PROMESSA DI DIO, PROMESSA DI BALFOUR. PER CAPIRE, NEL 1948…


roma-geries-khoury-popolo-palestina-181Cosa rappresenta la città di Gerusalemme per l’israeliano Geries Koury? Al di là dei numeri che oggi vanno aggiornati moltiplicandoli, è fortissima la riflessione del cristiano Koury sul popolo eletto e la strumentalizzazione che Israele ne ha fatto.

PROMESSA DI DIO, PROMESSA DI BALFOUR. PER CAPIRE, NEL 1948…
Per capire come si presenta oggi realmente la città di Gerusalemme dobbiamo partire dal 1948: in quell’anno venne divisa in due parti, est e ovest. Gerusalemme Est venne posta sotto tutela giordana e la parte ovest affidata ad Israele. Ma nel 1967 anche questa parte fu occupata da Israele. Nei primi anni ’80, poi, Israele, con un atto unilaterale, ha annesso Gerusalemme Est alla parte ebraica della città e così con il passare del tempo gli israeliani hanno ritenuto Gerusalemme come loro “capitale unica, eterna, indivisibile”. Ma è fondamentale sapere che quando vi è stata quest’annessione, il mondo non l’ha accettata. L’ONU ha infatti definito Gerusalemme Est un territorio che si trova sotto occupazione militare.
E’ necessario capire di che Israele si sta parlando: se quella del ’48, del ’67 o quella attuale. Oggi ad esempio Gerusalemme Est non è quella del ’67. C’è un problema di annessione e un problema di espulsione che riguarda la demografia e i luoghi di questa zona.

TRA ANNESSIONI ED ESPULSIONI…
Annessione ed espulsione come prassi illegale costantemente attuata dallo Stato d’Israele. Gli Israeliani hanno ingrandito Gerusalemme Ovest di ben 6 volte rispetto ai confini definiti dagli accordi delle Nazioni Unite del 1967, causando danni non valutabili e tragicamente irreversibili per la popolazione araba. Se il calcolo lo facciamo oggi dobbiamo concludere che abbiano esteso Gerusalemme Ovest di ben 10 volte. Verso est l’attuale confine è Abu Dis, ma Israele cerca di inglobare a sé tutto il territorio possibile fino all’enorme insediamento colonico di Ma’aleh Adumim.
I villaggi palestinesi che gravitano attorno a Gerusalemme Est stanno soffrendo incredibilmente. Dobbiamo riconoscere che l’obiettivo di Israele è rendere impossibile la vita degli abitanti arabi, con la speranza che logorati da anni di ingiustizie subite se ne vadano e lascino la città, perdendo così la cittadinanza israeliana, la carta d’identità israeliana e i servizi sociali, sanitari ed educativi ad esse connessi.

CITTADINI ARABI: MURATI E INVISIBILI…
Sono circa 50.000 gli abitanti arabi che oggi dipendono totalmente da Gerusalemme per lavoro, salute, cultura ma non riescono a raggiungerla più a causa del muro illegale in continua costruzione.
Gli arabi che oggi vivono all’interno di questa grande Gerusalemme sono 220.000/250.000.
Israele cerca in realtà di far diventare gli abitanti ebrei della Gerusalemme araba più numerosi dei palestinesi stessi, per creare una situazione di fatto che rappresenti una seria difficoltà davanti a qualsiasi trattativa politica concernente il futuro status di Gerusalemme. Si preparano a dire: “Oramai a Gerusalemme Est ci sono più ebrei che arabi, o almeno sono alla pari! Peciò…”.
Oggi ci sono più di 200.000 ebrei nella parte araba della città, anche se essa è ancora in prevalenza palestinese. Ma a poco a poco, con il muro e con l’espulsione di fatto di più di 50.000 palestinesi, Israele sta andando demograficamente alla pari. Dobbiamo poi calcolare che sta cercando di inglobare l’enorne colonia-città di Ma’aleh Adumim, che conta più di 30.000 abitanti!

SE OTTIENI IL PERMESSO ASPETTA LA DEMOLIZIONE…
L’amministrazione pubblica di Gerusalemme Est è israeliana. Gli arabi non hanno il diritto di costruire nemmeno un bagno o una cucina nuovi, senza il permesso di Israele. Per avere il permesso di costruire o anche solo di allargare un ambiente ci vogliono anni e anni. E tanti soldi. Ma dopo questo calvario non si è nemmeno sicuri che poi il permesso arriverà. Per questo gli arabi si trovano costretti a costruire o ammodernare abusivamente. Ecco così pronta la scusa per un’altra quotidiana prassi dell’amministrazione israeliana: la demolizione delle case palestinesi denunciata più volte dall’Onu.

LA PACE ARRIVERA’ DA GERUSALEMME…
La prospettiva è purtroppo sotto gli occhi di tutti: imporre una “situazione di fatto” dove i confini siano alla fine completamente stravolti per dover accettare che i nuovi diventino quelli tracciati dal muro: tutto ciò che sarà dentro il muro diventerà di fatto annesso ad Israele!

QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE E’ DIMENTICATO…
Le ultime risoluzioni ONU su Gerusalemme riguardano, nell’’80, il non riconoscimento dell’annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele. Non ce ne sono altre. Alcune successive riguardano solo aspetti culturali ed educativi, ma non politici. Si deve allora tornare sempre alla Risoluzione 242 e alla 338, in cui si afferma che la parte occupata di Gerusalemme deve essere restituita ai palestinesi. Tutti gli insediamenti attorno a Gerusalemme -e tutti gli insediamenti in generale- sono illegali per il diritto internazionale perché quando una terra viene occupata, chi occupa non ha il diritto di costruirvi nulla: deve lasciare la terra così come l’ha trovata. Invece gli israeliani hanno cambiato tutto e l’hanno riempita di insediamenti alcuni di essi vasti come vere e proprie città!

GERUSALEMME, CITTA’ DELLA PACE PER TUTTI I POPOLI…
La cristianità guarda a Gerusalemme come città della pace, città della fede e dell’incontro tra le tre religioni monoteiste, ma poi –salvo rare figure come quella insostituibile di mons.Sabbah- non agisce di conseguenza facendo un collegamento diretto con la situazione politica odierna e pendendo posizione per la giustizia.

E’ certo buona cosa il nostro lavorare tanto per il dialogo interreligioso ma chi si prende a cuore la sorte della gente che vive in Gerusalemme? Cos’è davvero più importante? I “Luoghi Santi” o la gente che lì è nata e vuole vivere? Non bisogna fermarsi ai problemi legati ai santuari, alle pietre. Bisogna partire dai santuari viventi degli uomini! Guardiamo alla Chiesa viva, alla gente, alle comunità, cristiane e musulmane e chiediamoci relisticamente: quale sarà il loro futuro?

QUALE TERRA PER QUALE POPOLO?
Nella Bibbia si parla di Israele e di Terra promessa: si dice che Dio ha promesso questa terra a quel popolo. Si legge infatti che Dio ha detto ad Abramo: “Ecco questa terra è per te e per la tua discendenza”. Ma a chi si riferiva? Nell’Antico Testamento non c’è solo questa parola e non ci si può fermare alla singola frase: ci sono tante cose prima di questa promessa e tante altre cose dopo. Nella Bibbia leggiamo che tutti i popoli saranno benedetti attraverso Abramo. Dio non ha detto ad Abramo e alla sua discendenza. “Andate in quella terra e cacciate via chi ci vive e distruggete i loro villaggi, le loro città perchè a me non interessa niente dei suoi abitanti!” Dio ha detto invece: “Andate in quella terra e vivete!” E la promessa era condizionata al dover vivere con la gente che lì già abitava, portando giustizia, vivendo in pace, non agendo contro la sua legge. Dio ha dato i comandamenti, ha tracciato la strada. Questa è la strada di Dio: via di giustizia e di pace, di amore per gli altri e non di oppressione. Nell’Antico Testamento queste richieste di Dio sono chiare e forti.

Gli ebrei non possono ricavare dalla Bibbia alcun diritto teologico né una primogenitura escludente e discriminante. Non c’è nessuna legittimazione teologica all’ipotesi che questa terra debba essere solo esclusivamente per gli ebrei e che gli altri non abbiano alcun diritto di vivere in essa.

“Mia è la terra!” –dice Dio- ed è per questo significativa proprio la storia dello stesso Abramo: nella Genesi si narra che quando morì Sara, sua moglie, Abramo decise non di prendersi un pezzo di terreno per darle sepoltura, ma di acquistarlo, perché quella terra non gli apparteneva. E Abramo acquistò un campo e costruì una tomba per Sara e una per lui.

POPOLO ELETTO E POPOLI ESCLUSI…
Non si può dire “Dio, Dio, nostro Dio!” strumentalizzando la fede e Dio per fini politici. Negli Usa i cristiani fondamentalisti vedono lo Stato d’Israele come il compimento delle profezie bibliche. Ma ciò è teologicamente infondato. Questa non è fede, ma ipocrisia ed eresia. Non bisogna estrapolare singole frasi dalla Bibbia, ma leggerla nel suo insieme.
Così constateremo dietro ogni passo il volto di un Dio che non esclude nessuno. Tutti siamo partecipi allo stesso modo di quest’amore divino e della sua misericordia. Dio non si mette dalla parte di un solo popolo contro un altro popolo. Tutti siamo creati a sua immagine e tutti siamo figli di Dio.

E’ così che il concetto di popolo eletto potrebbe creare questa grave confusione. Certo Dio ha voluto compiere un tratto decisivo nella storia della salvezza con il popolo ebreo; ma è evidente che questa elezione non significa esclusione degli altri. E non ha detto: “voi siete il mio popolo e fate quello che volete”. Ha detto invece: “voi siete il mio popolo e dovete fare quello che io vi ho detto”. Quante volte i profeti –con pagine e interi Libri biblici- hanno rimproverato i loro capi che non si comportavano secondo gli insegnamenti di Dio!

Insomma, per esser chiari: questa terra è stata promessa agli ebrei da… Balfour. Questa terra nostra e di tutti i popoli che la abitano non è una promessa di nostro Signore!

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