Pronto il piano di intervento militare in Siria di cinque Paesi. C’è anche l’Italia

24 feb 2012

 

«Procedere come in Libia». Da un lato armando i ribelli. Dall’altro bombardando i centri militari nevralgici del regime. Perché – è questo il ragionamento che viene fatto – la misura è colma. Non si può più aspettare. Soprattutto dopo che i soldati lealisti di Assad hanno deliberatamente ucciso i due giornalisti, Marie Colvin e il fotografo Remi Ochik, decidendo di bombardare l’albergo che ospitava i reporter stranieri. Altri tre colleghi sono rimasti feriti.

La crisi siriana sembra quindi giunta a una svolta. In molti ambienti diplomatici sull’asse Tel Aviv-Gerusalemme è circolata per tutto il giorno di ieri la notizia – non smentita – che almeno cinque grandi Paesi si starebbero preparando militarmente per intervenire contro Assad. Si tratta – o meglio: si tratterebbe – di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia e Italia.

Negli ultimi giorni – rivelano alcune fonti – ci sarebbero state telefonate delicatissime tra Washington e Londra, tra Parigi, Roma e Ankara. Ma la cabina di regia delle operazioni sarebbe il ministero degli Affari esteri di Londra, dove i più acuti osservatori avrebbero notato un gran via vai di diplomatici e capi militari. Al centro delle discussioni: cosa fare per risolvere la situazione nel Paese e come muoversi in seguito. Dicono, le stesse fonti, che sul fronte americano, il Pentagono starebbe aspettando soltanto il via libera del presidente Barack Obama, il comandante in capo.

Sarebbe tutto pronto: i piani di attacco militare, quelli di protezione della popolazione. L’unico impedimento sarebbe costituito dal ruolo dell’intervento dei cinque Paesi e da una sua eventuale contraddizione con il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, dove c’è il veto della Russia a qualsiasi attacco. Intanto già da qualche giorno sarebbe iniziato il rifornimento – con armi e denaro – dei ribelli. Le munizioni sarebbero stati trasportati attraverso i confini con la Turchia e la Giordania.

I cinque governi di «volenterosi» starebbero vagliando la possibilità di sfruttare l’incontro degli «Amici della Siria» che ci sarà oggi – 24 febbraio – a Tunisi e dove un’ottantina di Paesi si riuniranno per decidere cosa farne del regime di Assad e come fermare le violenze. Ecco, l’occasione potrebbe essere quella giusta per dare il via definitivo al piano per fermare il bagno di sangue che dura ormai da mesi. Qui un ruolo cruciale lo giocherà il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton: inviata nel Paese nordafricano non solo per tastare gli umori, ma anche per allargare il gruppo di nazioni che decidono di intervenire. Cercando, nello scenario migliore, di convincere Arabi Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar di abbandonare Assad al suo destino.

«I governi di tutto il mondo devono raddoppiare gli sforzi per fermare la campagna di terrore del regime di Assad», ha detto il ministro degli Esteri britannico William Hague. Non ha precisato come. Un modo, a sentire certi vertici militari israeliani, «per lasciare aperta qualsiasi opzione». Certo, resta da capire cosa stanno facendo russi e cinesi. Secondo l’intelligence francese e quella britannica il presidente siriano Assad resta ancora al comando grazie all’aiuto dei satelliti dei due colossi che gli forniscono in tempo reale i movimenti dei ribelli, la loro posizione, le «criticità» del regime. Sembra che anche il palazzo che ospitava i giornalisti stranieri a Homs sarebbe stato individuato grazie ai satelliti russi e cinesi.

Intanto l’ultimo bilancio – aggiornato al 23 febbraio – parla di 8.557 civili uccisi dall’inizio degli scontri (di cui 3.051 soltanto a Homs). I detenuti arrestati perché accusati di attività anti-regime sono 20.065.

© Leonard Berberi

http://falafelcafe.wordpress.com/2012/02/24/pronto-il-piano-di-intervento-militare-in-siria-di-cinque-paesi-ce-anche-litalia/

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1 Commento

  1. Volenterosi è una brutta parola..anche perchè credo che in pochi andranno volentieri in Siria…Molto poco volentieri..La presenza della turchia è di un discreto interesse – d’altra parte in Libia non si vinceva una guerra senza l’italia in quell’area non si fà a guerra senza la Turchia, chenon solo garantisce le basi…non solo –

    Ilpunto: qualcuno ha pensato al dopo ? Non basta ovviamente attaccare e distruggere l’aviazione – a quanto pare è quella a garantire l’autorità del governo centrale – neppure eliminare qualche divisione di fedelissimi, questo si può fare anche facilmente i Siriani sono sopravvalutati, armatissimi certamente ma israele e gli USA li hanno battutti 101 volte in battaglie minori – chiudere gli occhi davanti a qualche vendetta…( e ve ne saranno) …Ma cosa si farà cacciato Assad ? cosa si farà con il Libano ? E cosa si farà con Israele chiusa nella sua ottusità ?? Gli Assad, od almeno il padre, erano avversari prevedibili, ed intelligenti sul piano della politica estera, i nuovi padroni che politica avranno ?

    Soprattutto cosa si fà con Teheran ?? Senza la Siria l’intero l’Iran si troverà senza alleati, circondato da Lupi che ha nutrito… Credo che proveranno a manifestare la propria forza facendo detonare una bomba sporca in qualche loro deserto…Poi ?

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