Quattro anni dopo Piombo Fuso www.bocchescucite.org da voce ai testimoni

“29 dicembre, intorno alle 11.50, mi sono svegliata e ho sentito mio marito che mi chiamava: “Samira, Samira, hanno bombardato la moschea, alzati e guarda, e recita la Shahada” (Preghiera del morente). Era buio, e io non riuscivo a vedere niente. Ho recitato la Shahada. Ho sentito qualcosa di pesante che mi soffocava e premeva sul mio corpo. Sono stata sepolta sotto un orologio da muro, cemento, pietre, e sabbia, e a stento riuscivo a muovermi. Sono riuscita a liberare la mano e ho spinto da parte le cose che erano cadute su di me. Mi alzai e andai a cercare i miei figli. Samira Bau’lusha, madre di nove figli”. Il nostro sito www.bocchescucite.org presenta in questi giorni le storie drammatiche che la ONG israeliana B’Tselem ha raccolto.

Mio marito ed io abbiamo vissuto con i nostri figli in una casa di tre stanze in amianto nel campo profughi di Jabalya. La casa si trova vicino alla Moschea Aqel Imad‟. Abbiamo avuto nove figli: Tahrir, 17 anni, Iman, 16, Ikram, 14, Samar, 12, Samah, 10, Dunia, 7, Juhar, 4, Muhammad che ha un anno e mezzo e Bar’a, che è di due settimane. Sabato scorso [27 dicembre], dopo che il bombardamento israeliano è iniziato e dopo che pezzi di amianto sono caduti da casa nostra a causa dei bombardamenti del quartiere, mio marito ed io abbiamo preso i bambini e siamo andati a casa di mio padre. Ci siamo stati per un giorno e poi siamo tornati a casa e abbiamo continuato la nostra vita normale – io facevo i lavori di casa e le ragazze si preparavano per i loro test di metà anno che dovevano aver luogo durante la settimana. Tornando a quella mattina del 29 dicembre, trovai Bar’a, mia figlia di due settimane. Era viva, anche se il suo letto era sepolto sotto le macerie. Ho visto mio marito uscire dalle rovine, e ho consegnato Bar’a a lui. Allora sono andata a cercare mio figlio Muhammad, che dormiva accanto a me. In un primo momento, io non l’ho visto a causa delle macerie, ma l’ho trovato vivo sotto le macerie. Sono riuscita a liberarlo, e l’ho dato ad una delle persone che sono venute per spazzare via le macerie. Nel frattempo, ho continuato a cercare le mie figlie. La loro camera da letto era coperta con blocchi di cemento e pietre e sabbia. Altre persone mi hanno aiutato a cercarle. Ero molto debole, perché ero stata ferita alla testa, e sono stata portata all’ospedale Kamal Adwan. All’ospedale, ho appreso che cinque delle mie figlie – Tahrir, Ikram, Samar, Dunia e Juhar – erano state uccise, e tre sono rimasti feriti. Muhammad è stato ferito in tutto il corpo, soprattutto in faccia. Israele ha bombardato la moschea vicino a casa nostra, senza preavviso e senza pensare alle persone che vivono accanto ad essa. Molte case della zona sono stati danneggiate nell’esplosione.

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