Perchè sono così tanti gli ebrei che lasciano Israele?

Scritto da Associazione

Creato Giovedì, 21 Novembre 2013 12:02

 

Counterpunch
Weekend October 18-20,2013
http://www.counterpunch.org/2013/10/18/why-are-so-many-jews-leaving-israel/

Perché sono così tanti gli ebrei che lasciano Israele?

 

Coloro che sono interessati alla storia delle Crociate si chiedono: che cosa portò alla rovina dei crociati? Guardando i resti delle loro orgogliose fortezze in tutto il paese, ci stupiamo. 

di Uri Avnery

La risposta tradizionale è: la loro sconfitta nella battaglia di Horns of Hattin, due colline vicino al Lago di Galilea, nel 1187, per mano del grande sultano musulmano Salah ad -Din (Saladino).

 

ebrei

Tuttavia, lo stato crociato sopravvisse in Palestina e dintorni per altri cento anni. 

Lo storico più autorevole delle Crociate, Steven Runciman, ha dato una risposta completamente diversa: il regno crociato crollò perché troppi crociati tornarono alle loro terre natali, mentre troppo poche persone andarono ad unirsi ai crociati. Alla fine, gli ultimi resti del loro regno furono gettati in mare (letteralmente) . 

Ci sono grandi differenze tra lo stato crociato, che è esistito in questo paese per 200 anni e l’attuale Stato di Israele, ma ci sono anche alcune sorprendenti somiglianze. Ecco perché la loro storia mi ha sempre attratto. 

Ultimamente mi è tornata in mente la conclusione di Runciman a causa dell’improvviso interesse dei nostri media al fenomeno dell’emigrazione. Alcuni commenti sfiorano l’isteria. 

Le ragioni sono due. In primo luogo, una rete televisiva ha parlato dei discendenti degli israeliani che vivono all’estero, poi, l’ attribuzione del premio Nobel per la chimica a due ex- israeliani. Entrambi hanno causato molte strette di mano. 

” Discendenti” (Yordim) è il termine ebraico per emigranti. Le persone che vengono a vivere in Israele sono chiamati “ascendenti” (Olim), un termine simile a pellegrini. Probabilmente la parola ha qualcosa a che fare con il fatto che Gerusalemme è situata su una collina circondata su tutti i lati da valli, in modo da dover “salire” per raggiungerla. Ma naturalmente c’è una connotazione ideologica sionista in questi termini. 

Prima della fondazione del nostro Stato e nei suoi primi decenni di vita, noi stessi ci siamo visti come una società eroica, che lotta in condizioni di assoluta inferiorità, che combatte svariate guerre. Le persone che ci lasciavano erano considerati come disertori, come soldati in fuga dalla loro unità nel corso di una battaglia. Yitzhak Rabin li chiamava “spazzatura”. 

Ciò che ha reso così spaventoso in programma televisivo è stato che sono state mostrate comuni giovani famiglie israeliane della classe media ben sistemate a Berlino, a Londra e nel New Jersey. Alcuni dei loro figli parlavano già lingue straniere, abbandonando l’ebraico. Terribile. 

Fino a poco tempo fa, “discendente” era per lo più attribuito ai disadattati, a persone di classe inferiore e ad altri che non riuscivano a trovare il proprio posto nella società ordinaria. Ma queste sono normali, giovani coppie ben educate, nate in Israele, che parlano bene l’ebraico. La loro denuncia generale – che suona un po’ come una scusa – era che in Israele non riuscivano ad arrivare alla “fine del mese”, che gli stipendi della classe media non erano sufficienti per una vita dignitosa, perché sono troppo bassi e i prezzi troppo alti. Hanno controllato i prezzi degli appartamenti. Il prezzo di un appartamento a Tel Aviv è equivalente al reddito medio di 120 mesi di un membro classe media. 

Tuttavia, una corretta ricerca ha mostrato che in realtà l’emigrazione è diminuita nel corso degli ultimi anni. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli israeliani, tra cui anche la maggioranza dei cittadini arabi, è soddisfatta della propria situazione economica – più che nella maggior parte delle nazioni europee. 

La seconda ragione per l’isteria è stata l’assegnazione del premio Nobel a due professori di chimica americani che sono stati istruiti in Israele; uno di loro è nato in un kibbutz. 

Israele è immensamente orgoglioso dei suoi premi Nobel. Rispetto alle dimensioni del paese, il loro numero è davvero straordinario. 

Molti ebrei sono profondamente convinti che l’intelletto ebraico sia superiore a quello di qualsiasi altro popolo. Le teorie su questa ricchezza. Una di loro è che in epoca medievale, gli intellettuali europei erano monaci per lo più celibi che non hanno trasmesso i propri geni a nessuna prole. Nelle comunità ebraiche è successo il contrario: i ricchi erano orgogliosi di far sposare le loro figlie a studiosi della Torah particolarmente dotati, permettendo ai loro geni di iniziare la vita in circostanze privilegiate. 

Eppure stavano qui questi due studiosi che hanno lasciato Israele decenni fa per andare a pascolare in prati stranieri a continuare la propria ricerca in prestigiose università americane. 

In anni passati, sarebbero stati chiamati traditori. Ora hanno solo causato un profondo esame di coscienza. Uno dei due aveva lasciato Israele perché l’Istituto Weizmann, altamente considerato, non gli offriva una cattedra. Perché lo abbiamo lasciato andare? Che dire di tutti gli altri? 

In realtà, questo non è un problema specifico di Israele. La fuga dei cervelli avviene in tutto il mondo. Uno scienziato ambizioso desidera i laboratori migliori, l’università più prestigiosa. Menti giovani provenienti da tutto il mondo affollano gli Stati Uniti. Gli israeliani non fanno eccezione. 

