“Perché sei così gentile quando chiedi ai soldati di non sparare contro i contadini di Gaza?”

14 ottobre 2013

gaza

“Perché sei così gentile quando chiedi ai soldati di non sparare contro i contadini di Gaza?”

di Walaa Al Ghussein

Gaza, l’ enclave palestinese sulla costa del Mediterraneo, continua a soffrire per l’assedio in corso da parte degli israeliani. Gli agricoltori così come i pescatori sono regolarmente sparati dalle truppe israeliane di terra e di mare, durante la loro vita quotidiana. In questo breve video, si dà un’idea della situazione di questi contadini e pescatori palestinesi, aiutati e protetti da volontari stranieri che sfidano il rischio della violenza israeliana, offrendo sé stessi come scudi umani, per cercare di evitare che questi civili siano colpiti.

Ho incontrato Manu Pineda in una delle sue visite a Gaza , come tante persone che ho conosciuto prima attraverso i social network, che poi capita di incontrare di persona. Mi ha raccontato del suo lavoro qui a Gaza, ed è stato impressionante sapere come hanno messo la loro vita in pericolo per proteggere gli agricoltori e i pescatori in modo che potessero svolgere il loro lavoro senza le continue violazioni israeliane. Gli ho detto che ero interessata ad andare con loro per vedere quello che stavano facendo, anche perché non sono mai stata alla striscia di confine, dove i contadini lavorano. Ma non è stato facile per me svegliarmi alle 5 del mattino per farlo! Loro vanno anche con i pescatori in mare oltre la zona limitata ( 6 miglia) per proteggerli dalla marina israeliana, mentre la pescano e restano lì con loro per un giorno intero, 24 ore! Ma ovviamente io non posso farlo, non potrei scappare in mare se succedesse qualcosa, non so nuotare.

Recentemente Manu è tornato a Gaza dalla Spagna con un gruppo di volontari internazionali in una delegazione sua associazione, Unadikum Association, con sede in Malaga, in Spagna, per lavorare con gli agricoltori e pescatori e per proteggerli dagli spari dei soldati israeliani. Uno di questi volontari, Christopher Reeve, è un giornalista americano che vive in Egitto, ed ho trovato interessante l’ opportunità di andare con loro e fare un video per il mio progetto finale presso una università negli Stati Uniti, per intervistarli e vedere cosa stanno facendo. Sono miracolosamente riuscita a svegliarmi così presto e ad andare con loro al border. Vi abbiamo trovato i contadini pronti e in attesa di noi per iniziare il loro lavoro, la preparazione del terreno per la semina. Ho dovuto indossare un giubbotto per proteggermi dagli spari – perché non avrebbero sparato su un internazionale che indossa un giubbotto! Sono andato con il gruppo e gli agricoltori oltre l’area limitata, proprio di fronte al recinto, dove possiamo vedere le jeep israeliane che vengono a controllarci. Ho messo la fotocamera su record ed ho zoomato, guardando i soldati uscire dalle jeep ed avvicinarsi a noi e puntare contro di noi le loro armi.

Ho guardato attraverso la fotocamere e credo di non aver mai sentito o ascoltato il mio cuore battere in quel modo, non ho mai visto un soldato prima, li ho visti una volta sulla strada per Gerusalemme, ma non puntavano le loro armi su me in questo modo. Ironia della sorte, questa sensazione terrificante è svanita quando hanno sparato in aria per avvertirci che erano lì, pronti a sparare su di noi in qualsiasi momento. Ed è quello che hanno fatto, hanno continuato a sparare intorno a noi per costringerci ad andar via e poi hanno continuato lanciando gas lacrimogeni. Il primo è caduto proprio davanti a me, e l’odore era così terribile che non riuscivo a respirare.

