Quel torrente che alimenta la speranza

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Quante volte cediamo. E le motivazioni ci sono tutte.
Cediamo alla rassegnazione perché “non ha senso parlare ancora di Palestina: non vedi le mappe? Non c’è più un metro di terra per i palestinesi!” oppure perché “vedrai, le potenti lobby ebraiche riusciranno a condizionare perfino papa Francesco!”

Ma da Bergamo, da un gruppo di giovani innamorati della Palestina ed esperti di traduzioni specializzate, ci raggiunge un…torrente di entusiasmo che non può lasciarci sfiniti e scoraggiati sulla riva delle nostre battaglie perse: IABBOK è il nome misterioso di questa realtà, perchè così si chiamava “un piccolo torrente che scorre in Giordania e che Giacobbe ha attraversato lottando con Dio e riconciliandosi con suo fratello Esaù”. Forte e incessante come quel torrente è la “passione per la non-violenza e i diritti umani” di questi giovani che, nonostante tutto il pessimismo che avvolge e inaridisce chi da decenni anela ad un po’ di giustizia per il popolo palestinese, periodicamente mettono in rete il loro prezioso lavoro di diffusione dei più importanti Rapporti internazionali. (una sintesi dell’ultimo Report in A VOCE ALTA)

Capire e far capire come stanno veramente le cose, diventa per questi giovani motivo di impegno sempre rinnovato, fianco a fianco con il popolo palestinese.

E’ quello che si preparano a riattivare altri giovani che in queste settimane decidono di andare a fare la raccolta delle olive dal 31 OTTOBRE al 8 NOVEMBRE 2014 (ci sono ancora posti: unponteperbetlemme@gmail.com )

“Il legame di questo popolo meraviglioso alla sua terra è davvero forte -raccontava Valeria lo scorso Campo Tutti a Raccolta 2013, l’ho percepito ancora di più quando ci siamo recati ad Husan per aiutare la famiglia di Shirin nella raccolta delle olive. Raccolta che spesso è impedita dai soldati o dai coloni, ma nonostante ciò ogni palestinese in possesso di un uliveto si reca ogni giorno nella sua terra per raccogliere i frutti di quegli alberi secolari, che si intrecciano su sé stessi. Intrecci di resistenza ed empatica umanità, in sintonia con la natura: questo è quello che ho provato appena ho iniziato la raccolta con questa meravigliosa famiglia a cui subito mi sono affezionato.

Grazie, allora, a tutti questi (e a molti altri!) giovani che come un. ..torrente riescono ancora ad alimentare la nostra speranza, e con “intrecci di resistenza” sbarrano la strada alla rassegnazione.

BoccheScucite

visitate e diffondete il sito: www.iabbok.com

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2 Commenti

  1. Caro don Nandino,

    mi scuso se ripeto cose che non mi stanco mai di ripetere in ogni occasione.
    E mi spiego con un esempio:
    – ci fanno vedere di questi tempi, alla televisione, bambini neri malnutriti, che hanno bisogno del nostro aiuto e quindi del nostro cinque o otto per mille…

    La cosa sbagliata in tutte queste cose è di indurre a pensare che noi siamo qui, e loro sono là: ad essere interpellato è il nostro buon cuore che comunque resta qui, mentre loro sono là, ed io oltre al mio sguarnito portafoglio devo rivolgere in quel luogo le mie preghiere che non potranno che essere ascoltate, se fatte con sicerità di cuore, e così via.

    Per quello che riguarda la questione palestinese ogni volta che andavo alle minuscole manifestazioni di piazza in loro solidarietà cercavo di far capire che non esiste il qua e là.

    Per intederci e andare al sodo, la questione palestinese nasce con la nave Exodus, alla quale è stato pure intitolato un Premio…
    La questione palestinese l’abbiamo creata noi dalla prima guerra mondiale a oggi…
    Anche noi in Italia abbiamo alimentato e continuiamo ad alimentare il flusso migratorio “ebraico” che causa la “pulizia etnica” e poi ti sputa in faccia il “processo di pace” e la creazione di due stati per due popoli, di cui uno viene cacciato via intanto a spintoni dalle sue case e dai suoi villaggi.
    È questo un processo che inizia con Balfour, prosegue con la grande pulizia etnica del 1948, continua ancora oggi con l’espansione degli insediamente ebraici e sarà finito quando di palestinesi non ne sarà rimasto più nessuno perché sono stati cacciati via fino all’ultimo bambino, e quindi non vi sarà bisogno di nessun “processo di pace”, non occorreranno “due stati per due popoli”, percé ne sarà rimasto uno solo…

    A me Papa Francesco non mi riceve: chi sono io? Per davvero un “Signor Nessuno”, come mi ribattezzo il Presidente della Comunità ebraica romana. Ma se Papa Francesco oltre a Pacifici ricevesse anche il signor Nessuno, e potessi parlare a Lui con una confidenza rispettosa dell’Alta Figura che lui è, gli direi: Caro Francesco, quando a Roma ti incontri con il rabbino, digli da parte mia: a che gioco giochiamo? Se vuoi, in linguaggio biblico gli porrei la sguente domanda: dove è Abele? E soprattutto gli chiederei: ma voi cosa siete: cittadini italiani o cittadini isrealiani? Perché devo parlare con il rabbino che sta a Roma, quando tratto di profughi palestinesi? Chi è che ha fatto la pulizia etnica del 1948? Gli “ebrei” di Roma hanno contribuito?

    Quanto poi al fatto religioso in sé io ormai quando sento “ebrei” non penso più alla Bibbia, o meglio ci penso solo se entrano in gioco quei “quattro gatti” di Neturei Karta, gli unici che ancora ci credono per davvero in quelle cose…. Per gli altri la questione è tutta politica e la religione non c’entra nulla, ma proprio nulla, se non per gettare fumo negli occhi e prendere in giro la gente…

    In conclusione: la questione palestinese si risolve non in Palestina, ma dove è stata creata, cioè da noi, a Londra e a Roma…

    Chiedo scusa per la forma dell’espressione che non vuole mancare di rispetto a nessuno, ed è assolutamente non offensiva o aggressiva, ma vuole essere soltanto uno sforzo di massima chiarezza e comprensione del grave, anzi tragici annoso problema.

    Cordialmente

  2. Confermo le impressioni e le emozioni vissute lo scorso anno durante il campo di lavoro “tutti a raccolta 2013”. Se potete andate..è un’esperienza Umana da fare e condividere per raccontare l’ingiustizia che subiscono i palestinesi, ma anche le cose stupende che riescono a fare con la lotta non-violenta!

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