Abbiamo buone università. Tre di loro figurano da qualche parte nella lista delle cento migliori del mondo. Ma chi può resistere alle tentazioni di Harvard o della MIT? 

La disillusione IMPROVVISA ha portato gli israeliani ad osservare attentamente il mondo accademico israeliano. Sembra che i nostri standard si stiano abbassando. Le nostre università sono finanziate dal governo, il numero dei professori e la loro qualità sta calando. Gli studenti delle scuole superiori stanno prendendo voti peggiori nel loro esami. 

Perché? Fondi immensi sono inghiottiti dall’esercito le cui richieste crescono di anno in anno, anche se la nostra situazione riguardo alla sicurezza sta continuamente migliorando. La nostra eterna occupazione dei territori palestinesi è un salasso per le nostre magre risorse. Così come gli insediamenti, naturalmente. Il nostro governo investe lì ingenti somme di denaro. Gli importi esatti sono un segreto di stato. 

Nel lungo periodo, un piccolo paese con risorse limitate non può sostenere un esercito enorme, un regime di occupazione e centinaia di insediamenti, senza privarsi di tutto il resto. Un solo aereo caccia costa più di una scuola o di un ospedale o un laboratorio. 

MA la mia preoccupazione sull’emigrazione non è limitata a considerazioni materiali. 

Le persone non se ne vanno solo per ragioni materiali. Si può pensare che emigrino perché la vita a Berlino è più conveniente che a Tel Aviv, gli appartamenti più facili da trovare, i salari più alti. Ma non è solo la forza di attrazione della terra straniera che conta – è anche la forza o la debolezza del legame con la terra d’origine. 

Negli anni in cui i “discendenti” erano considerati spazzatura, eravamo orgogliosi di essere israeliani. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta, quando presentavo il mio passaporto israeliano a qualsiasi controllo di frontiera, mi sentivo bene. Israele era guardato con ammirazione in tutto il mondo, non ultimo dai nostri nemici. 

Io credo che sia un diritto umano fondamentale essere orgogliosi della propria società, del proprio paese. Le persone appartengono alle nazioni. Anche nell’odierno villaggio globale, la maggior parte delle persone ha bisogno del senso di appartenenza ad un luogo, ad un certo popolo. Nessuno vuole vergognarsi. 

Oggi, nel presentare il passaporto, un israeliano non si sente così orgoglioso. Può provare una sensazione di testardaggine (” noi contro il mondo intero”), ma lui o lei è cosciente che il suo Paese è considerato da molti come uno stato di apartheid che opprime un altro popolo. Ogni persona all’estero ha visto innumerevoli foto di soldati israeliani pesantemente armati che fronteggiano donne e bambini palestinesi. Nulla di cui essere orgogliosi. 

Questo non è un argomento di cui nessuno parla mai. Ma è lì. Ed è destinato a peggiorare. 

Gli ebrei israeliani sono già una minoranza nel Paese governato da Israele, dal Mediterraneo al Giordano . Il numero dei soggetti privati ​​di tutti i diritti, già maggioritario, sta crescendo di anno in anno. L’oppressione crescerà necessariamente. L’immagine di Israele nel mondo peggiorerà. L’orgoglio in Israele svanirà. 

Un effetto sta già diventando evidente. 

Un recente, prestigioso sondaggio condotto tra gli ebrei americani mostra un marcato allentamento dell’attaccamento che i giovani ebrei sentono per Israele. La scena ebraica americana è dominata da anziani leader professionisti che non sono mai stati eletti da nessuno. Essi esercitano un potere immenso sulla vita politica americana, ma la loro influenza sulla propria comunità sta diminuendo. I giovani ebrei americani non sono più orgogliosi di Israele. Alcuni di loro si vergognano. 

In generale questi giovani ebrei non si alzano per protestare. Hanno paura di fornire munizioni agli antisemiti. Sono anche educati fin dall’infanzia al fatto che noi ebrei dobbiamo stare uniti contro gli stati (goym) che vogliono distruggerci. 

Così, invece di alzare la voce, tacciono, lasciano le loro comunità, si nascondono. Ma questo processo può essere assolutamente disastroso per Israele, i nostri leader si affidano completamente al potere che hanno sui politici americani. Se questi percepiscono che il sostegno ebraico di Israele è in diminuzione, faranno in fretta a liberarsi. 

C’è un altro aspetto dalla parte sionista dell’equazione. 

Il sionismo è nato per portare gli ebrei in Israele. Questo è praticamente tutto ciò che è. Ma il sionismo può essere una strada a doppio senso . 

Israele dichiara di essere “lo Stato del popolo ebraico”. Gli ebrei di tutto il mondo sono considerati di fatto cittadini israeliani. Ma se non vi è alcuna differenza fondamentale tra un Ebreo a Haifa e un Ebreo di Amburgo, perché rimanere ad Haifa quando la vita ad Amburgo sembra essere molto meglio? 

Ho lottato per decenni per la trasformazione della teologia sionista in un semplice patriottismo israeliano. Forse il momento è finalmente arrivato il momento – e poi trasformeremo Israele in un paese di cui possiamo essere di nuovo orgogliosi. 

Uri Avnery è uno scrittore israeliano e un attivista per la pace con Gush Shalom. Ha collaborato al libro di CounterPunch “The Politics of Anti-Semitism”. 

(tradotto da barbara gagliardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4566:perche-sono-cosi-tanti-gli-ebrei-che-lasciano-israele&catid=23:interventi&Itemid=43

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