Ogni volta che essi sparavano intorno a noi o lanciavano gas lacrimogeni, Manu o qualcun altro del gruppo gridava attraverso il megafono, chiedendo loro di smettere. Manu urlava ” Per favore smettete di sparare, siamo civili, per favore lasciate che queste persone lavorino nella loro terra, non sparate “, ed io, sarcasticamente, gli ho chiesto perché è così gentile mentre parla con loro. Mi ha risposto che era abituato ad essere più offensivo, ma loro si arrabbiavano molto, e una volta lo hanno “messo in guardia sparando tra i suoi piedi, e lui sapeva che se l’avesse fatto di nuovo, loro non gli avrebbero fatto del male perché è un internazionale, ma avrebbe sparato invece ad uno degli agricoltori per provocarlo”.

Ho intervistato Reeve, il giornalista americano, sulla via del ritorno e ho trascorso un po’ di tempo con loro prima che lasciassero Gaza . Anche se inizialmente avevano avuto qualche tentativo non riuscito al confine, alla fine sono riusciti a lasciare Gaza. Attualmente Unadikum sta organizzando un progetto che consente a più volontari provenienti da tutto il mondo di venire continuamente a Gaza e di lavorare come scudi umani con gli agricoltori e pescatori, compresi i giornalisti e coloro che sono interessati a documentare le storie di queste persone e la situazione che devono affrontare in Gaza sotto il soffocante assedio.

Come dicono sul loro sito web : “Il nostro impegno più importante, che sarà sempre la nostra priorità, è la nostra presenza sul campo, direttamente con i palestinesi, di fronte alle forze di occupazione.”

Pensiamo di aver bisogno di più di questi internazionale a Gaza per proteggere la nostra gente e raccontare le nostre storie? Sono più bravi di noi andare così vicino i soldati israeliani, senza preoccuparsi di farsi sparare o no? E chi potrebbe garantire che i soldati non arriveranno il giorno dopo e distruggeranno ciò che gli agricoltori hanno fatto sotto la protezione di internazionali? Beh, succede!

Questi attivisti internazionali provenienti da tutto il mondo ne “la più grande prigione a cielo aperto”, lavorano con le persone, scrivono le loro storie, li proteggono durante il lavoro sul campo, documentando quello che vedono in questo luogo, e soffrono ostacoli del viaggio, proprio come la gente di Gaza, ora intrappolata a causa della continua chiusura del confine israelo-egiziano.

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“¿Por qué eres tan educado cuando le pides a los soldados no disparar a los agricultores de Gaza?”


