Quattro pescatori palestinesi arrestati nelle acque di Gaza dalla Marina militare israeliana

SABATO 3 NOVEMBRE 2012

Pubblicato da Rosa Schiano a 10:36

Il 22 ottobre quattro pescatori palestinesi sono stati arrestati dalla Marina militare israeliana mentre pescavano nelle acque di Gaza, e la loro barca è stata confiscata.

Sono andata ad incontrarli dopo il loro rilascio.

I quattro pescatori, Ramis Baker, 41 anni, Khamis Baker, 43 anni, Arafat Baker, 20 anni, Bayan Khamis Baker, 17 anni, stavano pescando a circa 2 miglia dalla costa, nelle acque a nord della Striscia di Gaza, di fronte Soudania.

Ramis ci ha raccontato quello che è successo. I quattro pescatori erano usciti in mare verso le 6.00 del mattino. Verso le 10 del mattino, si trovavano insieme una decina di piccole imbarcazioni di pescatori a circa 2 miglia dalla costa, a più 1 km di distanza dal limite nord con Israele. Improvvisamente una nave della Marina militare israeliana si è avvicinata alle loro imbarcazioni. I soldati hanno ordinato ai pescatori di spostarsi verso nord, ma i pescatori si sono spostati verso sud per continuare a pescare. Successivamente la nave della Marina militare israeliana li ha raggiunti nuovamente iniziando a sparare ed ordinando ai pescatori di fermarsi. Alcuni pescatori sono scappati verso sud per sfuggire al fuoco dei soldati.

«Di solito quando vogliono attaccare si mantengono a circa 15 metri di distanza dalle barche dei pescatori, ma in quel momento erano a 3 metri da noi», ha detto Ramis.

I soldati hanno iniziato ad ordinare al microfono di fermare il motore e di posizionarsi sul fronte della loro imbarcazione. Questa è la solita procedura che usano i soldati quando vogliono arrestare i pescatori.

«Finiamo il nostro lavoro e torniamo a Gaza», hanno risposto i pescatori.

I soldati hanno iniziato a sparare, un soldato ha sparato al motore della barca di Ramis.

Dopo il primo proiettile il motore funzionava ancora. «Vuoi distruggere il motore, noi torniamo a Gaza!», ha gridato Ramis ai soldati. Ma i soldati hanno sparato altri 3 proiettili sul motore, che si è fermato.

«Mi sono arrabbiato, mi sono tolto la maglia ed ho gridato loro “Sparatemi sul cuore!”», ha continuato a  raccontare Ramis.

I soldati hanno sparato tra i piedi di Ramis e attorno alle imbarcazione con proiettili M-16.

Ramis ha gridato loro di smettere di sparare, ma non hanno smesso.

Tre dei quattro pescatori sono saltati in acqua, mentre Ramis è rimasto sulla barca chiedendo ai soldati di lasciarlo tornare al porto Gaza.

Ramis voleva riportare la barca al porto, la sua barca era nuova. Non voleva perderla.

Ma i soldati hanno continuato a sparare fino a quando ha dovuto tuffarsi anche lui in acqua.

I quattro pescatori sono così saliti a bordo della nave della Marina militare israeliana. I soldati hanno dato loro dei vestiti neri e li hanno incappucciati. Al più giovane, Bayan, hanno bendato solo gli occhi, perché soffre di problemi respiratori.

Bayan era riuscito a vedere qualcosa nonostante la benda, ed ha raccontato di aver visto la loro imbarcazione affondare e che i soldati la stavano trascinando per portarla ad Ashdod.

Una volta arrivati ad Ashdod, sono stati portati da un dottore per il controllo medico, e dopo circa un’ora sono stati trasportati ad Erez.

In Erez i pescatori sono stati sottoposti singolarmente ad interrogatorio.

Ramis ha raccontato che durante l’interrogatorio erano presenti anche persone in borghese, a cui un ufficiale israeliano ha chiesto se conoscessero i quattro pescatori. Ramis crede che quelle persone in borghese siano arabe.

Successivamente l’ufficiale a chiesto a Ramis perché fossero andati oltre il limite imposto da Israele.

Ramis ha risposto che non avevano superato quel limite.

Poi gli sono state fatte domande per avere informazioni personali, sui membri della famiglia, e su Gaza.

I pescatori sono stati interrogati singolarmente ed ogni interrogatorio è durato 10-15 minuti.

Sono rimasti ad Erez circa 2 ore, e poi sono stati rilasciati.

Trenta/quaranta membri della loro famiglia dipendevano da quella barca, i cui proprietari erano Ramis ed il marito della sorella.

«Noi siamo come i pesci. quando siamo fuori dall’acqua moriamo».

Ho chiesto a Bayan a cosa stesse pensando, e mi ha risposto che la festa religiosa dell’Eid stava arrivando, e che non avevano soldi come le altre persone.

Questa continue violazioni israeliane dei diritti umani contro i pescatori palestinesi nella Striscia di Gaza avvengono nel silenzio internazionale.

Le forze militari israeliane hanno recentemente imposto maggiori restrizioni sul lavoro dei pescatori di Gaza. Israele ha ridotto l’area in cui i pescatori possono pescare da 20 miglia nautiche, stabilite negli accordi israelo-palestinesi di Jericho (sotto gli accordi di Oslo) a 6 miglia nautiche nel 2008, per poi ridurre ulteriormente l’area a 3 miglia nautiche dal 2009. Ai pescatori è così impedito di raggiungere quelle aree oltre dove il pesce abbonda. All’interno delle 3 miglia infatti il pesce scarseggia. Spesso i soldati israeliani attaccano i pescatori anche all’interno delle 3 miglia nautiche dalla costa.

Il 27 settembre, Israele ha spostato nuovamente le boe che delimitano l’area entro cui i pescatori palestinesi devono pescare,  piazzandole a tre miglia dalla costa. La prigione di Gaza infatti è segnata anche in mare attraverso queste boe. Questo significa che il limite effettivo in cui i pescatori possono pescare è due miglia e mezzo dalla costa. Questi limiti imposti illegalmente da Israele non permettono ai pescatori di autosostenersi.

Tali violazioni sono proibite dal diritti umanitario internazionale.

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