RAFAH: L’ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO

Nonostante le promesse del nuovo governo egiziano, nulla è cambiato al valico di Rafah. Oltre 20.000 persone sono in lista d’attesa e il numero di passaggi giornalieri è fermo a 400.

DI MARTA FORTUNATO Roma, 22 giugno 2011, Nena News – L’assedio a Gaza è finito, l’Egitto ha deciso di aprire il valico di Rafah. Meno di un mese fa la speranza di un vero cambiamento ha riempito i cuori di oltre un milione e mezzo di palestinesi, bloccati da oltre quattro anni in uno dei luoghi più popolati e martoriati della terra.

Invece le aspettative non sono state soddisfatte, i sogni infranti: al confine di Rafah regna il disordine ed il passaggio verso l’Egitto rimane limitato a circa 300-400 persone al giorno, un numero irrisorio se si considera che gli individui che si sono registrati fino ad ora per attraversare il valico sono più di 20.000. E la lista d’attesa è lunga: le prime date disponibili per uscire da questa prigione a cielo aperto sono a fine agosto.

Ieri mattina, martedì 22 giugno, un gruppo di bambini palestinesi si è radunato vicino a Rafah e ha consegnato ai soldati egiziani alcuni fiori, chiedendo l’apertura permanente del valico, che fino ad ora permette il passaggio di ambulanze, giornalisti e, raramente, di bus carichi di viaggiatori. Niente rispetto alle promesse che erano state fatte dal governo egiziano, il quale, il 28 maggio, aveva riaperto il valico dalle 9 del mattino alle 17 di sera, eccetto il venerdì e i giorni festivi. E aveva annunciato che non ci sarebbe stato bisogno di alcun visto per le donne di ogni età, per gli uomini sotto i 18 anni e soprai 40 e per tutti quei palestinesi che frequentavano un’università egiziana. Atto che Hamas aveva accolto positivamente dichiarando pubblicamente che “rifletteva lo spirito della rivoluzione egiziana e la profondità della fratellanza tra i due popoli”.

Invece la realtà si è rivelata totalmente diversa. “Sembra che nulla sia cambiato. Siamo tutti bloccati in una grande prigione” ha raccontato a The Associated Press, Ghassan al-Jaabri, un gaziano di 35 anni, che da più di dieci giorni aspetta di attraversare il valico – “se sei un cittadino di Gaza e desideri viaggiare, sei costretto ad attendere alla frontiera per giorni interi senza che ti venga fornita una spiegazione” ha continuato. Attesa snervante ed umiliante, a causa delle regole inumane a cui sono sottoposti i viaggiatori, obbligati ad sostare per ore sotto capannoni di metallo, in condizioni igieniche precarie.

Cartina della Striscia di Gaza

Storicamente il valico di Rafah ha rappresentato la principale via di comunicazione e di contatto col mondo esterno per gli abitanti di Gaza. Già negli anni ‘90 Israele ha posto molte restrizioni sulla libertà di movimento dei gaziani, in particolare verso le altre aree dei Territori Palestinesi Occupati. Successivamente nel 2007, quando Hamas ha ottenuto il completo controllo della Striscia di Gaza, Israele, con il tacito assenso dell’Egitto di Hosni Mubarak, ha dato vita ad un rigido blocco di questo lembo di terra, per impedire il trasporto di armi e di militanti all’interno e all’esterno di questa zona. Misure di sicurezza che in realtà non erano rivolte ai gruppi armati, ma che punivano la popolazione civile, costretta a vivere in una terra dove la disoccupazione supera il 45% e le condizioni di vita sono disumane.

Durante la chiusura, l’Egitto permetteva il passaggio, a Rafah, di un massimo di 300 persone al giorno, soprattutto per motivi medici, religiosi o di studio. Attraverso il confine israeliano di Erez arrivavano i beni umanitari straordinari, beni che non avrebbero potuto garantire la sopravvivenza della popolazione di Gaza se non ci fossero gli aiuti dell’ONU e i tunnel sotterranei che collegavano la Striscia all’Egitto, e che permettevano il rifornimento dei beni di prima necessità, di benzina, gas e persino di automobili.

Dopo quattro anni le aspettative della popolazione erano altissime, in particolare a seguito della caduta del regime dittatoriale di Hosni Mubarak, al potere in Egitto dal 1981. Il governo militare provvisorio aveva annunciato all’inizio di maggio l’apertura permanente del valico di Gaza e un miglioramento dei rapporti con Hamas. Tuttavia, il 28 maggio, primo giorno di apertura del valico, al confine regnava il caos e solo a 400 persone è stato permesso di raggiungere l’Egitto.

Yousef Rezqa, consigliere del primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh ha dichiarato che “ i palestinesi non possono più sopportare le umiliazioni al confine di Rafah. Vogliamo viaggiare liberamente, senza restrizioni”. Gli fanno eco le dichiarazioni di Salma Barza, direttore del confine palestinese di Rafah: “La soluzione deve venire dalle autorità egiziane. Devono accelerare il passaggio al valico e mantenere le promesse fatte”.

The Associated Press riporta che gli ufficiali egiziani hanno risposto che stanno cercando di migliorare l’attraversamento del valico per i palestinesi, ma che, nello stesso tempo, l’Egitto ha il diritto di avere una lista nera di persone alle quali è vietato attraversare il confine.

L’assedio di Gaza, che dura ormai da troppi anni, condiziona ogni singolo aspetto della vita a Gaza: vieta l’esportazione e restringe l’ingresso dei beni di prima necessità; inoltre dall’inizio del blocco, il livello di povertà della popolazione è triplicato e le strutture medico-sanitarie hanno subito un grave peggioramento. Nena News

http://www.nena-news.com/?p=10882

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1 Commento

  1. “Meno di un mese fa la speranza di un vero cambiamento ha riempito i cuori di oltre un milione e mezzo di palestinesi”

    In verità quella notizia aveva riempito di speranza a centinaia di milioni di persone…e non solo ai palestinesi.

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