Por Walaa Al Ghussein

Gaza, el enclave palestino en la costa mediterránea, sigue sufriendo el asedio constante de los israelíes. Los agricultores, así como los pescadores son disparados habitualmente por las tropas israelíes en tierra y mar, como parte de sus vidas diarias. En este corto video, se da una idea de la difícil situación de estos agricultores y pescadores palestinos, que son ayudados y protegidos por voluntarios extranjeros que desafían el riesgo de la violencia israelí, ofreciéndose a sí mismos como escudos humanos para tratar de evitar que estos civiles de reciban un disparo.
Conocí a Manu Pineda en una de sus visitas a Gaza, como a tanta gente a la que he conocido primero a través de las redes sociales, y luego nos encontramos en persona. Me habló de su trabajo aquí en Gaza, y era impresionante saber cómo ponen sus vidas en peligro para proteger a los agricultores y los pescadores para que puedan hacer su trabajo protegidos de las continuas violaciones israelíes. Le dije que yo estaba interesada en ir con ellos para ver lo que están haciendo, también, porque nunca he estado en la franja fronteriza donde trabajan los agricultores. Pero no fue fácil para mí para despertar a las 5 am para hacerlo! También van con los pescadores en el mar más allá del área limitada ( 6 millas) de protegerlos de la marina israelí mientras pescan, y permanecer allí con ellos durante todo un día, las 24 horas! Pero, obviamente, no puedo hacer eso, no puedo escapar en el mar, si pasa algo, no sé nadar.
Recientemente Manu regresó a Gaza desde España con un grupo de voluntarios internacionales en una delegación de la Asociación Unadikum , con sede en Málaga, España, para trabajar con los agricultores y pescadores para protegerlos de recibir un disparo de los soldados israelíes. Uno de estos voluntarios, Christopher Reeves, era un periodista estadounidense que viven en Egipto, y me pareció una oportunidad interesante ir con ellos y hacer un video para mi proyecto fin de carrera en una universidad de los EE.UU. , para hacer entrevistas y ver qué que están haciendo.
Milagrosamente logré despertarme temprano y partir con ellos a la franja fronteriza . Allí encontramos a los agricultores listos y esperándonos para empezar su trabajo, la preparación de la tierra para la siembra. Tuve que usar un chaleco para protegerme de los disparos – porque no dispararían a un internacional identificado con un chaleco! Fui con el grupo y los agricultores más allá del área limitada, justo en frente de la valla, donde podemos ver los jeeps israelíes que vienen a visitarnos. Puse la cámara a grabar y con el zoom, vi a los soldados que salían de los jeeps cada vez más cerca de nosotros y apuntando sus armas contra nosotros.
Miré a través de la cámara y creo que nunca me he sentido o escuchado mi corazón latir de esa manera, yo nunca he visto a un soldado antes, yo los he visto una vez en mi camino a Jerusalén, pero ellos no estaban apuntando sus armas contra mí de esta manera. Irónicamente, este sentimiento terrible se desvaneció cuando dispararon al aire para advertirnos de que estaban ahí, listos para disparar sobre nosotros en cualquier momento. Y eso es lo que hicieron, continuaron disparando a nuestro alrededor para obligarnos a salir y luego siguieron lanzándonos gas lacrimógeno. El primero cayó justo delante de mí, y huele tan horrible que no podía respirar.
Cada vez que se disparaban alrededor nuestro o nos tiraban gases lacrimógenos, encontraba a Manu, o a otro del grupo, gritando a través de los altavoces, pidiendo que se detuvieran. Manu gritaba “Por favor, dejad de disparar, somos personas civiles, por favor, dejen que estas personas trabajen su tierra, no dispares “, y sarcásticamente le pregunté por qué es tan cortés al hablar con ellos. Él respondió que antes solía ser más ofensivo pero esto los enojaba mucho, y una vez fue “advertido por disparos entre sus pies, y él sabía que si lo hacía de nuevo, no iban a hacerle daño a él porque es internacionalista, sino que podrían disparar contra alguno de los agricultores.
Entrevisté a Reeves, el periodista estadounidense, en nuestro camino de vuelta, y pasé algún tiempo con ellos antes de que la mayoría de este grupo saliese de Gaza. Aunque en un principio tuvieron algunos intentos frustrados en la frontera, con el tiempo lograron salir. Actualmente Unadikum está organizando un proyecto que permite a más voluntarios de todo el mundo venir continuamente a Gaza y trabajar como escudos humanos con los agricultores y pescadores, entre ellos periodistas y quien esté interesado en documentar las historias de estas personas y la situación que enfrentan en Gaza bajo el asedio asfixiante.
Como dicen en su página web: “Nuestro compromiso más importante, que siempre será nuestra prioridad, es nuestra presencia sobre el terreno, directamente con los palestinos, enfrentándonos a las fuerzas de ocupación . ”
¿Pensamos que necesitamos más de estos internacionales en Gaza para proteger a nuestro pueblo y contar nuestras historias ? ¿Son ellos más valientes que nosotros yendo tan cerca de los soldados israelíes sin preocuparse de si reciben o no un disparo? ¿Y quién garantiza que los soldados no vendrán al día siguiente y destruirán lo que hicieron los agricultores gracias a la protección de los internacionales? Bueno, está sucediendo!
Estos activistas solidarios internacionales vienen de todas partes del mundo a “la mayor prisión al aire libre”, trabajan con su gente, escriben sus historias, los protegen mientras trabajan en el campo, documentan lo que ven en esos lugares, y sufren los obstáculos de viaje, al igual que la población de Gaza, ahora atrapados debido al cierre continuo de la frontera palestino-egipcia.

 

https://www.facebook.com/pages/Unadikum-International-Brigades/157454734450590

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ARTICOLO ORIGINALE
http://mondoweiss.net/2013/10/polite-soldiers-farmers.html

 

‘Why are you polite when you ask the soldiers not to shoot at the Gaza farmers?’

