POSTI LIBERI – di Amira Hass

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Istanbul, 20 aprile 2018. (Murad Sezer, Reuters/Contrasto)

 

La generazione di Gezi park, quella dei professionisti giovani e laici, sta lasciando o vorrebbe lasciare la Turchia per sempre. Alcuni hanno confessato che la Turchia non è più un paese dove vivere liberamente e crescere i propri figli. Se le cose stanno così, allora forse ci saranno molti posti liberi per i giovani abitanti della Striscia di Gaza, che vorrebbero avere lavori qualificati e sanno benissimo, oggi più che mai, che la Striscia non è un luogo dove vivere liberamente e crescere i propri figli.

Istanbul e altre città turche sono piene di palestinesi, e molti vengono da Gaza. Studiano, aprono negozi, comprano case, vorrebbero prendere la cittadinanza turca. Molti erano e restano affiliati di Hamas e si sentono a loro agio in un contesto sunnita. Le università private sono diventate uno strumento per ottenere un visto prolungato. La figlia di alcuni amici, che ha sei fratelli, sogna la Turchia e non vuole iscriversi in un’università di Gaza. “Non mi copro i capelli. Voglio respirare aria fresca, essere libera”, mi ha detto.

Ma lasciare Gaza costa: bisogna corrompere gli agenti di frontiera egiziani e quelli di Hamas, pagare i mediatori per la richiesta di visto al consolato turco e le tasse universitarie sono alte. Tutto questo va oltre le possibilità economiche dei suoi genitori. Considerato che il tasso di disoccupazione giovanile nella Striscia di Gaza sfiora il 70 per cento, la figlia dei miei amici non ha alcuna speranza di lavorare per mettere da parte i soldi che le servono.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

 

Posti liberi

https://www.internazionale.it/opinione/amira-hass/2018/10/01/posti-liberi

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