Proximity Talks

Equivicinanza. Equidistanza… il linguaggio della politica di ieri.
Filo-palestinesi, Filo-israeliani. Essere-non essere di parte… il linguaggio di tanti di noi.
Ama il tuo prossimo… e basta. Il linguaggio di un uomo di pace di duemila anni fa.
Proximity Talks: il linguaggio della politica di oggi che si appropria delle parole di quell’uomo di pace. E della nostra voglia di utilizzarle per un vero cambiamento in Terra santa.
Dopo decenni di un logoratissimo “processo di pace”, di conferenze e summit, vertici e piani, tutti ovviamente “di pace” , ma tutti rigorosamente lontani da un vero accordo di pace, si è arrivati ora all’ultima invenzione creata dai protagonisti di questo infinito “processo di pace”, i “Proximity Talks”. Di nuovo c’è solo il nome. La logica e l’obiettivo sono in realtà solo quelli di continuare a creare delle occasioni apparentemente per la pace, ma in realtà finalizzate a “rilanciare” unicamente un “processo” che rimandi all’infinito il dover prendere decisioni dal prezzo molto alto per Israele. I Proximity Talks presuppongono che i due attori nemmeno si parlino… restando a distanza tra loro, al massimo in “prossimità” l’uno dell’altro. Una prossimità che non è certo attenzione spassionata per l’altro, accettazione incondizionata della sua umanità, desiderio umanissimo di ricercare il suo bene. Una prossimità che si fa affiancamento muto e privo di sguardo, di empatia, di intelligente percezione dei bisogni e dei diritti di chi mi sta a fianco. Di chi non voglio vedere, ma sono obbligato a sopportare giusto il tempo di un ‘colloquio’. Per questo nei Proximity Talks i due (avversari? nemici? contendenti?persone?) non devono nemmeno confrontarsi. Semplicemente devono accettare che ci sia qualcuno che passa dall’uno all’altro ascoltando entrambi, magari annunciando di volta in volta con amara, grottesca ironia ‘avanti il prossimo!’.

A fronte di quest’ennesima aberrazione, di questo svuotamento di significanti, facciamo nostra la lucidissima lettera di un ebreo che vive in Israele e che ha imparato a cogliere lo sguardo del prossimo-nemico-vicino. E guardandoci dentro, perdendosi in lui, ha recuperato se stesso e l’umanità di entrambi.

Così, mentre ci accingiamo a partire con i giovani e gli adulti della Campagna ‘Ponti e non muri’ di Pax Christi, vi chiediamo di accompagnarci affinchè possiamo incappare, inciampare e abbracciare quanti più ‘prossimi’ possibili in Israele e Palestina.
Vi promettiamo e soprattutto promettiamo loro che cercheremo di rendere proficua, vitale e concreta la prossimità con tutti quelli che incontreremo nella terra dove vicini e lontani, nuovi e vecchi abitanti dovrebbero potersi mescolare e confondersi fino a divenire tutti prossimi di tutti.

BoccheScucite

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