Quanto costano i checkpoint israeliani alla Cisgiordania?

Le barriere israeliane nei Territori impediscono il movimento di beni e lavoratori, affossando l’economia dei Territori che perde così centinaia di milioni l’anno.

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 giovedì 25 luglio 2013 08:51

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di Neha Paliwal – Foreign PolicyGerusalemme, 25 luglio 2013, Nena News – Quando economisti e uomini d’affari parlano di barriere al commercio, generalmente fanno riferimento a tariffe, regolamenti e quote d’importazione che rendono il business internazionale frustrante e più costoso. Ma a volte le barriere al commercio sono letterali e hanno un effetto profondo sulle economie.

La Banca Mondiale la scorsa settimana, tra le voci che girano intorno ai negoziati di pace israelo-palestinesi, ha messo sul tavolo alcuni dati sugli effetti che il conflitto ha sul lavoro e il commercio in Cisgiordania. Dopo lo scoppio della Prima Intifada nel 1987, Israele ha costruito una serie di checkpoint nei Territori per garantire la sicurezza. Il loro numero era diminuito negli anni Novanta, per poi essere incrementato dopo la Seconda Intifada nel 2000 e la costruzione del Muro di Separazione nel 2002. Il loro numero ha raggiunto l’apice nel 2008.

I ricercatori hanno stabilito che i checkpoint, restringendo il movimento di beni, servizi e lavoratori e rendendo la produzione più costosa, hanno avuto un grosso impatto negativo sui residenti della Cisgiordania. Tra il 2000 e il 2005, ad esempio, i dati mostrano che c’è stato un calo del 17% – dal 58% al 41% – nelle vendite delle imprese della Cisgiordania fuori dalla loro area di affari.

I lavoratori vengono frequentemente fermati ai checkpoint, elemento che diminuisce le loro opportunità di trovare un lavoro. Analizzando i dati dal 2000 al 2009, i ricercatori hanno notato che, nel migliore degli scenari, un solo checkpoint ad un minuto di distanza dalla propria cittadina riduceva il potenziale di occupazione dei residenti dello 0,5% e la paga oraria del 5,2%. I dati potrebbero apparire piuttosto bassi, ma i ricercatori stimano che ciò si sia tradotto, nel solo 2007, in 6.900 persone disoccupate in più rispetto a quanto sarebbe accaduto senza checkpoint. Ovvero, una perdita di 38 milioni di dollari. Se si guarda solo all’impatto sulle paghe orarie, la perdita ammonta a 229 milioni di dollari, circa il 6% del PIL della Cisgiordania nel 2007.

Se lo studio guarda solo agli effetti che i checkpoint hanno sul breve termine in Cisgiordania, la ricerca mostra anche che tali restrizioni al commercio danneggiano senza dubbio anche il benessere della popolazione. La scorsa settimana è giunta la notizia che multinazionali come IKEA e KFC stanno pensando di aprire altri negozi nei Territori. È abbastanza? C’è poco da essere ottimisti. Il rapporto di marzo della Banca Mondiale dimostra che fino quando le sanzioni israeliani andranno avanti non c’è speranza di una crescita economica sostenibile in Cisgiordania, soprattutto in un contesto di assenza di progressi politici.

Traduzione a cura della redazione di Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82145&typeb=0&Quanto-costano-i-checkpoint-israeliani-alla-Cisgiordania-

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