Prigionieri in sciopero: appello della società civile palestinese

FRIDAY, 04 MAY 2012 07:47 PALESTINIAN COUNCIL OF HUMAN RIGHTS ORGANIZATIONS

 

In quanto organizzazioni che si dedicano alla promozione e alla protezione dei diritti umani nei Territori Occupati Palestinesi, il Palestinian Council of Human Rights Organizations (PCHRO) è seriamente preoccupato dalla serie di misure collettive e punitive prese dall’Israeli Prison Service (IPS) contro i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane attualmente coinvolti in uno sciopero della fame di massa.

Tali misure comprendono l’isolamento, multe giornaliere fino a 500 shekel (100 euro), la confisca di sale per l’acqua, il divieto di utilizzare strumenti elettronici e perquisizioni corporali e nelle celle.

Inoltre la preoccupazione è rivolta alle vite di Bilal Diab e Thaer Halahleh, entrati oggi (ieri, ndr) nel loro 66° giorno di sciopero della fame. Entrambi sono in condizioni critiche e gli è stata negata la visita di medici indipendenti per quasi l’intero periodo. Thaer ha raccontato che sono stati soggetti a forti pressioni da parte dei medici militari e dell’amministrazione carceraria perché interrompessero lo sciopero, ma che sono determinati a proseguire fino a quando non verranno rilasciati. Nessuna decisione è stata presa oggi (ieri, ndr) dall’Alta Corte Israeliana durante l’udienza riguardante i loro ordini di detenzione amministrativa. Sia Bilal che Thaer sono stati condotti in tribunale in sedia a rotelle. Durante l’udienza , Bilal è svenuto e non c’erano dottori pronti a soccorrerlo. Thaer ha testimoniato i maltrattamenti che ha sofferto fin all’arresto. Il giudice Amnon Rubenstein ha annunciato che il gruppo di giudici avrebbe preso una decisione dopo aver visionato il “file segreto”, ma dopo averlo fatto ha affermato che avrebbe comunicato alle parti la decisione solo più avanti, senza specificare quando.

Il 17 aprile 2012, i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno lanciato uno sciopero della fame collettivo per chiedere la fine della detenzione amministrativa, dell’isolamento e di altre misure punitive come il divieto di ricevere visite delle famiglie e degli avvocati e il divieto a ricevere l’educazione universitaria. La campagna ha raggiunto l’apice nelle scorse due settimane e ora sono circa 2.500 i prigionieri in sciopero della fame.

Fin dall’inizio della protesta, l’IPS ha punito collettivamente i prigionieri in sciopero con diverse tecniche. Gli aggiornamenti più recenti riportano che alcuni prigionieri sono stati multati tra i 250 e i 500 shekel (da 50 a 100 euro) per ogni giorno di sciopero. Nella prigione del Negev, i prigionieri subiscono quotidianamente perquisizioni casuali nelle varie sezioni, perquisizioni che durano dai 40 ai 50 minuti, anche corporali. Inoltre, i prigionieri non possono più lasciare le loro celle nemmeno per l’ora d’aria.

Molti detenuti in sciopero della fame sono stati trasferiti in altre prigioni o in sezioni speciali dello stesso carcere, nel tentativo di isolarli maggiormente sia dal movimento che dal mondo esterno. Gli ultimi trasferimenti hanno riguardato i prigionieri detenuti nella prigione di Megiddo, quella di Shatta e la sezione speciale  di Gilboa. Almeno tre leader della campagna sono stati posti in isolamento a Beersheba, insieme a molti altri isolati dopo aver dichiarato l’adesione allo sciopero. Ben 96 prigionieri sono stati trasferiti nella prigione di Ohalei Keidar, dove due di loro sono stati posti in isolamento.

Agli avvocati che hanno tentato di far visita ai dimostranti è stato impedito di farlo: le diverse amministrazioni carcerarie hanno bandito alcuni avvocati, affermando che le visite non sono state appropriatamente richieste o dichiarando la “situazione d’emergenza” prima o durante le visite approvate. Il 29 aprile, ad un avvocato dell’associazione Addameer è stato detto che la sua visita alla prigione di Ashkelon non era stata autorizzata, anche se gli era stata confermata il giorno prima. Ad un altro legale è stato solo permesso di far visita al segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat (trasferito nel centro medico della prigione di Ramleh il 27 aprile) per soli 10 minuti il 30 aprile e gli è stata negata un’altra visita il giorno successivo.

Altri sei prigionieri palestinesi sono in sciopero della fame da quasi due mesi. Tra loro Hassan Safadi, al 60° giorno, e Omar Abu Shalal, al 58°. Jaafar Azzedine, al 43° giorno, soffre di giramenti di testa e la scorsa settimana è caduto e si è ferito dopo essere svenuto. A tutti loro è negato l’incontro con medici e avvocati indipendenti, nonostante il rapido peggioramento delle loro condizioni di salute. Le autorità israeliane continuano a violare i loro diritti, in particolare quello alla salute.

In questa situazione, il PCHRO:

  1. fa appello all’Unione Europea, in particolare al Parlamento Europeo, alle Nazioni Unite e al Comitato Internazionale della Croce Rossa perché intervengano immediatamente con le autorità israeliane al fine di salvare le vite di Bilal Diab e Thaer Halahleh e chiedano il loro rilascio dalla detenzione amministrativa;
  2. chiede che a tutti i prigionieri in sciopero sia consentito incontrare medici indipendenti e ottenere adeguate cure mediche;
  3. chiede che gli Stati membri delle Nazioni Unite facciano immediate pressioni su Israele perché ponga fine alla politica di detenzione arbitraria, contraria alle regole internazionali per il trattamento dei prigionieri adottate nel 1955;
  4. chiede al Parlamento Europeo di inviare una missione, che comprenda i membri del Sottocomitato per i Diritti Umani e che indaghi sulle condizioni dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/28-news/3571-prigionieri-in-sciopero-appello-della-societa-civile-palestinese

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