Prepotenza diplomatica: Israele non rinnoverà i visti ai lavoratori delle Nazioni Unite in Cisgiordania e Gaza

730

tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/40653

22/10/2020

Israele ha smesso di rinnovare i visti di lavoro per i membri del personale internazionale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, costringendoli a lasciare il Paese.

Fonte  – English version

 Di Amira Hass (*) – 19 ottobre 2020


Le filiali degli uffici dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, sono state svuotate dei membri del loro personale internazionale, cittadini di paesi stranieri.

Israele non rinnova i loro visti di lavoro e quindi sono costretti a lasciare il Paese. Questo è un atto di prepotenza diplomatica. Il suo scopo è neutralizzare e paralizzare ogni opposizione internazionale all’occupazione e agli insediamenti, e dipingerla come antisemitismo.

La prepotenza è il nostro marchio di fabbrica. Dei criminali ipocriti e timorati di Dio che scendono dalle colline e dagli avamposti della Cisgiordania, i preferiti dell’establishment israeliano che attaccano raccoglitori di olive e pastori palestinesi. Sono la forza ausiliaria dell’Amministrazione Civile, delle Forze di Difesa Israeliane e degli insediamenti “rispettabili”, ufficialmente autorizzati a svolgere il compito di espulsione.

I criminali della Commissione Parlamentare Affari Esteri e Difesa della Knesset, dell’Amministrazione Civile e della ONG Regavim stanno perseguendo e perseguitando ogni progetto umanitario finanziato dall’Unione Europea nel territorio palestinese occupato per distruggerlo. E i criminali in giacca e cravatta del Ministero degli Esteri stanno, in effetti, espellendo i dipendenti internazionali delle Nazioni Unite.

A febbraio, l’allora Ministro degli Esteri Yisrael Katz promise di compiere un atto di rappresaglia contro l’OHCHR sotto forma di congelamento dei rapporti con esso, perché ha “osato” pubblicare un elenco (incompleto) di imprese e società principalmente israeliane (e alcune  all’estero) che sono maggiormente coinvolte nella costruzione degli insediamenti israeliani. Per chiunque si chiedesse cosa significhi “rapporti congelati”, la risposta è arrivata quando il ministero non ha rinnovato i visti per il personale.

Katz ha fatto una promessa e il Ministero degli Esteri guidato dall’ex Capo di Stato Maggiore e membro del partito Kahol Lavan (Blu e Bianco) Gabi Ashkenazi, sta mantenendo quella promessa.

Come riportato giovedì scorso dal quotidiano online Middle East Eye, nove membri della commissione Onu hanno già lasciato il Paese: la data di scadenza dei loro precedenti visti di lavoro si stava avvicinando, ma i loro passaporti, che sono stati inviati come consuetudine al Ministero degli Esteri, per il rinnovo, sono tornati senza visti e timbri. I visti di altri tre scadranno presto e tre cittadini stranieri che avrebbero dovuto prendere servizio e hanno presentato domanda di visto non hanno ricevuto risposta.

Il 29 giugno il Ministero degli Esteri ha attaccato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ex presidente del Cile, perché osava criticare i piani di annessione di Israele. Secondo una dichiarazione del ministero “Questa non era la prima volta che l’Alto Commissario Michelle Bachelet ha politicizzato il suo ufficio contro Israele, in modo unilaterale” .

L’annuncio dichiarava anche che già a febbraio “Israele ha annunciato che avrebbe congelato i suoi rapporti con l’Alto Commissario, a causa del suo atteggiamento unilaterale e discriminatorio nei confronti dello Stato di Israele”. L’annessione non è politica, ovviamente: né il piano ufficiale elaborato dal primo ministro Benjamin Netanyahu che è stato rinviato, né quello non ufficiale che Israele in effetti sta continuamente avanzando. Solo la loro opposizione è politica. In altre parole, preclusa.

Gli altri paesi che sono infastiditi dalle vostre critiche agiscono come fa Israele?, ho chiesto al portavoce dell’OHCHR Rupert Colville. Ha risposto che: “A volte il visto di lavoro di qualche dipendente non viene prorogato, ma non sono a conoscenza di alcuna situazione veramente comparabile altrove, dove ogni singolo passaporto presentato per il visto non è stato rinnovato.”

Colville ha voluto sottolineare l’assurdità, aggiungendo: “E questa è una situazione unica in quanto l’ufficio e il personale non operano all’interno di Israele, ma hanno bisogno di visti israeliani per entrare e uscire dal territorio palestinese occupato”.

Gulp! quell’ONU. Non riconosce la Cisgiordania come parte di Israele. Riconosce Israele entro i confini del 4 giugno 1967. Per questo è antisemita.

Secondo il sito web dell’OHCHR, è l’unico organismo con un “mandato internazionale” per supervisionare e riferire pubblicamente sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. La sua sede principale è a Ramallah e ha filiali a Gerusalemme Est, Gaza e Hebron. I circa 25 “locali” (principalmente palestinesi e pochi israeliani) impiegati dall’organizzazione stanno continuando il loro lavoro. In ogni modo, a causa delle restrizioni per la pandemia, i dipendenti non hanno frequentato gli uffici negli ultimi mesi, comunicando solo online.

Ma accomodante o meno, la presenza di personale internazionale nel paese dovrebbe fornire una migliore protezione a chi ne ha bisogno, e sfruttare l’esperienza accumulata in centinaia di altre missioni nel mondo.

L’effettiva espulsione dei lavoratori internazionali è davvero necessaria? Il Ministero degli Esteri ha informazioni che noi non abbiamo? Conoscono qualcuno nel mondo che ha finalmente deciso di utilizzare le informazioni incriminanti nei rapporti dell’OHCHR, giustificando così la minaccia di quell’organismo allo stesso modo in cui la coalizione parlamentare rimprovera Miki Zohar e ha minacciato il procuratore generale Avichai Mendelblit?

Se  la prepotenza fosse un indizio che, gli stati membri delle Nazioni Unite che sono ancora impegnati a sostenere il diritto internazionale, si sono veramente spazientiti e stancati dell’Israele che si insedia, demolisce ed espelle. Se solo potessimo dire che i rapporti dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite sono un’arma e che ora c’è qualcuno che sta finalmente per colpire l’arroganza criminale di Israele.

Ma sfortunatamente, non è così. Durante 30 anni di conduzione di “negoziati di pace”, Israele ha dimostrato oltre ogni dubbio che la sua unica intenzione è quella di continuare a ridurre i “limiti di insediamento” dei palestinesi, mentre la maggior parte dei paesi del mondo, guidati dall’Occidente, preferiscono il percorso sicuro che hanno scelto molto tempo fa: La condanna verbale ogni volta che vi è una relazione di costruzione supplementare negli insediamenti. E allo stesso tempo, continuando a perseguire i loro eccellenti rapporti economici, scientifici, culturali, amichevoli e militari con Israele.

 

(*)Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

Trad: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

Prepotenza diplomatica: Israele non rinnoverà i visti ai lavoratori delle Nazioni Unite in Cisgiordania e Gaza

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.