Putin-Erdogan, ridotta a ¼ la fascia di Siria smilitarizzata dai curdi

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Rojava. Accordo turco-russo a Sochi sul Nord della Siria. Sarà istituita una “zona cuscinetto” con pattuglie miste di russi e turchi. Altre 150 ore per il ritiro dei curdi. Damasco accusa la Turchia di furto, ma Mosca negozia Rojava è al collasso. Ospedali fuori uso e mezzo milione di persone senza acqua e senza assistenza sanitaria minima.

Rojava, la pace russa in MO  

Patto sul Nord della Siria. Istituita una zona cuscinetto con pattuglie miste di russi e turchi. È la «zona di sicurezza» reclamata da mesi dal leader turco che correrà lungo la frontiera a Est dell’Eufrate e sarà profonda soltanto 10 chilometri. I guerriglieri curdi saranno però costretti a ritirarsi a 30 chilometri dal confine, limite garantito dall’esercito governativo siriano. Ritiro oggi a mezzogiorno e dovrà essere completato «entro 150 ore».

Restano dettagli di non poco conto, come il destino di Kobane, che finirà nella fascia dei dieci chilometri e che teme le infiltrazioni dei miliziani arabo-sunniti, autori di crimini efferati nelle zone già conquistate. (Ansa) Da Washington il leader della maggioranza repubblicana al Senato: “Trump deve lasciare le truppe in Siria”».

Fuori gli Usa, pattuglie turco russe

«E’ stato stabilito, che Turchia e Russia condurranno pattugliamenti congiunti fino a 10 km entro il territorio siriano oltre il confine turco, a est e ovest dell’area in cui è stata condotta l’operazione turca nel nord della Siria, esclusa Qamishli, principale centro curdo nell’area. “Oggi con Putin abbiamo raggiunto».

«Il timore che i prigionieri dell’Isis, sotto controllo dei curdi nell’area del Nord-Est e ora sotto controllo turco, possano approfittarsene per riprendere forza: “I terroristi non traggano forza dall’operazione turca”. E poi ci ha tenuto a sottolineare che l’accordo con Erdogan è “di importanza fondamentale per il futuro della Siria”».

America fuori, i pentimenti

«I combattenti curdi hanno dichiarato di aver concluso il ritiro dalla zona sicura nel Nord Est della Siria, in rispetto dell’accordo siglato tra Stati Uniti e Turchia. Il capo delle forze democratiche siriane (Fds), Mazlum Abdi, ha comunicato in una lettera al vice presidente americano, Mike Pence, che hanno ritirato “tutte le forze Ypg” dalla zona».

«A Washington continuano le pressioni sul presidente per il favore il mantenimento delle truppe in Siria. “Donald Trump dovrebbe lasciare le truppe americane in Siria”, ha detto il leader della maggioranza al Senato americano, il repubblicano Mitch McConnell il giorno dell’incontro tra il presidente russo e l’omologo turco».

Intanto nel Rojava

«Oltre 500mila persone sono da più di una settimana senza acqua – scrive in una nota la Mezzaluna rossa curda – Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco abbiamo documentato l’uccisione di 21 civili e il ferimento di 27. Senza contare quelli che sono sotto le macerie degli edifici bombardati, i rapiti e i giustiziati dagli alleati della Turchia. Nove i soccorritori uccisi finora».

«Non ci sono rifugi, non c’è abbastanza cibo né medicine – continua la Mezzaluna – Non siamo più in grado di assicurare i servizi essenziali. Cinque ospedali sono fuori uso, quelli di Kobane e Tel Temer sono vuoti e non possiamo più rifornire Manbij e Kobane di medicine. Dopo il ritiro delle organizzazioni umanitarie, il numero delle vittime è cresciuto in modo drammatico».

L’accordo per quanto noto

Nelle stesse ore sul Mar Nero i due alleati-rivali, il turco Erdogan e il russo Putin, discutevano di Siria. L’accordo per quanto noto. Integrità territoriale della Siria, zona cuscinetto di 32 km da Tal Abyad a Ras al Ain, ingresso (dalle 12 di oggi) di truppe russe e siriane a est e ovest della safe zone per garantire l’uscita delle forze curde entro 150 ore, ritiro delle Ypg/Ypj da Manbij e Tel Rifat e pattugliamento congiunto russo-turco.

«Erdogan salva la faccia, caccia le forze curde e ottiene il controllo di almeno un quarto della safe zone desiderata, 100 km dove «sarà mantenuto l’attuale status quo», precisa sul Manifesto Chiara Cruciati. «Chi non se ne va sono le truppe governative siriane, arrivate su richiesta curda. Ieri il presidente Assad è stato chiaro in merito al territorio oggi in mano alla Turchia (secondo il ràis, 2.200 km quadrati e 160 villaggi)».

Il ladro Erdogan e gli Usa via dall’Iraq

«Erdogan è un ladro, ruba la nostra terra – ha detto Assad in una visita ai soldati a Idlib, la provincia nord-ovest dove è in corso da aprile uno scontro indiretto tra Damasco e Ankara – Ha rubato fabbriche, grano, carburante e oggi ruba terra. Ci stiamo preparando a sostenere ogni gruppo che porterà avanti resistenza popolare contro l’aggressione turca. Non è una decisione politica, ma un dovere costituzionale».

Dall’altro lato della frontiera, dal  governo di Baghdad, le truppe americane ritirate dalla Siria del nord ed entrate in Iraq, «non hanno il permesso di restare». Un messaggio in aperta contraddizione con quello del Pentagono secondo cui i mille marines (che lunedì si sono presi sassi e pomodori marci della gente di Qamishlo, capitale del Rojava) si sarebbero fermati in Iraq per proseguire – non si sa bene come – la campagna anti-Isis.

 

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