Questo campo palestinese è la comunità più esposta ai gas lacrimogeni nel mondo

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29 dic 2017

A Palestinian protestor tries to throw back a tear gas canister fired by Israeli security forces during clashes at the Aida refugee camp near the West bank city of Bethlehem following a protest on October 31, 2014 against the restrictions on the Al-Asqa mosque compound and the death of Muataz Hijazi, a Palestinian suspected of trying to murder rightwing Jewish rabbi Yehuda Glick the previous day. Clashes erupted in the West Bank near Jerusalem Friday after Muslim prayers, while security forces deployed heavily around the Holy City’s flashpoint Al-Aqsa mosque following the killing of Hijazi by police. AFP PHOTO/ MUSA AL-SHAER / AFP PHOTO / MUSA AL-SHAER

Questo campo palestinese è la comunità più esposta ai gas lacrimogeni nel mondo
#Occupation

Uno studio ha denunciato l’uso ‘diffuso e indiscriminato’ dei gas lacrimogeni da parte dell’esercito israeliano in un campo per rifugiati della Cisgiordania

di Chloé Benoist
28 dicembre 2017

Cisgiordania – Per anni, i residenti del campo per rifugiati di Aida nel sud della Cisgiordania occupata hanno imparato a vivere con la minaccia sempre presente dei gas lacrimogeni.

Anas Abu Srour, 29 anni, un coordinatore all’Aida Youth Centre, che è vissuto per tutta la sua vita nel campo, ha ricordato come, da bambino, ogni gioco doveva essere preconfigurato con una strategia di uscita.

“Quando eravamo bambini, ogni volta prima di cominciare a giocare guardavamo per un posto dove correre se loro (i soldati israeliani) avessero sparato i gas lacrimogeni”, Abu Srour ha detto a Middle East Eye.

Il piccolo e densamente popolato campo per rifugiati è stato da lungo tempo bersaglio dei raid militari israeliani, ma uno studio della Università di Berkeley in California rilasciato giovedì ha condotto Pierre Krahenbuhl, commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi UNRWA, a designare quella di Aida come la comunità più esposta ai gas lacrimogeni nel mondo quest’anno.

“Quando le madri rifugiate palestinesi sono costrette a chiudere i loro piccoli in coperte mentre nuvole di gas lacrimogeno saturano il loro rifugio, la situazione si è spinta troppo oltre”, Krahenbuhl ha detto sul momento.

Lo studio, intitolato ‘No Safe Space: Health Consequences of Tear Gas Exposure among Palestine Refugees’, è il primo del suo genere a sondare centinaia di residenti di Aida sugli effetti medici, psicologici e sociali dei gas lacrimogeni.

I ricercatori hanno concluso che il gas lacrimogeno viene usato dalle forze israeliane in maniera “diffusa, frequente e indiscriminata”, che “potrebbe essere…in violazione delle norme internazionali”.

“Ci sono molti posti dove c’è un’ eccessiva quantità di gas lacrimogeno usato, ma negli anni in cui ho fatto questo tipo di lavoro, questo è, secondo la mia opinione, un uso senza precedenti di questa quantità di gas lacrimogeno in questo periodo di tempo”, il Dr Rohini Haar, il capo ricercatore dello studio, ha detto a MEE.

“Questa quantità di gas per questo piccolo e popoloso slum urbano non per alcune settimane, ma per alcuni anni….io non ho mai visto o sentito niente di simile in qualche altro luogo al mondo”.

‘Il diritto più basilare’

Nel 2014, la 45enne residente di Aida, Noha Qatamish è morta per inalazione di eccessivo gas lacrimogeno dopo che le forze israeliane avevano sparato candelotti dell’arma chimica dentro casa sua – sebbene l’esercito abbia negato la responsabilità per la sua morte al momento.

La morte di Qatamish ha segnato un drammatico istante di un fenomeno molto più ampio. Secondo lo studio, ciascuno dei 236 individui presi in esame è stato esposto al gas lacrimogeno almeno una volta nell’anno passato, l’84,3 per cento di loro mentre erano in casa.

Molti di coloro che hanno risposto hanno lamentato problemi respiratori e dermatologici che hanno attribuito alla loro ripetuta esposizione al gas lacrimogeno, mentre alcune donne hanno detto che avevano abortito bruscamente dopo essere state soggette all’arma chimica.

“Le madri legittimamente denunciavano problemi su ciò che accade quando un bimbo di due mesi è esposto regolarmente a qualcosa come questa per mesi e anni”, ha detto Haar.

L’esercito israeliano, ha aggiunto, non ha pubblicamente esternato i componenti chimici del gas lacrimogeno che ha usato nel territorio palestinese occupato, rendendo difficile per i professionisti medici e i ricercatori capire esattamente che impatto a lungo termine potrebbe avere sulla salute della gente.

Il gas lacrimogeno è stato anche riportato come causa di un numero di ferite, sia quando le persone sono state direttamente colpite dai candelotti di gas lacrimogeno, o mentre cercavano di sfuggire ai fumi asfissianti.

Salah Ajarma, il general manager del Lajee Centre in Aida, in particolare, ha detto a MEE che un uomo anziano aveva avuto tutte e due le gambe spezzate ai primi di questo mese mentre fuggiva dal gas lacrimogeno che era stato sparato nel campo mentre stava lasciando la sua moschea.