Walaa Ghussein on October 13, 2013

Gaza, the Palestinian enclave on the Mediterranean coastline, continues to suffer from the ongoing siege by the Israelis. Farmers as well as fishermen are regularly shot by Israeli troops on land and sea, as they go about their daily lives. In this short video, some insight is given into the plight of these Palestinian farmers and fishermen who are aided and protected by foreign volunteers who brave the risk of Israeli violence by offering themselves as human shields to try and prevent these civilians from being shot.

I’ve met Manu Pineda in one of his visits to Gaza–as so many people I’ve first known through social media, and then it happens that we meet in person. He told me about his work here in Gaza, and it was impressive to know how they put their lives in danger to protect the farmers and the fishermen so that they can do their job without the continuous Israeli violations. I told him that I was interested in going with them to see what they’re doing, also because I’ve never been to the border strip where the farmers work. But it wasn’t easy for me to wake up at 5 am to do so! They also go with the fishermen in the sea beyond the limited area (6 miles) to protect the fishermen from the Israeli navy while fishing and stay there for a whole day, 24 hours! But obviously I can’t do that, I can’t run away in the sea if anything happened, and I can’t swim.

Recently Manu came back to Gaza from Spain with a group of international volunteers in a delegation from his association, Unadikum, based in Barcelona, Spain, to work with farmers and fishermen to protect them from getting shot by the Israeli soldiers. One of these volunteers, Christopher Reeves, was an American journalist living in Egypt, and I found it an interesting opportunity to go with them and make a video for my at-home project for a university in the US, to make interviews and see what they’re doing.

I miraculously managed to wake up that early and leave with them to the border strip. There we found the farmers ready and waiting for us to start their work, preparing the land for planting. I had to wear a vest to protect myself from getting shot– because they would not shoot on an international wearing a vest! I went with the group and the farmers beyond the limited area, right in front of the fence, where we can see the Israeli jeeps coming to check us out. I put the camera on record and zoomed in, watched the soldiers coming out of the jeeps getting closer to us and pointing their guns on us.

I watched through the camera and I believe I’ve never felt or heard my heart beat that way; I’ve never seen a soldier before, I’ve seen them once on my way to Jerusalem, but they were not pointing their guns on me this way. Ironically, this terrifying feeling faded away when they shot in the air to warn us that they were here and ready to shoot on us at any moment. And that’s what they did, they kept shooting around us to force us to leave and then they kept throwing tear gas. The first one fell right in front of me, and it smell so awful that I couldn’t breathe.

Whenever they shoot around or throw tear gas, you’d find Manu or one of the group shouting via speakers, asking them to stop. Manu was shouting “Please stop shooting, we are civilian people, please let these people work in their land, don’t shoot”, and I sarcastically asked him why he’s so polite while talking to them. He replied that he used to curse them before but they would get pissed, and once they warned him by shooting between his feet, and he knew if he did it again, they won’t hurt him because he’s internationalist but they would shoot one of the farmers instead to provoke him.

I interviewed Reeves, the American journalist, on our way back and I spent some time with them before they left Gaza. Though initially they had some bad attempts at the border, they eventually managed to leave Gaza. Currently Unadikum is organizing a project that allows more volunteers from all over the world to continuously come to Gaza and work as human shields with farmers and fishermen, including journalists and those who are interested in documenting the stories of these people and the situation they face in Gaza under the suffocating siege.

As they say on their website, “Our most important commitment, which will always be our priority, is our presence ‘on the ground’ with those Palestinians directly confronted with occupation forces.”

Do we think we need more of these internationals in Gaza to protect our people and tell our stories? Are they braver than us to go that close to the Israeli soldiers without caring to get shot or not? And who would guarantee that the soldiers won’t come the next day and destroy what the farmers did under the protection of internationals? Well, it happens!

These international solidarity activists come from all over the world to “the largest open-air prison”, they work with its people, they write their stories, they protect them while working in the field, they document what they see in this place, and they suffer the travel obstacles, just like the people in Gaza, now stranded due to the continuous closure of the Palestinian-Egyptian border.

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