Qualcuno dica ai palestinesi: E’ l’occupazione, stupido!

Scritto da Associazione  Martedì 11 Settembre 2012 17:04

 

 

 

Qualcuno dica ai palestinesi: E’ l’occupazione, stupido!

Le migliaia di persone che hanno manifestato nella West Bank contro le politiche economiche dell’AP fanno il gioco di Israele, che controlla le risorse, ma non si assume alcuna responsabilità. 

di Amira Hass 

“Geniali”, dissi a me stessa, quando decine di camion e di taxi bloccavano il traffico nel cuore di Hebron, lo scorso mercoledì, in segno di protesta contro gli aumenti dei prezzi. “Geniali”, ho continuato a pensare quando quattro ore dopo sono passata nello stesso posto, e ho sentito che altri manifestanti avevano incendiato l’effige del primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad. La conclusione “geniali” è stata però rafforzata quando venerdì prima di mezzanotte io e altri conducenti sulla Jerusalem Street a El Bireh abbiamo dovuto ritornare indietro; fiamme bloccavano la strada all’ingresso del campo profughi di Amari. E ancora, quando i giornali di sabato hanno riferito che era stato dato fuoco ai bidoni della spazzatura e si era verificata un’ondata di furti e rapine sotto l’egida delle manifestazioni di venerdì a Bethlehem e nei suoi dintorni, non potevo fare altro che ripetere: Gli israeliani che hanno concepito gli Accordi di Oslo quasi 20 anni fa, sono dei geni. In questo modo, si sono garantiti che i palestinesi avrebbero incolpato della crisi economica la loro leadership e che a migliaia avrebbero manifestato contro di essa.

Il panico tra la dirigenza dell’AP è in costante aumento. Ogni giorno dichiarazioni, con il culmine che si raggiunge sabato pomeriggio alla conferenza stampa del presidente dell’AP Mahmoud Abbas, che fin da venerdì sera era stata annunciata dalla stazione radiofonica La Voce della Palestina come di primaria importanza; comitati interministeriali che vengono fissati a giorni alterni con la promessa di trovare il modo di abbassare i prezzi; un’altra promessa di incontri e discussioni con i rappresentanti dei vari partiti e organizzazioni non governative; programmi radiofonici nei quali intervistati e intervistatori, con tono di sussiego e paternalistico, si dimostrano comprensivi nei confronti dei manifestanti, ma li rimproverano per i tumulti e le distruzioni. A una conversazione con lo chef del ristorante Zayit wa Ra’atar che spiega come un ritorno al menù tradizionale della nonna, più economico e salutare, aiuterà a far fronte ai prezzi elevati.

Ogni manifestante che non ha terminato la scuola superiore perché l’ha lasciata per contribuire al sostegno della famiglia è ben consapevole del fatto che la crisi mondiale colpisce pure il “non-stato” di Palestina. Ogni lealista di Fatah che maledice Fayyad e che chiede, con voce roca, che rassegni le dimissioni (come ha fatto Mubarak) è conscio del fatto che il primo ministro non ha potuto promuovere una politica che non risulti accettabile per Abbas, che lo ha nominato alla sua carica. E ogni insegnante il cui stipendio è di 2.000 NIS [circa 400 €, ndt.] sente personalmente le conseguenze dell’accordo economico con Israele, il Protocollo di Parigi, che è stato firmato dal segretario di Fatah, Ahmed Qureia (Abu Ala). Questo accordo doganale (“temporaneo” come Oslo e Area C) incatena l’economia palestinese alla politica israeliana della tassazione regressiva indiretta. Se questo criterio è un onere simile per noi, gli israeliani che non sono in cima ai decili, come non potrebbe essere ancor più di peso per palestinesi le cui retribuzioni non si avvicinano al minimo salariale israeliano?

Oslo, un dolce affare per Israele 

Le muse ispiratrici di Oslo sono riuscite a scrivere un contratto che lascia a Israele le risorse ed il controllo sulle stesse, così come il diritto di sovranità, mentre lascia all’AP i problemi e la responsabilità di risolverli, ma senza il potere e senza le risorse. In questo modo, hanno conferito all’AP la funzione di scudo difensivo per proteggere il governo israeliano dalla furia palestinese. C’è da stupirsi allora che i manifestanti si rivolgano all’unico indirizzo disponibile, e diano la colpa all’AP per l’aumento dei prezzi che non ha deciso? Come per gli israeliani, si divertono a credere che non c’è alcun collegamento tra la crisi che colpisce i palestinesi e l’occupazione.

