PRIMA ISRAELE SOFFOCA GLI ABITANTI DI GAZA, POI DICE CHE E’ PREOCCUPATO PER IL LORO DESTINO – di Amira Hass

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Sintesi personale  

L’establishment  della  sicurezza è preoccupato per il crollo del sistema sanitario di Gaza, infatti, ciò renderà più difficile per le Forze di Difesa israeliane portare avanti una grande operazione militare quando la leadership politica la ordinerà. Questo è ciò che Yaniv Kubovich ha scritto la scorsa settimana nel suo rapporto. In altre parole le pessime prestazioni del sistema sanitario palestinese sono una delle cose che devono essere prese in considerazione al momento di decidere se attaccare ancora una volta l’enclave palestinese assediata.

Possiamo apprendere altre due cose direttamente dalla relazione:

1. La maggior parte delle vittime nello scontro previsto saranno civili (come nel caso delle precedenti operazioni, incidentalmente) che non potranno essere salvate nelle zone di combattimento in modo tempestivo o ricevere cure mediche adeguate

2. La comunità internazionale (presumibilmente nel senso di paesi occidentali) avrà difficoltà a sostenere un’altra operazione israeliana a causa dell’incapacità di salvare i civili feriti.

Quello che si può apprendere tra le righe è che sia la sicurezza che le istituzioni politiche negano ogni loro responsabilità per la situazione a Gaza in generale e quella del sistema sanitario palestinese in particolare. Al contrario una fonte politica ha persino affermato che l’ Autorità palestinese vuole il crollo del sistema sanitario di Gaza.

In effetti, non si possono minimizzare le gravi conseguenze della competizione distruttiva, irresponsabile e settaria tra Hamas e Fatah, ma  la negazione totale della responsabilità di Israele per la situazione e per il legame tra il deterioramento economico di Gaza e la chiusura e l’isolamento della Striscia dal 1991, rafforza il sospetto che, nonostante tutte le loro informazioni aggiornate e precise, i politici e i leader militari non sono disposti a cambiare un elemento fondamentale della loro politica: considerare  Gaza come un’entità separata e un’economia autarchica.

Il deterioramento dei servizi sanitari di Gaza è anche legato alla crisi dell’ UNRWA  che gli Stati Uniti hanno smesso di finanziare. Una campagna politica, durata un anno contro l’UNRWA, da parte di alti funzionari israeliani che hanno fatto pressioni sull’amministrazione del presidente americano Donald Trump.

Un altro colpo finanziario è atteso presto e danneggerà direttamente o indirettamente il sistema sanitario palestinese: Israele ha deciso di detrarre il valore delle indennità date alle famiglie dei prigionieri palestinesi, dalla riscossione dei dazi  doganali. Queste tariffe sono la parte più importante delle entrate dell’Autorità Palestinese e il loro taglio danneggerà i servizi essenziali. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha ordinato tagli agli stipendi e all’ indennità per i residenti di Gaza. La detrazione di centinaia di migliaia di shekel  sarà una ragione in  più  per tagliare i servizi medici a Gaza.

Il rapporto di Kubovich menziona le 6.000 persone ferite da armi da fuoco israeliane che stanno aspettando operazioni urgenti. Già lo scorso aprile, Haaretz ha riferito che medici palestinesi e internazionali erano scioccati dal numero e dalla gravità delle ferite inflitte ai dimostranti disarmati. Le informazioni e gli avvertimenti sulla gravità della situazione non mancavano ed  erano accessibili a tutti. Medici senza frontiere, Organizzazione mondiale della sanità, Medical Aid for Palestinians con sede a Londra (MAP), Medici con base a Tel Aviv per i diritti umani (PHR-Israele) e Gisha – Centro legale per la libertà di movimento, sono solo alcuni delle organizzazioni che hanno pubblicato relazioni periodiche e preoccupanti, arrivate in tempo reale al Coordinatore delle attività governative nei Territori e dello  Shin Bet.

La decisione di utilizzare munizioni vere invece che mezzi non letali per disperdere i manifestanti disarmati è stata dell’esercito. Gli ordini ai soldati di sparare  a masse di dimostranti nelle gambe a distanza ravvicinata, causando ferite molto gravi e persino invalidità, provenivano dai loro comandanti.

