Prossima fermata Battir. Ancora un Primo Marzo contro il muro di apartheid

Le verdi colline di Battir certo non ci potranno regalare gli abbondanti raccolti di uva, olive, fichi, mele, albicocche, pere e pesche che fanno di questo angolo di Palestina un vero paradiso. Saliremo in pieno inverno sui terrazzamenti di questo piccolo villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme, fra qualche settimana, con il Pellegrinaggio di Giustizia che ogni anno porta dall’Italia la solidarietà e la partecipazione alla resistenza nonviolenta, nell’anniversario della posa della prima lastra del Muro di apartheid a Betlemme.

Ma prima di noi, lo scorso dicembre, i giornalisti del Washington Post e del The Guardian hanno raggiunto Battir dopo che L’UNESCO sembra orientarsi a riconoscere come “Patrimonio dell’Umanità” i trecento ettari di questo antico e incantevole insediamento, che conserva pregevolissimi resti del sistema di irrigazione naturale risalente all’epoca romana. In realtà non è per questa sua poco conosciuta ricchezza storica-archeologica che Battir sta interessando l’opinione pubblica mondiale ma piuttosto…-l’avrete senz’altro già capito visto che la gran parte dei villaggi palestinesi stanno subendo la stessa sorte- perché il governo israeliano da tempo ha annunciato la devastazione della terra di Battir per far posto al Muro di separazione.

Proprio lungo la storica linea ferroviaria Gerusalemme – Jaffa che attraversa il villaggio, dovrà sorgere quella “barriera” che, se costruita, priverebbe i 5000 residenti di circa 3.000 dunum della loro terra.

Per questo sarà ancora più significativo celebrare quest’anno UN PONTE PER BETLEMME il Primo Marzo 2013, quella memoria resistente che coinvolge in ogni parte d’Italia singoli e gruppi, comunità e istituzioni, per sensibilizzare e gridare, per pregare e denunciare il muro di apartheid.
Da quell’ 1 Marzo del 2004, il “vergognoso muro di distruzione” – come lo ha definito il Patriarca di Gerusalemme- ha trasformato la città natale di Gesù in una prigione a cielo aperto.
Purtroppo però, ogni anno che passa diventano sempre più pesanti le conseguenze sulla vita e sul futuro della gente.
Lo sentiamo ripetere ogni volta che “scuciamo la bocca” di chi vive e lotta tutti i giorni in questa lenta agonia e non è solo preoccupato delle prossime elezioni in Israele o del silenzio della comunità internazionale. Un’angoscia che ci è chiesto di condividere con una più convinta campagna di appoggio alla resistenza nonviolenta che attraversa ormai tutta la Palestina, da Bi’liin ad At Twani, da Betlemme a Battir. Uno sfinimento che ogni tanto non riescono più a trattenere:

“Ma noi, Signore, siamo stanchi. Gli abitanti di Beit Jala e di tutta la Palestina sono sfiniti.
Ci vengono rubate le nostre terre, sradicati i nostri ulivi. Il muro ci spoglia di tutti i nostri diritti, i nostri giovani non hanno lavoro, non hanno futuro” (dalla preghiera per il 1 Marzo 2013 www.bocchescucite.org ).

BoccheScucite

Mobilitiamoci fin d’ora per organizzare momenti di riflessione e preghiera nelle nostre città. Scarichiamo e diffondiamo i materiali (elaborati dal Gruppo JABBOK di Bergamo) da www.bocchescucite.org

E per accompagnare il nostro viaggio di solidarietà, in questo VIDEO potrete gustare i colori e i panorami, i volti e la lotta del villaggio di Battir

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/il-muro-israeliano-distrugger%C3%A0-il-mio-paese-battir

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