Anche senza la crisi mondiale e senza le tasse indirette elevate – quest’ultime figlie del primo ministro Benjamin Netanyahu – l’economia palestinese è minorata e fragile a causa del dominio israeliano. Citiamo solo alcuni fatti – non tutti, perché per fare questo dovremmo occupare l’intera pagina:

  1. Israele impedisce a Gaza l’esportazione di prodotti agricoli e l’importazione di quelli industriali.

  2. Israele sfrutta al massimo le risorse naturali della West Bank: acqua, cave, escavazioni minerarie nel Mar Morto, terreni agricoli, zone industriali, turismo e siti da escursioni. Ogni vantaggio per gli israeliani nella West Bank si traduce in uno svantaggio per i palestinesi.

  3. Israele controlla lo spettro elettromagnetico e limita in tal modo l’efficienza e la redditività delle società palestinesi di cellulari e l’industria high-tech palestinese.

  4. Israele vieta ai pescatori di Gaza di navigare oltre le tre miglia nautiche, limitando notevolmente le loro prospettive.

  5. Israele fa una concorrenza illegale ai prodotti palestinesi: acqua agevolata per gli agricoltori israeliani, compresi quelli delle colonie, a fronte di una dotazione minima di acqua da bere per i palestinesi. Quando l’acqua potabile a Hebron e a Bethlehem viene fornita alle case una volta al mese, non c’è da meravigliarsi che i campi di ortaggi siano riarsi. (“Sai quanto costa un chilo di pomodori? Otto shekel,” mi hanno raccontato dei manifestanti a Hebron, come se stessero parlando di carne. “Sai che abbiamo smesso di coltivare i cavolfiori?” ha detto un agricoltore di Halhoul, osservando con rabbia il cavolfiore israeliano sulla bancarella.)

  6. A causa del rifiuto di Israele di mettere in collegamento tra loro le comunità palestinesi nell’Area C (il 61% della West Bank che gli Accordi di Oslo hanno posto sotto il totale controllo israeliano), decine di migliaia di persone tutto l’anno devono acquistare l’acqua dalle autocisterne. In estate, centinaia di migliaia di persone i cui rubinetti si sono prosciugati devono acquistare l’acqua dalle autobotti. Il trasporto ne aumenta il prezzo in media di otto volte e più a paragone di quanto pagano i loro “vicini”, i coloni.            Con questi soldi quante classi di inglese e matematica in più potrebbero finanziare per i loro figli? Quanti ragazzi e ragazze potrebbero mandare a studiare all’università?

  7. Israele impone ai palestinesi di viaggiare su tortuose strade secondarie, da un’enclave all’altra, o dalla città a villaggi e località del distretto. Supponiamo che in media la distanza da ogni destinazione venga allungata di dieci chilometri. Questo dovrebbe essere moltiplicato per sei giorni la settimana, almeno due volte al giorno, per 30.000 veicoli (e questo senza contare le circa 100.000 auto private). Il costo aggiuntivo non necessario viene ripartito tra conducenti dei mezzi di trasporto pubblici e passeggeri, e tra camionisti e mercanti e clienti. Quante cliniche si potrebbero pagare con questo aumento? Quanti milioni di euro viene a costare ai contribuenti europei?

Secondo il Ministero dell’Economia palestinese, solo nel 2010 la dominazione israeliana ha prodotto all’economia palestinese una perdita di circa 6,8 miliardi di dollari. Ma questo non è un motivo per non andare alle manifestazioni. In realtà, i manifestanti palestinesi sostengono che anche in queste condizioni opprimenti, la loro leadership ha una certa quantità di spazio politico ed economico per prendere dei provvedimenti, ma per motivi personali non se ne servono per rompere lo status quo creato dai geni di Oslo.

(tradotto da mariano mingarelli)

 

 

Haaretz.com 10.09.2012 http://www.haaretz.com/news/features/someone-tell-the-palestinians-it-is-the-occupation-stupid.premium-1.463777

 

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3823:qualcuno-dica-ai-palestinesi-e-loccupazione-stupido&catid=23:interventi&Itemid=43

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