QUOTIDIANITA’ LUNGO LA ROTTA – di lungolarottabalcanica – Along the balkan route

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tratto da: https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/2021/04/12/2347/

foto di copertina : Kemal Softic

Uscita la terza puntata del progetto Cronake Balkanike insieme a SENTIERI PARTIGIANI. Per accedere alla newsletter completa https://mailchi.mp/…/sentieri-partigianicronake…]

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Vieni ti faccio vedere dove vivo. Benvenuto. Scusa il disordine. Vuoi del tè? Col latte o senza? Prego, siediti.

Questa è la nostra cucina. Che è anche la nostra scarpiera. Che è anche il nostro guardaroba.

Questa è la nostra stanza, dormiamo qui in quindici, qualche volta anche in venti.

Questo è l’ingresso di casa nostra da 6 mesi, da quando a fine settembre è stato chiuso il campo Bira a Bihac, fino a oggi. E’ dove apriamo gli occhi tutte le mattine quando ci svegliamo, dove abbiamo gli incubi quando non dormiamo la notte, è dove pranziamo e ceniamo, è dove torniamo la sera prima del coprifuoco. E’ anche dove ci rilassiamo dopo un respingimento e dove aspettiamo di ripartire; no, le nostre famiglie non le chiamiamo da qui, andiamo fino in paese, magari vicino ad una casa. Non vogliamo che sappiano tutta la verità su come viviamo. Forse un giorno, forse mai. Loro non devono avere pensieri.

Se vuoi entrare abbiamo delle ciabatte altrimenti sporchiamo all’interno. E’ strano, tanti giornalisti e volontari delle organizzazioni sentendo questa frase rimangono increduli, vogliono tutti darci scarpe, dicono che è inumano. Non capiscono perché usiamo le ciabatte. Sono facili da sciacquare, morbide e non costano tanto. Ma voi tenete tutto il giorno le scarpe in casa? Per noi è buona educazione toglierle quando si entra, soprattutto in casa d’altri, altrettanto lo è dare le pantofole agli ospiti. Da voi non è così?

Questo è il ponte per arrivare a casa. Spesso si rompe e ci dobbiamo bagnare le scarpe e i calzini. Qui è anche dove ci facciamo la doccia o prendiamo l’acqua da bollire per cucinare i noodles. Non li avevo mai mangiati prima, non sapevo cosa fossero. Adesso è l’unica cosa a non mancare mai.

Lui è Puppy, il nostro cagnolino. Ne avevamo 12 il mese scorso, qualcuno una mattina li ha scaricati da un auto vicino alla strada dietro a quegli alberi. Abbiamo provato ad accudirli e ci facevamo compagnia. Ma dopo una settimana di caldo, a metà marzo è nevicato e la temperatura è scesa tanto sotto lo zero. Gli altri non ce l’hanno fatta.

Dagli sgomberi del 24 febbraio, la polizia ci controlla e non fa venire qui neanche gli operatori dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Ci mancano tantissime cose, soprattutto dopo essere tornati dai respingimenti di notte. L’unica ong locale autorizzata a distribuire non può riuscire a portare tutto a tutti, in ogni momento. Noi non abbiamo soldi, spesso non ci lasciano entrare nei supermercati e nei bar o ristoranti. Abbiamo talmente paura di nuovi raid che ci svegliamo ogni giorno alle 5 per fare la guardia.

Chi vive a Lipa ci dice che non hanno mai abbastanza. Il tempo passa ma non passa mai, tutti aspettano solo il momento giusto per andarsene. E’ arrivata la primavera, questo è di nuovo il periodo. Si parte in tanti, si torna in tanti. E’ difficile perché poi si pensa al proprio presente, alla propria famiglia e ci si dimentica degli altri attorno.

Tutti parlano di un Noi, “I migranti” come se fossimo una cosa sola, tutti uguali. Non è così, magari la condizione che viviamo qui può essere simile ma poi dipende da chi può accordarsi coi trafficanti con più potere, con le vie buone o che riescono a corrompere meglio. Si, è una questione di soldi più che di provenienza. E c’è sempre qualcuno che cerca di truffare o rubare ai più deboli e ingenui. Gli “Ali Baba” ti derubano in viaggio o anche nelle tende e nei campi. Ci sono persone così, avranno le loro ragioni ma non le capisco. Forse hanno perso tanto, anche giusta via.

Noi proviamo ma ogni giorno, ogni settimana, qui non ci possiamo rimanere. Non abbiamo nulla contro i greci, i serbi, i bosniaci. Ma come lo paghiamo il debito per il viaggio, che futuro possiamo dare da qui alle nostra famiglie, come possiamo lavorare se i cittadini di questi Paesi per primi se ne vanno? Chiediamo asilo si, e poi? Rimaniamo rifugiati per tutta la vita? Tutti sanno che non può essere così e partono. Le persone vengono respinte di continuo dalla Croazia ma non solo. C’è chi è arrivato tante volte in Italia, chi in Austria. Qualche volta tornano anche col foglio della polizia slovena. Uomini, donne e bambini, intere famiglie.

Noi dobbiamo e vogliamo resistere. Per i nostri genitori, per i nostri figli, per noi stessi. Dobbiamo andare avanti, ovunque sia.

Ascoltate le nostre storie, non ci serve la carità, ci servono quelle opportunità che ci sono state tolte nei luoghi da dove veniamo. Vogliamo continuare a vivere. Come chiunque.

 

Quotidianità lungo la rotta

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