Raccolta delle olive in Palestina: i contadini sotto assedio (+ video)

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tratto da: http://reteitalianaism.it/reteism/index.php/2020/11/15/raccolta-delle-olive-in-palestina-i-contadini-sotto-assedio/

13 novembre 2020 | di Yumna Patel

https://mondoweiss.net/2020/11/palestines-olive-harvest-farmers-under-attack/

I coloni israeliani nel distretto di Nablus sono notoriamente violenti e vengono regolarmente registrati attacchi da parte loro ai palestinesi e alle loro proprietà durante tutto l’anno. Ma una volta arrivato il tempo della raccolta delle olive ogni anno, i coloni si concentrano in genere sugli agricoltori palestinesi e sui loro ulivi.

La raccolta delle olive palestinesi è un rituale sacro amato dai palestinesi di ogni estrazione sociale.

Ma ogni anno, la bellezza della raccolta delle olive è inevitabilmente rovinata dalla violenza e dallo spargimento di sangue mentre i coloni israeliani intraprendono feroci attacchi contro i contadini palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Siamo andati nel distretto di Nablus nel nord della Cisgiordania occupata, che ospita dozzine di villaggi rurali palestinesi, come la città di Burin, che è circondata da una serie di insediamenti israeliani illegali.

I coloni israeliani nel distretto di Nablus sono notoriamente violenti e vengono regolarmente registrati attacchi da parte loro ai palestinesi e alle loro proprietà durante tutto l’anno. Ma una volta arrivato il tempo della raccolta delle olive ogni anno, i coloni si concentrano in genere sugli agricoltori palestinesi e sui loro ulivi.

I coloni tengono d’occhio i contadini [palestinesi] quando sono soli, stanno all’erta così possono andare a rubare i raccolti [dei contadini]”, ha detto a Mondoweiss l’attivista locale Ayman Gharib.

È una tragedia. Per tutto l’anno l’agricoltore prepara i suoi raccolti, annaffia i suoi alberi e si prende cura di loro. Fa tutto questo lavoro e alla fine un colono viene qui comodamente, ruba le olive, fugge e torna all’insediamento, ha detto Gharib, indicando la cima della collina alla periferia di Burin, dove si trova un insediamento illegale.

“I coloni sono sempre armati e sempre protetti dall’esercito”, ha detto.

Dopo anni passati a testimoniare la violenza dei coloni nelle loro città, Gharib e altri attivisti hanno deciso di formare un gruppo di volontari sotto il nome di “Faz3a”, che accompagna gli olivicoltori palestinesi nelle loro terre per aiutarli a raccogliere le olive e difenderli nel caso di attacchi di coloni.

Difenderemo ogni granello di terreno su queste montagne. Raggiungeremo questi ulivi e raggiungeremo tutti gli ulivi in ​​Palestina, ha detto Gharib. E raccoglieremo ogni oliva e la daremo agli agricoltori.

Ci difenderemo con tutte le nostre forze. Siamo pronti. Come popolo palestinese, siamo pronti a pagare il prezzo: da essere arrestati, ad essere colpiti da colpi di arma da fuoco, gas lacrimogeni, a tutte le forme di repressione, distruzione e terrorismo. Siamo abituati, ha detto Gharib.

Pochi giorni dopo l’inizio della raccolta delle olive quest’anno, il gruppo Faz3a è stato chiamato sul luogo di un violento attacco contro un gruppo di agricoltori palestinesi nella vicina città di Huwwara.

Ci siamo recati sul luogo dell’attacco, dove un gruppo di gente del posto stava raccogliendo le olive. Ci hanno detto di non avvicinarci di più a quella collina per paura che i coloni scendessero e li attaccassero di nuovo.

Solo un giorno prima, dopo che un gruppo di contadini palestinesi era venuto a raccogliere le loro olive, un gruppo di coloni israeliani armati era sceso dalla collina ed aveva iniziato subito ad attaccare i contadini e bruciare i loro raccolti.

All’inizio c’erano 20 di loro [coloni], poi sono diventati 30, e poi 40, ha detto a Mondoweiss fuori da casa sua Sabe ’Odeh, vittima dell’attacco dei coloni a Huwwara.

I soldati delle forze di occupazione mi stavano sparando. Ci hanno sparato lacrimogeni, bombe sonore. Ci hanno sparato [addosso] perché abbiamo detto loro ‘non lasciate che i coloni ci lancino le pietre’. Perché ci lanciavano le pietre?” si chiedeva.

Indicando lo schermo del suo telefono mentre scorreva i video dell’attacco, Odeh ci ha indicato i coloni mascherati mentre sollevavano un’enorme roccia, pochi istanti prima di lanciargliela.

La roccia pesava più di 5 o 6 chili. Loro [i coloni] mi stavano colpendo con quella pietra mentre ero a terra, ha detto.

Ho una ferita qui, ha detto, indicando il suo braccio. Ho una ferita alla gamba, una all’avambraccio, una sulla mano, sulla schiena e sulla testa.

La mia unica colpa era di voler andare nella mia terra, la terra che un tempo mio padre e mio nonno coltivavano, ha detto Odeh.

I gruppi per la difesa dei diritti dicono che i coloni israeliani sono motivati ​​da cause ultranazionaliste e di destra e credono di avere il diritto di rivendicare la terra della Cisgiordania con tutti i mezzi, inclusa la violenza.

Il più delle volte, i coloni sono armati e operano sotto la piena protezione dell’esercito israeliano,

L’esercito israeliano di occupazione, sfortunatamente, è quello che dà loro [i coloni] il via libera per attaccarci, picchiarci e distruggerci, anche fino alla morte, ha detto Odeh a Mondoweiss.

Ieri [i coloni] mi hanno attaccato. Solo Dio mi ha salvato dalle loro mani. Altrimenti mi avrebbero ucciso.

Non siamo criminali, ha continuato Odeh. Vogliamo solo andare a raccogliere le nostre olive. Raccogliamo le olive per i nostri figli. Questo è ciò che accade ogni giorno in Palestina su tutta la terra del popolo palestinese”.

Nonostante la costante minaccia di violenza che affrontano in Palestina, gli agricoltori e gli attivisti dicono che non c’è niente al mondo, nemmeno la possibilità della morte, che possa impedire loro di raccogliere le olive o impedire loro di mantenere viva la tradizione della raccolta delle olive palestinesi .

Siamo pronti per tutti gli scenari della vita. Siamo su questa terra e non la lasceremo. Restiamo su questa terra, non cambiamo, non la scambieremo con nulla. Gharib ha detto a Mondoweiss.

Ogni generazione che cresce [qui] sa che questa è la sua terra, questa è la nostra casa, questa è la nostra terra, dai tempi dei nostri antenati.

Ode ha detto a Mondoweiss che il suo messaggio al mondo è se non accettate l’oppressione per voi stessi, non dovreste accettarla neanche per me.

 

 

Raccolta delle olive in Palestina: i contadini sotto assedio

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