PERICOLOSA NORMALITÀ

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Foto Credit: Reuters/Ammar Awad

Checkpoint di Betlemme, ore 18. Cinque, giorni minuti, i service per Betlemme non arrivano. Una numerosa folla di lavoratori attende. Ed ecco che in lontananza arriva un taxi. Ci avviciniamo velocemente. Tre uomini vicino a me salgono. Direzione Beit Sahour….perfetto!

“Perchè non ci sono service?” chiede un passeggero.

“Ci sono martiri, ci sono martiri” risponde l’autista.

“E dove?” chiede il passeggero.

“Un ragazzo nel campo profughi di ‘Aida” intervengo io.

“Ecco, lo sa la ragazza e noi no” ribatte l’autista.

“Dai ascoltiamo le notizie” propone un passeggero.

E’ morto a seguito delle ferite riportate Saleh Al-Amarin di soli 15 anni del campo profughi di ‘Azza. La settimana scorsa durante una manifestazione nel campo di ‘Aida è stato ferito alla testa da un proiettile sparato dall’esercito israeliano. Le sue condizioni sono apparse subito gravi. Oggi è morto nell’ospedale di Beit Jala.

L’esercito israeliano ha ucciso anche un’altra giovane ragazza, Lubna Munir Hanash, di 22 anni, all’entrata del campo profughi di ‘Arrub vicino a Hebron. Alcuni soldati israeliani che viaggiavano in un’auto civile hanno aperto il fuoco contro un gruppo di persone colpendo Lubna alla testa e un’altra donna alla mano. Sale a sei il numero di palestinesi uccisi in poco più di una settimana.

“Domani sarà una giornata di fuoco, ci saranno proteste ovunque” sospira il tassita.

“Chissà come farò ad andare al lavoro domani” si lamenta un passeggero.

http://storiedellaltromondo.wordpress.com/2013/01/23/pericolosa-normalita/

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PASSEGGIATA IN CITTÀ VECCHIA

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“Shlot shlomo shlot RRRR?” [scusate per lo stereotipo ma la mia percezione della lingua ebraica è esattamente questa]

“I don’t speak hebrew”.

“English?”

Non rispondo, non so bene perchè, mi rimetto gli auricolari e continuo a camminare nel quartiere armeno. Ero assorta nei miei pensieri. Stavo proprio pensando a quanto era bella Gerusalemme al tramonto. La cupola della Roccia, il monte degli ulivi, e più in basso le luci del quartiere di Silwan. Era da quasi un anno che non facevo una bella passeggiata rilassante per la Città Vecchia, da sola. Che non respiravo l’aria di questa città mediorientale. Che non le dedicavo del tempo per sentirne gli odori e i rumori. Entro per la porta di Damasco, attraverso il vivace e colorato suq che si sta preparando a chiudere, proseguo dritta verso la moschea di Al-Aqsa. C’è poca gente in giro, il muezzin ha già richiamato i fedeli per la preghiera del tramonto, molti negozianti hanno già abbassato le saracinesche, il sole ha lasciato spazio alla luna. Arrivo all’entrata del muro del Pianto, un metal detector e due soldati mi sbarrano la strada. Mi tolgo la borsa per i controlli e passo al di là. Improvvisamente la città torna viva. Migliaia di fedeli ebrei affollano il muro del pianto. Famiglie, ebrei ortodossi, bambini. Di sicuro in libera uscita per la giornata di elezioni. E così mi metto a pensare.

Al fatto che Gerusalemme è l’obiettivo di una vera e propria battaglia demografica. Che la colonizzazione di Gerusalemme Est prosegue, silenziosa e lacerante. Che i palestinesi di Gerusalemme continuano ad essere discriminati, trattati al pari degli immigrati, con una carta d’identità che può essere revocata in qualsiasi momento. Degli stranieri a casa propria. Che in città vecchia e nei quartieri adiacenti – Sheikh Jarrah e Silwan – i coloni continuano ad espropriare case palestinesi. Gente che magari è nata e cresciuta altrove, che è arrivata qui qualche anno fa e che gode di tutti i diritti, anche quello di occupare case altrui. Pensavo che i quartieri palestinesi nonostante facciano parte della Municipalità di Gerusalemme, non hanno infrastrutture e servizi adeguati. Poche scuole, pochi ospedali, una discriminazione deliberata e sistematica. E pensavo anche che quasi due milioni e mezzo di palestinesi della Cisgiordania a Gerusalemme non ci possono accedere. Che son tenuti al di là del muro come animali in gabbia, in punizione per il fatto di resistere contro l’occupante. Ecco pensavo a tutto questo mentre camminavo per la città vecchia ascoltando la mia musica. E forse è propri per questo che non sono riuscita a rispondere.

http://storiedellaltromondo.wordpress.com/2013/01/22/passeggiata-in-citta-vecchia/

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