Prigionieri palestinesi, accordo violato

La speranza che dalle carceri israeliane annunciava con soddisfazione l’accordo raggiunto in seguito al lunghissimo sciopero della fame, ci aveva fatto dedicare l’intero numero 149 di BoccheScucite a questa resistenza nonviolenta di popoli. Ma conoscendo da anni la repressione e l’impunità di cui gode lo stato d’Israele, quella buona notizia non poteva durare più di una settimana…

di Marta Fortunato

L’Alta Corte Israeliana ha rinnovato per altri sei mesi l’ordine di detenzione amministrativa del parlamentare di Fatah Hussam Khader. Una grave violazione dell’accordo siglato a maggio da Israele, accusa il Club dei Prigionieri Politici Palestinesi

Già nel momento in cui è stato siglato l’accordo per porre fine allo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi, è subito stato chiaro che le concessioni strappate ad Israele non rappresentavano una vittoria piena per i detenuti nelle carceri israeliane. L’obiettivo principale dello sciopero, la fine della pratica della detenzione amministrativa, non era stato raggiunto. Il 14 maggio 2012, alla vigilia delle celebrazioni del 64° anniversario della Nakba, l’Israeli Prison Service (IPS) ha firmato un patto con il Comitato dei Prigionieri in cui Israele si impegnava a porre fine alla pratica dell’isolamento per lungo periodo per motivi di sicurezza, a reintrodurre la possibilità per i prigionieri provenienti dalla Striscia di Gaza di ricevere le visite dei loro familiari e a formare un comitato per facilitare gli incontri tra l’IPS e i prigionieri con lo scopo di migliorare le condizioni all’interno delle carceri israeliane. Inoltre, l’accordo prevedeva che non sarebbero stati rinnovati gli ordini di detenzione amministrativa per 308 prigionieri politici che si trovavano in carcere senza processo né accusa, in mancanza di nuove informazioni riguardo alla loro incarcerazione che si aggiungessero ai “file segreti” – su cui si basa la detenzione amministrativa – in possesso delle autorità israeliane. Tuttavia nessuna misura era stata presa per risolvere definitivamente la problematica applicazione israeliana della detenzione amministrativa, che è in violazione del diritto internazionale. A sole due settimane dalla firma del patto, le associazioni per i diritti umani e per il sostegno ai detenuti accusano Israele di non aver nemmeno rispettato le clausole che aveva siglato. Ieri infatti l’Alta Corte Israeliana ha rifiutato l’appello per porre fine alla detenzione amministrativa di Hussam Khader, parlamentare di Fatah, di Mohammed Natshe, parlamentare di Hamas e di Hussein Abu Kweik. Khader, che ha passato più di nove anni in carcere, è detenuto dallo scorso giugno senza accusa né processo e avrebbe dovuto essere liberato il 1 giugno 2012, allo scadere della detenzione amministrativa. Invece ieri, domenica 27 maggio, le autorità israeliane hanno rinnovato la sua detenzione per altri sei mesi. Anche Natshe si è visto allungare il suo arresto per quattro mesi. “Israele aveva promesso di non estendere la detenzione di Houssam” ha dichiarato Jawal Boulos, del Club dei Prigionieri Politici (PPC) – Così facendo ha negato l’accordo siglato il 14 maggio che ha posto fine allo sciopero della fame di oltre 1600 prigionieri politici”.
Ed oltre alla violazione di questi termini dell’accordo, il PPC accusa Israele di non aver ascoltato molte altre richieste fatte dai prigionieri politici palestinesi come ad esempio il permesso per la famiglie di Gaza di far visite ai propri cari rinchiusi nelle carceri israeliane e la fine della pratica dell’isolamento. Secondo quanto testimoniato dal PPC, molti prigionieri, proprio per aver partecipato allo sciopero della fame, sono stati soggetti a multe e ad altre misure punitive come la proibizione di ricevere visite dai propri parenti. Inoltre a molti detenuti, in particolar modo a coloro che hanno rifiutato il cibo e che ora soffrono di forti emicranie, nausea e dolori allo stomaco, viene negata l’assistenza medica di base.
Intanto continua lo sciopero della fame dei due prigionieri politici di Gaza che si trovano nell’ospedale della prigione di Ramle, Mahmoud al-Sarsak, 25 anni, giocatore di calcio nella nazionale palestinese, e Akhram Rikhawi. Sarsak ha iniziato a rifiutare il cibo il 23 marzo scorso ed ha oggi iniziato il suo 71° giorno di protesta. Le sue condizioni di salute sono gravi, e nonostante sia soggetto a continui svenimenti ed a problemi di vista, continua a rifiutare sali minerali e zucchero. Rikhawi, che si trovava già prima dello sciopero in precarie condizioni di salute, è entrato oggi nel suo 48° giorno di protesta. A loro si è unito un terzo detenuto, Mohammaed Abel Aziz.

Nena News, 28 maggio 2012

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