I nostri team medici osservano che le ferite includono un livello estremo di distruzione delle ossa e dei tessuti molli e ferite di dimensioni grandi quanto un pugno“, ha  scritto in un rapporto di aprile del 2018  Medici Senza Frontiere (uno dei vincitori del Premio Dan David quest’anno). “Questi pazienti avranno bisogno di operazioni chirurgiche molto complesse e molti di loro avranno disabilità per tutta la vita“.

I soldati hanno continuato a ferire i manifestanti disarmati in questo modo anche dopo la pubblicazione dei rapporti e dopo che è stato riferito esplicitamente che gli ospedali di Gaza non erano in grado di trattare adeguatamente tutti i feriti. Per questo venivano rilasciati prematuramente e, a causa della mancanza dei farmaci necessari, sviluppavano  infezioni e cancrena.

Sarebbe stato possibile salvare le gambe di alcuni dei feriti  e le vite di altri feriti, se fosse stato loro permesso di cercare un trattamento fuori Gaza, in luoghi dove non mancano  anestetici, aghi ed elettricità. Un ordine politico, insieme a un meccanismo di permessi molto macchinoso, ha sabotato questa strada che avrebbe anche alleviato la pressione sulle sale operatorie di Gaza. Spesso i ritardi nel concedere i permessi di uscita per il trattamento portano a un deterioramento delle condizioni dei pazienti,  aggravando il  sistema sanitario di Gaza.

L’istituto di sicurezza (ovvero l’ufficio di coordinamento distrettuale, subordinato al coordinatore delle attività governative nei territori) e il servizio di sicurezza Shin Bet sono responsabili della complessa procedura per l’esame delle richieste di permessi di uscita da Gaza, compresi i permessi per ottenere cure mediche.

Secondo l’OMS, nel 2018 sono state inoltrate 25.897 richieste per attraversare il valico  di Erez e cercare cure mediche in Cisgiordania o in Israele. Ogni richiedente ha ottenuto la garanzia dalla PA che le sue spese mediche sarebbero state coperte. Ma il DCO e lo Shin Bet hanno approvato solo il 61 percento delle richieste in modo tempestivo. Circa il 31% non ha ricevuto alcuna risposta o ha ricevuto il permesso troppo tardi per poter effettuare le visite mediche programmate. L’8% delle richieste è stato rifiutato.

Appena 12 giorni fa, l’Alta Corte di giustizia ha ascoltato una petizione di Gisha, PHR-Israele e HaMoked: Centro per la difesa dell’individuo. Queste organizzazioni  chiedevano modifiche alla  procedura che  ha raddoppiato e triplicato il tempo richiesto dalle autorità israeliane nell’elaborazione delle  richieste di autorizzazione. Ora le autorità possono impiegare fino a 70 giorni lavorativi per rispondere (positivamente o negativamente) alle richieste di lasciare Gaza per istruzione superiore all’estero, formazione medica o commercio in Cisgiordania; 50 giorni lavorativi per gestire le richieste di visita a un genitore o bambino malato e fino a 23 giorni lavorativi (ovvero un mese) per rispondere a una richiesta di cure mediche, indipendentemente dalla data dell’appuntamento medico. La procedura consente, quindi, ai funzionari di sicurezza di ignorare gli appuntamenti per trattamenti medici indispensabili o  per eventi che si svolgono in date specifiche o per visite a parenti malati.

Ma i giudici Menahem Mazuz, Ofer Grosskopf e Alex Stein si sono rifiutati di tenere un’audizione sull’ingiustizia in linea di principio, chiedendo una petizione che trattasse casi specifici. “Per i casi medici, l’attesa di 23 giorni è ragionevole”, ha detto Stein, mentre Mazuz ha aggiunto: “Trovo difficile considerare illegali 50 o 70 giorni  di attesa”.

Un’altra petizione è in corso, presentata da PHR-Israele e dall’organizzazione per i diritti umani di Gaza Al-Mezan, contro la regola relativamente nuova che proibisce i permessi di uscita alle persone con i parenti in Cisgiordania.

