Pescatore messo in manette dalla marina israeliana nelle acque di Gaza

DOMENICA 10 GIUGNO 2012

 Mohammed Ahmed Amoudi, 60 anni

Pubblicato da Rosa Schiano a 18:45

La sera del 27 maggio, verso le 22.30, la marina israeliana ha arrestato un pescatore nelle acque di Gaza. Mohammed Ahmed Amoudi, 60 anni, stava pescando sulla sua piccola imbarcazione

Incontro Mohammed nella sua abitazione in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza.

Quel pomeriggio, verso le 17.00, si era diretto verso sud per andare a pescare nell’area di Rafah. Mohammed si trovava sulla barca con un amico, Naim Mahmoud Abu Hanoun, 65 anni. Una volta finito il lavoro stavano per tornare indetro verso Khan Younis quando una nave della marina israeliana si è avvicinata ed ha iniziato a sparare attorno alla sua imbarcazione. I soldati israeliani hanno ordinato a Mohammed di fermarsi.  Alcuni soldati gli hanno chiesto che cosa avesse sulla barca, e gli hanno ordinato di prendere e mostrare ogni pesce che aveva pescato.  Gli hanno poi chiesto di mostrare le reti e di prendere e mostrare ogni cosa che aveva sulla barca.

Successivamente, uno dei soldati ha chiesto loro chi fosse il capitano della barca, “Sono io”, ha risposto Mohammmed.

I soldati gli hanno chiesto di togliersi i vestiti e di tuffarsi in acqua  per raggiungere la loro nave. Mohammed ha detto loro “Non posso nuotare molto bene, ho avuto un’operazione e l’acqua del mare è molto fredda”. Un soldato gli ha risposto “Vieni o ti sparo”.

Mohammed così si è tuffato in acqua ed a nuoto ha raggiunto la nave della marina israeliana. I soldati l’hanno sollevato sulla nave, gli hanno bendato li occhi e legato le sue mani con lacci di plastica. Questa volta i soldati non hanno confiscato la barca dei pescatori, e si sono limitati ad arrestare solo Mohammed. Di solito la marina israeliana confisca le barche dei pescatori e arresta tutti coloro che si trovano sulla barca. I soldati della marina israeliana gli hanno chiesto se voleva bere o mangiare qualcosa. Mohammed ha risposto di no. Gli hanno poi dato una maglia ed un pantalone e l’hanno portato ad Ashdod, in Israele.  Un dottore ha controllato la sua salute, Mohammed ha chiesto medicine per la pressione alta. Successivamente i soldati l’hanno portato in una stanza dove Mohammed ha trascorso la notte. Il mattino seguente Mohammed è stato trasportato ad Erez, per incontrare un ufficiale dell’Israel Internal Security che ha iniziato l’interrogatorio. L’ufficiale gli ha chiesto informazioni personali sui membri della sua famiglia, informazioni sulle tende dei pescatori poste sulla spiaggia di Khan Younis e sul porto.

Successivamente gli è stato detto “Ora puoi tornare a Gaza”. Mohammed ha rifiutato di tornare subito a Gaza. Mohammed ha detto loro “Voglio sapere qual è stato il mio sbaglio. Sono stato qui da ieri sera fino ad ora”. L’ufficiale ha risposto “Questo non è il mio lavoro”, asserendo che non poteva rispondere alla sua domanda. Poi l’ufficiale ha chiesto a due soldati di portare Mohammed al confine di Erez per farlo rientrare a Gaza. Durante il tragitto  gli ahnno legato le mani con manette di metallo. Quando è stato rilasciato non aveva soldi per tornare a casa. Così ha preso un taxi, ed una volta arrivato in Khan Younis ha dovuto pagare 80 shekels per il trasporto.

“Io non ho fatto neussuno sbaglio, non ho superato le 3 miglia, ero a due miglia dalla costa. Io non ho superato il limite che hanno imposto”, afferma Mohammed. “Mi aspetto questo, mi aspetto che chiudano il mare del tutto, nessuno potrà più pescare”, conclude Mohammed.

La sua famiglia dipende dall’attvità della pesca. Uno dei suoi figli è tornato recentemente dalla Siria dove ha studiato per diventare dottore. Proverà a lavorare qui a Gaza.

Mohammed è uno dei tanti pescatori arrestati dalla marina israeliana nelle acque di Gaza.

I continui attacchi da parte della marina israeliana ed i continui arresti, la scarsità di pesce all’interno delle tre miglia nautiche dalla costa imposte da Israele, stanno uccidendo da anni progressivamente l’attività ittica in Gaza, colpendone a morte l’economia, non permettendo più ai pescatori di autosostenenrsi e facendo scomparire un’attività tradizionale nella Striscia di Gaza.

Spesso i figli dei pescatori si rifiutano di proseguire l’attività dei genitori a causa di tutte queste difficoltà, perché con la pesca a Gaza non si può più sopravvivere.

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