Perché Mahmoud Abbas lascia morire i bambini a Gaza?

 

Palestinian women hold placards during a protest against Israeli blockade at Legislative council in Gaza city on July 9, 2017. Photo by Mohammed Asad


Palestinesi, durante una manifestazione a Gaza il 9 luglio, mostrano cartelli che condannano il capo dell’Autorità Palestinese (AP) Mahmoud Abbas per la sua complicità col blocco israeliano di Gaza (Immagini di Mohammed Asad APA)

Ali Abunimah   13 luglio 2017

Il leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, profondamente impopolare,  sta aiutando le autorità di occupazione israeliane a causare sofferenze orribili alle persone che abitano la Striscia di Gaza assediata, come parte di un gioco politico cinico e crudele.

È una campagna che nelle ultime settimane ha portato alla morte più di una dozzina di palestinesi ai quali sono state negate le cure mediche fuori da Gaza – la più recente, una bambina chiamata Yara Ismail Bakhit.

Israele e Abbas lo fanno con la complicità della cosiddetta comunità internazionale che rimane in silenzio sulla catastrofe in corso.

Strettamente legato a Israele, Abbas ha definito la lunga collaborazione con il suo occupante come un dovere “sacro”.

Questa collaborazione sin dall’inizio ha compreso l’incoraggiamento di Israele ad aggravare il blocco su Gaza.

L’assedio, che dura da dieci anni, ha costretto i 2 milioni di residenti a vivere come in gabbia nel territorio per un periodo che forse sta attraversando la peggiore crisi compresi i ripetuti  assalti militari che hanno ucciso migliaia di persone.

Giovedì, la centrale elettrica  di Gaza è stata chiusa per esaurimento  del combustibile di scorta.

Il territorio ora dipende da soli 70 megawatt di potenza forniti da Israele, una frazione dei 500 megawatt giornalieri necessari.

L’applicazione “watch power” del quotidiano di Tel Aviv Haaretz indica che mercoledì la città di Gaza ha ricevuto solo tre ore di elettricità, mentre altre aree hanno ricevuto energia per quattro ore.

Ma con la fornitura energetica che ha raggiunto il  minimo storico  all’inizio di questa settimana, la maggior parte dei residenti affronta lunghi periodi senza energia nel mezzo del caldo estivo.

Con il buio e il caldo in cima alle priorità, molti a Gaza si trovano isolati dal mondo esterno: la società di telecomunicazioni dell’AP,  Paltel, ha affermato che a migliaia di clienti di Gaza sono stati interrotti i servizi Internet e telefonici  a causa dei generatori fuori uso.

Avvertimenti non attendibili

Mercoledì, i funzionari delle Nazioni Unite hanno ribadito che gli ultimi tagli di energia “hanno approfondito la crisi umanitaria con gli ospedali in condizioni precarie, la crescente carestia d’acqua e il trattamento delle acque reflue non trattate pompate nel Mediterraneo”.

I loro avvertimenti verranno probabilmente ignorati, proprio come tanti altri nei mesi passati, ignorati anche dal Comitato Internazionale della Croce Rossa nonostante che a maggio abbia affermato che Gaza era sul punto di un “collasso strutturale”.

Per mesi le strutture sanitarie in tutto il territorio sono state in crisi e l’ospedale principale della città di Gaza è stato costretto a ridurre interventi chirurgici vitali perché non c’era abbastanza energia per gestire i sistemi di supporto alla vita. (1)

Poiché gli impianti di depurazione sono fermi, il territorio è invaso dalle fogne.

Nonostante tutto, l’Unione Europea, che non si basa mai sulle dichiarazioni del suo presunto impegno nei confronti dei “diritti umani”, ha mantenuto un silenzio determinato che può essere interpretato solo come pieno sostegno alle misure che infliggono tali sofferenze a Gaza.

Al contrario, l’ambasciata dell’Unione Europea a Tel Aviv, nonché un alto dirigente delle Nazioni Unite, hanno pubblicizzato la collaborazione di Abbas con Israele allo scopo di aumentare l’approvvigionamento elettrico a Jenin, una città nel nord della Cisgiordania occupata.

La tempistica dell’annuncio, insieme a una grottesca cerimonia di taglio di nastro, in cui i funzionari AP si vedono accanto agli ufficiali militari israeliani, sembrano calcolati per spargere sale nelle ferite delle persone di Gaza.

Infine, giovedì, dopo aver ignorato Gaza per mesi, l’UE, nell’ambito del cosiddetto Quartetto, ha emesso una dichiarazione vagamente “preoccupante” che non ha detto nulla rispetto alle responsabilità di Israele.

Responsabilità di Israele

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno sottolineato che, anche se i tagli di energia da parte di Israele sono stati realmente fatti su richiesta dell’Autorità Palestinese di Ramallah, Israele resta legalmente responsabile.

In precedenza, i funzionari delle Nazioni Unite hanno tentato di ridurre la responsabilità di Israele, spostando la colpa a una disputa interna tra l’AP di Abbas a Ramallah e le autorità di Hamas che controllano Gaza.