A causa del crescente disagio economico e psicologico a Gaza, un numero crescente di residenti, che sono riusciti a ottenere un permesso per visitare la Cisgiordania per pochi giorni, sceglie di fermarsi  lì. Trovano spesso lavoro  e mandano aiuto alle loro famiglie a Gaza. L’establishment della sicurezza e lo scaglione politico li considerano “stranieri clandestini”, anche se gli accordi di Oslo stabiliscono che la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sono una singola unità territoriale.

Negli ultimi due anni, l’establishment della difesa ha posto come condizione, per lasciare  Gaza, il non aver parenti  in Cisgiordania. In altre parole l’establishment della difesa, preoccupato per il collasso del sistema sanitario palestinese, sta rendendo ancora più difficile questo sistema sanitario. Costringe i medici a trattare i pazienti con risorse che non hanno e  a guardare i loro pazienti aggravarsi perché non possono aiutarli.

Per molto tempo abbiamo avvertito che i servizi sanitari a Gaza stanno collassando ed è chiaro a tutti che Gaza non potrebbe resistere a un’altra guerra“, dice PHR-Israel. “Eppure, quando chiediamo che i pazienti siano autorizzati a partire, in molti casi ci viene detto che la richiesta non è approvata perché il trattamento è disponibile negli ospedali locali. Ora l’establishment della difesa sta finalmente riconoscendo la realtà.

Lo scorso fine settimana sei medici volontari di PHR-Israele hanno eseguito circa 30 operazioni complesse negli ospedali di Gaza. Questi medici palestinesi sono cittadini israeliani che ricoprono posizioni di rilievo nei centri medici. Altri tre volontari di PHR-Israele – un medico di famiglia, un pediatra e uno psicologo – hanno curato centinaia di altri pazienti.

Negli ultimi 11 anni, i volontari dell’organizzazione sono entrati nella Striscia una volta al mese e hanno trascorso alcuni giorni a operare e a  trattare pazienti 24 ore su 24. In ogni visita portano attrezzature mediche, gli strumenti di cui hanno bisogno per eseguire interventi chirurgici, protesi per le vittime di armi da fuoco, insulina per i diabetici e altri farmaci costosi per molti pazienti. Questa volta il gruppo ha speso circa $ 90.000 in medicinali e in attrezzature, la maggior parte di questa somma è stata donata da gruppi palestinesi della società civile in Israele.

I pazienti più che parlare delle loro condizioni fisiche, parlano della difficoltà psicologica ed economica di vivere come prigionieri nella Striscia chiusa“, ha detto ad Haaretz il coordinatore della delegazione, Salah Haj Yihye. “I medici a Gaza sono bravi, ma non hanno il permesso di lasciare la Striscia per una formazione avanzata, non hanno le attrezzature necessarie, la fornitura di elettricità è scarsa e ottengono solo uno stipendio parziale. Ci sono medici che non hanno i soldi per andare al lavoro. Subiscono una pressione maggiore rispetto a qualunque altro medico al mondo“. Ecco perché Gaza ha bisogno di questo aiuto, anche se l’aiuto è solo una goccia nel secchio della società povera di Gaza.

Le difficoltà finanziarie del sistema sanitario di Gaza non possono essere disconnesse dalla povertà della Striscia e la sua povertà non può essere disconnessa dalla sua causa principale; la negazione della libertà di movimento ai residenti di Gaza. 

Ciò ha portato la produzione a Gaza a scendere al minimo. Questa politica è iniziata prima che Hamas prendesse il potere nella Striscia e si intensificasse dopo il disimpegno del 2005, quando a migliaia di lavoratori non fu più permesso di lavorare in Israele. La riabilitazione del sistema sanitario di Gaza non sarà possibile fino a quando la libertà di movimento e la capacità di guadagnarsi da vivere in modo dignitoso non saranno restituite  ai suoi residenti.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-first-israel-suffocates-gazans-then-we-say-we-re-worried-about-their-fate-1.6920020?fbclid=IwAR3WyAFBiZFCYn9bPPN-yjO8vn1uQjGBPtsUkH1xeRLoVWQmaL0_QYeEckI

 

PRIMA ISRAELE SOFFOCA GLI ABITANTI DI GAZA, POI DICE CHE E’ PREOCCUPATO PER IL LORO DESTINO – di Amira Hass

https://frammentivocalimo.blogspot.com/2019/02/amira-hass-prima-israele-soffoca-gli.html

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