La frequenza dell’esposizione al gas lacrimogeno, accoppiata ad una carenza di strutture sanitarie nel campo, alle infrastrutture fragili, e al costo di materiali come maschere antigas, rende difficile per i residenti di Aida proteggere se stessi.

Per esempio, come Haar ha notato, uno dei metodi più efficaci per contrastare l’effetto del gas lacrimogeno è lavarsi con grandi quantità di acqua, ma le vittime ne erano impedite per il limitato accesso ad essa nel campo per rifugiati.

Durante le manifestazioni, i palestinesi spesso ricorrono ad annusare cipolle o fazzoletti di carta spruzzati con profumi intensi per contrastare gli effetti. Ma tali metodi servono solo come misure per fermare il vuoto, ha detto Ajarma.

“Quando sparano solo uno o due candelotti, allora è facile”, ha detto. “Ma quando un’area è piena di gas lacrimogeno, cosa può fare una cipolla?”.

“Il diritto più basilare come essere umano è il diritto ad avere aria pulita”, ha detto Abu Srour. “Quando senti talvolta di non avere aria per respirare, ti rendi conto che sei trattato come un essere umano di una classe inferiore”.

‘Impotenza imparata’

Lo studio dell’Università di Berkeley ha denunciato anche il pesante bilancio che il gas lacrimogeno ha portato alla comunità, con numerosi rapporti di disordine da stress post-traumatico, interruzione del sonno, e angoscia psicologica che affligge gli adulti come i bambini.

Ha concluso che la vita dei residenti di Aida sotto una tuttora imprevedibile costante pressione militare ha causato uno stato di “impotenza imparata”, che definisce quando un individuo o una comunità “soffre di un senso di impotenza, derivante da un evento traumatico o dal persistente fallimento nel cambiare gli eventi che stanno causando il trauma”.

“L’intento di creare un senso di impotenza imparata è tipico per indurre sottomissione all’autorità e un senso di acquiescenza ad essere dominati, così che gli individui e le comunità accetteranno la loro condizione”, si legge nello studio.

L’uso del gas lacrimogeno da parte dell’esercito israeliano in Aida camp in tutti i momenti del giorno o della notte, senza riguardo o meno se dei giovani palestinesi stanno lanciando pietre in direzione delle forze israeliane o no, ha lasciato i residenti ad indovinare i motivi che sono dietro ad un uso così elevato di armi definite come mezzi di controllo della folla.

La collocazione di Aida – direttamente adiacente all’illegale muro di separazione israeliano e ad una base militare israeliana appena a nord della città palestinese di Betlemme – e la sua storia di impegno politico ne ha fatto da lungo tempo un bersaglio per le forze israeliane, ha detto Ajarma.

“Aida è vicino ad una base militare, sei torri di controllo circondano il campo, così è facile per gli israeliani entrare ogni volta che vogliono”, ha detto. “Talvolta entrano per insegnare ai soldati come sparare, specialmente i diversi tipi di gas lacrimogeno, qualche volta alle persone, qualche volta alle finestre”.

“Vogliono spezzare l’unità della gente della zona”, Ajarma ha aggiunto. “Vogliono dire alla gente: ‘sia che siate a casa, o a scuola, potete essere attaccati da noi’. Sanno che i campi sono una vita di resistenza”.

Abu Srour era d’accordo. “È una sorta di punizione collettiva”, ha detto. “Israele sta usando sempre questi strumenti per costringere le persone a pensare di emigrare, o di lasciare il campo e le zone circostanti così da poter confiscare più terre. Certamente, non funziona, ma la gente sta soffrendo ogni giorno per le loro pratiche”.

Fino a giovedì mattina, l’esercito israeliano non aveva risposto ad una richiesta di MEE per un commento sul suo uso di gas lacrimogeni nel territorio palestinese occupato e se le sue forze seguivano regole certe di ingaggio.

Nel frattempo, l’uso da parte dell’esercito israeliano dei gas lacrimogeni due o tre volte a settimana in media in Aida ha avuto anche un serio impatto sui legami sociali nella comunità.

Sia Abu Srour che Ajarma hanno parlato di tali eventi come matrimoni, partite di calcio o incontri di scout che sono stati annullati perché i residenti vulnerabili, come bambini e anziani, avevano paura di lasciare le loro case dopo che erano stati spruzzati i gas. Molti residenti evitano i quartieri situati più vicino alla base militare.

Ajarma ha lamentato che la continua esposizione alla violenza militare ha reso difficile instillare un senso di valore nei giovani del campo.

“Proviamo ad insegnare ai bambini quali sono i loro diritti, come essere una persona migliore, a pensare al loro futuro, al loro ambiente, ma loro poi dicono: ‘perché stiamo parlando dei nostri diritti? Noi non abbiamo diritti'”, ha detto. “Questo può uccidere la vita della nuova generazione”.

This Palestinian camp is the community most exposed to tear gas in the world

A study has denounced the Israeli army’s ‘widespread and indiscriminate’ use of tear gas in a West Bank refugee camp

MIDDLEEASTEYE.NET

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