In aprile l’AP ha dichiarato a Israele che non avrebbe più pagato  per l’approvvigionamento elettrico fornito da Israele a Gaza, come parte della campagna di Abbas per far fuori Hamas infliggendo ulteriori difficoltà alla popolazione di Gaza.

Nell’ultimo mese Israele ha ridotto drasticamente l’energia fornita a Gaza, la principale fonte di energia elettrica del territorio.

In base ad un comunicato stampa dell’ONU,  ieri  esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno dichiarato che “Israele, in quanto occupante che controlla l’ingresso e l’uscita di beni e persone, si è assunta la responsabilità primaria del deterioramento della situazione”.

I gruppi dei diritti umani avevano affermato in precedenza che è illegale per Israele, come forza occupante,  tagliare l’elettricità a Gaza, indipendentemente da quello che dice Abbas.

Nonostante la decisione del governo israeliano di accettare “il piano crudele dell’autorità palestinese per ridurre ulteriormente l’alimentazione elettrica a Gaza”, ha dichiarato B’Tselem il mese scorso, la situazione a Gaza “è il risultato delle misure attuate da Israele, perseguite con la sua decennale applicazione di una politica brutale “.

Uccidere i neonati

Tre anni, Yara Ismail Bakhit, che soffriva di una malattia cardiaca, è morta perché le è stato negato il permesso di uscire da Gaza.

Yara, tre anni

Il dottor Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della sanità di Gaza, giovedì ha detto  che la bambina della città meridionale di Khan Younis è la 16a persona a morire nelle ultime settimane perché non si è in grado di assicurare un trasferimento per le cure.

La morte di Yara è un altro sacrificio della campagna di Abbas contro la popolazione di Gaza; è avvenuta a causa dei ritardi che il suo Ministero della Sanità impone alle richieste di trasferimento verso le strutture sanitarie di Israele o della Cisgiordania.

Il Ministero della Sanità di Ramallah deve approvare tali richieste prima che lo faccia Israele, perché si fa carico delle spese per le prestazioni sanitarie fornite negli ospedali israeliani o della Cisgiordania.

Il Palestinian Center for Human Rights ha documentato un costante calo dei trasferimenti per cure dal mese di aprile – da quando è iniziato l’assalto di Abbas contro la popolazione di Gaza.

PCHR ha riferito che lunedì  il Ministero della Sanità dell’AP non aveva approvato o rinnovato trasferimenti medici per “centinaia di pazienti affetti da malattie gravi e croniche senza dare nessuna motivazione di questa decisione”.

Secondo il PCHR, il numero di trasferimenti è sceso dai quasi 2.200 di marzo a circa 1.700 in aprile e sceso al di sotto di 1.500 nel mese di maggio. A giugno, l’AP ne ha approvati solo 500.

A partire da giugno, le autorità mediche di Gaza hanno autorizzato circa 2.500 pazienti “affetti da gravi malattie che non hanno possibilità di alcun trattamento a Gaza” per il trattamento al di fuori del territorio. Ma un mese e mezzo più tardi le autorità di Ramallah ne avevano approvati solo 400.

PCHR ha riferito di essere rimasti “sconvolti” per gli ospedali della Cisgiordania che hanno cominciato a rifiutare di curare i pazienti di Gaza perché non c’è garanzia di pagamento.

Nel frattempo, il Ministero della Sanità di Abbas ha anche tagliato il bilancio dei farmaci per Gaza, provocando un’acuta crisi che mette in pericolo la vita di centinaia di persone, tra cui i bambini con fibrosi cistica e malati di cancro.

PCHR ha dichiarato: “La negazione del diritto dei pazienti alle cure mediche fuori dalla striscia, in considerazione dell’assenza di un’alternativa adeguata a Gaza, è una chiara violazione del diritto alla salute assicurata dalla legge fondamentale palestinese” – in effetti la costituzione dell’Autorità palestinese.

PCHR invita i governi mondiali a esercitare pressioni su Israele “in qualità di forza occupante” perché garantisca i diritti delle persone a Gaza contemplati dalla IV Convenzione di Ginevra.

Inoltre “invita la comunità internazionale a dissuadere l’Autorità Palestinese dal minare i diritti fondamentali dei palestinesi residenti nella Striscia di Gaza” e rispettare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale al popolo palestinese.

Il problema è che l’Autorità Palestinese e il suo leader sono strumenti nelle mani della cosiddetta comunità internazionale contro i palestinesi e la loro causa.

Il suo ruolo è quello di aiutare Israele ad occupare e pacificare la popolazione palestinese, anche a prezzo della vita dei bambini a Gaza.

 

Trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/why-mahmoud-abbas-letting-children-die-gaza

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_supporto_vitale

Il sistema di supporto vitale dovrebbe fornire aria, acqua e cibo. Inoltre, deve anche fornire una corretta temperatura per il corpo, una pressione accettabile del corpo e occuparsi dei rifiuti del corpo prodotti.

 

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