Quale ‘ragion di Stato’? Quella dei diritti o quella degli affari? – di Paola Caridi

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Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre un decennio si occupa di Medio Oriente e Nord Africa, in particolare di islam politico in Palestina ed Egitto. Ha pubblicato, per Feltrinelli, Arabi Invisibili, Hamas, Gerusalemme senza Dio. Ha scritto un testo teatrale, Cafè Jerusalem

 

 

Solo chi non conosce l’Egitto può affermare che rimandare il nostro ambasciatore al Cairo possa avvicinare alla verità sull’assassinio di Giulio Regeni. La decisione del governo italiano ha reso il nostro paese più debole di fronte all’Egitto e ha dato il via libera a violazioni ancor più patenti dei diritti umani e civili.

Non sono neanche passate 24 ore dalla riunione congiunta delle Commissioni Esteri di Camera e Senato sulla vicenda che ha portato al sequestro, alla tortura e alla barbara uccisione di Giulio Regeni, e il regime guidato da Abdel Fattah al Sisi ha oscurato il sito web dell’Egyptian Commission for Rights and Freedom, l’organizzazione egiziana che rappresenta legalmente la famiglia di Giulio Regeni in Egitto. Intervistato da Laura Cappon, una delle giornaliste italiane che più conosce l’Egitto, per il fatto quotidiano, il presidente dell’ECRF, Ahmed Abdallah afferma che “Il regime sta iniziando la vendetta contro di noi”. Prosegue Laura Cappon: “La preoccupazione nella sua voce è tangibile perché questa mattina il sito web dell’ECRF è stato bloccato dalle autorità del Cairo. Sorte già toccata negli ultimi mesi a 133 siti internet, tra giornali e portali web di partiti politici e associazioni, secondo l’Arabic Network for Human Rights Association.”

Occorre essere su una posizione di forza, per contrattare con un regime come quello egiziano. E se non si è su una posizione di forza, occorre inventarsela. Invece di dire, come continuano da giorni e settimane a dire molti politici e i soliti opinionisti, che l’Europa ha lasciato sola l’Italia, è necessario elencare in pubblico quello che abbiamo fatto in Europa per farci ascoltare. E’ possibile che, sia in sede parlamentare sia in sede intergovernativa, noi non avessimo strumenti? Ci crediamo veramente? Ricordo – e non lo ricordo sommessamente – che in Europa abbiamo due italiani in posizioni altissime, il presidente del parlamento Antonio Tajani  e la rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. Ricordo anche che, per motivi che riguardano l’economia del nostro Paese e non solo, abbiamo battuto i pugni nei diversi consessi europei. E ricordo, prima ancora che si faccia intendere che l’economia conta più dei diritti, che non è vero, non è sano, non è ormai più credibile. L’assenza di diritti, le crisi, le guerre non producono buona economia: producono sfruttamento, regresso economico, povertà, infelicità. Vado ancora oltre: è la cattiva economia a essere uno dei pilastri dell’assenza o carenza o violazione di diritti.

Non dimentichiamo qual era la ricerca sul campo di Giulio Regeni. Giulio Regeni lo studioso. Era l’analisi del ruolo dei sindacati, e soprattutto di quelli informali e non ufficiali, nei cambiamenti in atto in Egitto. E’ una ricerca che va avanti da anni (i politici ne sono all’oscuro, ma non per colpa degli studiosi…), condotta da ricercatori importanti, concentrati non solo nell’università di Cambridge. E’ una ricerca che fa comprendere quanto le violazioni dei diritti, compresi i diritti del lavoro e sindacali, siano state alla base della rivoluzione del 2011.

Spero che il governo e il nostro ambasciatore al Cairo, il bravo Giampaolo Cantini, vigilino per esempio sulla difesa dei diritti del lavoro e dei diritti sindacali da parte delle aziende italiane che investono e sono presenti in Egitto. Spero che i camerieri di Sharm el Sheykh siano pagati il giusto nei nostri resort, così come gli impiegati e i lavoratori di tutte le aziende e le società italiane che hanno fatto pesanti pressioni perché il nostro ambasciatore tornasse nella residenza sulla Corniche del Cairo. E pretendo – in quanto cittadina italiana – dal nostro rappresentante diplomatico e dal nostro governo che vigilino perché siano rispettati i diritti che pretendiamo per i nostri lavoratori in Italia.

L’assenza di diritti è causa di instabilità, dunque. Di conseguenza, difendere i diritti non è solo giusto. E’ realistico. E’ l’unico sguardo possibile verso un futuro sostenibile. Alla stregua dei cambiamenti climatici, figli di un’economia distorta e delle sfruttamento di risorse e di esseri umani. Dunque, io invoco la ‘ragion di Stato’ più di molti dei politici presenti all’audizione di ieri del ministro degli esteri Angiolino Alfano, che invito a visitare il Cairo (e non i Palazzi del Cairo), Alessandria, Minya, Ismailya, e soprattutto Mahalla el Kobra, dove i lavoratori continuano a scioperare nonostante la repressione in atto da oltre dieci anni. Invoco la ‘ragion di Stato’ perché chiedo e pretendo dal mio Paese la difesa dei diritti. E’ l’unica ‘ragion di Stato’ che può invocare e difendere un paese che si è scelto una Costituzione come quella che, mi consta, è ancora in vigore in Italia.

Post scriptum: non voglio parlare del Cambridge. E’ una montatura, è fake news, è una costruzione in malafede di chi pensa di spostare l’attenzione del pubblico lontano dal massacratore. Giulio Regeni è stato sequestrato, torturato, ucciso al Cairo. Chi costruisce bufale del genere dovrebbe conoscere i luoghi, le dinamiche, i protagonisti. Chi le rilancia farebbe bene a studiare, e a farsi un esame di coscienza.

 

Quale ‘ragion di Stato’? Quella dei diritti o quella degli affari?

Quale ‘ragion di Stato’? Quella dei diritti o quella degli affari?

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