia in questo paese, oppure possiamo concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe la situazioni.”

Guidati da questa idea, i servizi giornalistici sulle elezioni dovrebbero incentrarsi sull’impatto che ha la ricchezza sulla politica, analizzato ampiamente nel recente studio “Abbondanza e influenza: disuguaglianza economica e potere politico in America”, di Martin Gilens. Ha scoperto che la vasta maggioranza “non ha il potere di dare forma alla politica di governo”, quando le loro preferenze divergono da quelle dei ricchi che  per lo più  ottengono quello che vogliono quando è importante per loro.

C’è poco da meravigliarsi, quindi che nella recente classifica dei 31 membri dell’Organizzazione per la Cooperazione  economica e lo Sviluppo in termini di giustizia sociale, gli Stati Uniti siano al 27° posto. malgrado i loro straordinari vantaggi.

Oppure quel modo razionale di trattare i problemi svanisce durante la campagna elettorale, in modi che talvolta rasentano la commedia.

Per fare un esempio, Paul Krugmann riferisce che il Grande Pensatore molto ammirato del Partito Repubblicano, Paul Rayan, dichiara che ricava le sue idee sul sistema finanziario da un personaggio di un romanzo di fantasia – “Atlas Shrugged” (in italiano “La rivolta di Atlante”)** che richiede l’uso delle monte d’oro invece che delle banconote.

Non resta che prendere delle idee da uno scrittore davvero illustre, Jonathan Swift. Nel suo libro  “I Viaggi di Gulliver”, i suoi saggi della città di Lagado portano i loro beni sulle spalle dentro dei sacchi e così potevano usarli per barattarli senza l’ingombro dell’oro. Allora l’economia e la democrazia potrebbero davvero fiorire – e, cosa migliore di tutti, la disuguaglianza potrebbe scomparire rapidamente, un dono allo spirito del giudice Brandeis.

* http://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Brandeis

**http://lanuovaeresia.wordpress.com/2010/11/29/la-rivolta-di-atlante-di-ayn-rand-recensione

Da: Z Net – Lo spirito  della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http:www.zcommunications.org/why-america-and-israel-are-the-greatest-threats-to-peace-by-nona-chomsky

Originale: Alternet

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons – CC BY  NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/7609

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