Peres: se Netanyahu non si ferma, scoppierà la terza Intifada

Scritto da Associazione

Venerdì 11 Gennaio 2013 18:08

Nena News
11.01.2013
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Peres: se Netanyahu non si ferma, scoppierà la terza Intifada

Il presidente israeliano accusa il premier di impedire la ripresa del processo di pace e di voler provocare una nuova rivolta popolare palestinese. 

dalla redazioneBetlemme, 11 gennaio 2013, Nena News – A pochi giorni dalle elezioni israeliane, le autorità di Tel Aviv si spaccano. Il presidente israeliano Shimon Peres torna ad attaccare il premier Netanyahu, alla caccia della rielezione il prossimo 22 gennaio.
A preoccupare Peres è il possibile scoppio di una terza Intifada palestinese a causa delle politiche di chiusura dell’attuale governo di Tel Aviv, incapace – o comunque non intenzionato – a tentare di raggiungere un accordo di pace con la controparte palestinese.Le dure critiche del presidente arrivano a due settimane da un precedente intervento in cui Shimon Peres accusava Netanyahu di voler provocare una mobilitazione popolare nei Territori Occupati e indicava nel presidente palestinese Abbas un affidabile partner nel processo di pace: più volte Abbas ha rassicurato Israele, affermando che sotto la sua presidenza una terza Intifada non sarebbe mai permessa.”Se non verrà presa una decisione diplomatica – ha detto il presidente Peres mercoledì – i palestinesi torneranno al terrore: attacchi suicidi, bombe, coltelli. Anche se la popolazione palestinese non vuole tornare alla violenza, subisce la pressione del mondo arabo. Il mondo oggi sostiene di più i palestinesi che lo Stato di Israele”. “La diplomazia israeliana – aveva detto due settimane fa Peres in un incontro con gli ambasciatori israeliani all’estero – deve cambiare il suo approccio aggressivo con uno più moderato e volto al dialogo”.

Da parte sua il premier Netanyahu, che necessita di rafforzare il consenso intorno alla sua figura in vista delle elezioni, preferisce le minacce e il pugno di ferro. Da settimane le autorità israeliane proseguono nell’implementazione di piani e progetti che, se attuati, scriverebbero la parola fine al processo di pace e alla soluzione a due Stati: costruzione di nuove colonie a Gerusalemme Est, avvio del piano E1 per il collegamento di Gerusalemme alla Valle del Giordano, congelamento del trasferimento delle tasse palestinesi nelle casse dell’ANP.

Una serie di politiche inaccettabili da parte palestinese e che da anni mantengono in stallo un inesistente processo di pace. Nena News

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